
da Dili, Timor Est Da dove verrà questo bisogno di primeggiare? Forse dalla legge della natura e della sua selezione spietata. Fatto sta che non guariremo mai dal bisogno di cercare il primo posto, di ricevere onori e attenzioni. Siamo in costante competizione dal primo istante di vita. Abbiamo paura di valer di meno, di restare indietro. Se fossimo certi di avere un nostro valore personale, non saremmo in gara con colleghi, amici e persino familiari o fratelli di fede, in un costante feroce confronto. La fame, la fame ci rende disposti a scavalcare chiunque. Fame di ricevere un po’ d’attenzione. Se sapessimo con quanta cura è preparato il nostro posto nel mondo, attimo per attimo, smetteremmo di controllare gli altri, di temere che ce lo rubino semplicemente perché non possono farlo. Ognuno ha il suo percorso da compiere, le sue tappe, la sua strada su questa terra. Del resto, dicono che umiltà venga da humus, terra. Umile è chi percorre il proprio cammino, passo dopo passo, sulla strada dove Dio l’ha messo. Senza avversari da superare. Strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite i malati, sanate i lebbrosi, risuscitate i morti, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Lc 14,7-11 Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cédigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».