Illimitato

da Dili, Timor Est      Glielo avevano messo lì, a pranzo, servito su un piatto d’argento questo omone idropico, gonfio di liquidi. Usavano un povero malato, nel giorno del Signore, per provocare Gesù. Non c’era bisogno di nessuna provocazione, ma solo di un po’ di cuore e di tanta logica: Chi di voi, se un figlio gli cade nel pozzo, non lo tira fuori di sabato? La religione può magari chiedere eroismi, ma mai può essere contro la ragione. Il cervello umano, non dimentichiamolo, è una delle più belle creature di Dio. Come si potrebbe, di sabato, pranzare tranquillamente in faccia a un malato ritenendo che Dio non permetta di guarirlo? Gesù, è bellissimo il tuo gesto di prenderlo per mano, guarirlo e congedarlo. Mandarlo via da quella casa dove era stato invitato solo come esca. Un’esca tanto grande quanto inutile, perché avrebbero dovuto già saperlo che Dio guarisce sempre e non vieta mai la compassione. Eppure è tanto comodo costruire dei limiti alla misericordia, trasformare l’amore in lavoro, dare orari anche a Dio così che, se Lui è il ferie, possiamo anche noi chiudere gli occhi di fronte ai bisogni altrui. Ma l’infinito, logicamente, non può essere limitato.

Lc 14,1-6   Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa.
Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.
Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole.

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