Nardo e ulivi

Inizia la settimana santa con due pagine e due immagini. L’ingresso di Gesù a Gerusalemme, con gente che strappa rami d’ulivo e palme e li agita in festa al passaggio di Gesù. In rito ambrosiano si legge di Maria, Marta e Lazzaro a cena con Gesù. E Maria che versa trecento grammi di profumo di nardo sui piedi di Gesù. Rami strappati e profumo versato. Due immagini di spreco. Uno spreco santo, come quello della giovane vita di Gesù che sta per essere offerta. Uno spreco solo apparente, uno spreco che in realtà è un dono prezioso.

Giocoforza

Cosa vuol dire che Gesù doveva morire per riunire tutti i figli di Dio? Che significa doveva? Forse Dio desiderava la sua morte per poterci tutti perdonare. Ma come potrebbe un Dio così essere chiamato Amore? Affermare che Gesù doveva morire non significa che la volontà di Dio fosse questa. Semmai significa il contrario, cioè che altre forze gli avrebbero fatto pagare con la vita il suo sforzo di riunire in una sola umanità i figli di Dio dispersi. Il messaggio di Gesù portava all’unità degli uomini tra loro e con Dio. Andava direttamente contro il Divisore. Andava contro le logiche del mondo e del potere che ci dividono in ricchi e poveri, buoni e cattivi, uomini e donne. Era giocoforza che avrebbe pagato caro. Era giocoforza che non l’avrebbe scampata. Ecco come va tradotto ἔδει ἀποθανεῖν : era giocoforza che morisse, andava messa in conto la morte. Gesù sapeva di dover morire, perché sapeva bene che si era cacciato tra le gambe del diavolo, il Divisore dell’umanità, per farlo cadere. La sua reazione sarebbe stata feroce e senza limiti.

Gb 11,45-56  molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione».
Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.
Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».

Diffondere

È vero, Giovanni Battista non aveva compiuto nessun segno miracoloso. Chi gli aveva creduto l’aveva fatto sulla parola. Parola confermata dalle opere di Gesù: tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero! Se il Battista non avesse spinto le folle da Gesù, molti non l’avrebbero mai seguito. Se Gesù non fosse stato ciò che il Battista diceva, l’avrebbe smentito. Siamo vicendevolmente responsabili. Giovanni non si tenne Gesù tutto per sé ma ne parlò con forte convinzione a tutti. Gesù, da parte sua, rispose alle aspettative. Noi non ci accontentiamo di esser bravi da soli, di fare buone letture ed ascoltare bravi predicatori. Noi ci sentiamo in dovere di diffondere e far conoscere ad altri ciò che fa bene a noi. Siamo ad un tempo evangelizzati ed evangelizzatori, discepoli ed apostoli, ascoltatori e predicatori. Siamo responsabili di diffondere ciò che riceviamo.

Gv 10,31-42    Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.

Non lo conoscete

Gesù era felice di vivere su questa terra tra noi. Ne era felice, ma di certo era faticoso. Anche incarnato in un corpo, riusciva a mantenere un’unità perfetta e costante con Dio Padre. Ma non poterla comunicare era il suo dramma. Essere uno con l’amore di Dio e non essere creduto. Essere amato da Dio e sentirsi circondato da persone che di Dio avevano paura e che in nome di Dio condannavano. Conoscere Dio e volerlo far conoscere a tutti eppure non essere creduto, questo lo faceva soffrire. Io conosco Dio, voi non lo conoscete ma dite “è nostro Dio”.

Gv 8,51-59    Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Mai stati schiavi?

Faccio quello che voglio e dico quello che mi pare! Questo è lo slogan di molti, forse di tutti noi. In verità non ci sentiamo mai liberi del tutto, quella libertà interiore che non ci rende schiavi di nessuno. Gesù parla di una verità che fa liberi. Afferma poi di non essere venuto da se stesso, ma Dio lo ha mandato. Ecco la verità che dobbiamo conoscere, la verità che rende liberi. Riuscire a capire se ciò che facciamo è su mandato di Dio o nostro. Ecco la verità da indagare. Anche la più nobile impresa, il più grande sacrificio, l’opera più umanitaria, possono essere fatte perseguendo un intento personale. Nulla di male, ma certo saranno imprese faticose, ardue, strappate alla vita coi denti a suon di sacrifici e notti insonni. Altra cosa è la serena libertà interiore che prova chi parte ma perché è mandato, chi lotta ma per una causa ispirata, chi aiuta ma chi gli è indicato. Forse nessuno di noi giungerà mai alla libertà di Gesù. Una libertà assoluta perché sapeva assolutamente di non agire in nome proprio. Possiamo però cercare di avvicinarci a questa libertà di coscienza, rimanendo nella sua parola. Per distaccarci dalla nostra.

Gv 8,31-42  Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».

Inviati

Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo. Ecco da dove viene la serenità di Gesù, dove si fonda la sua fiducia. Nella sua coscienza trovava Dio Padre e lo ascoltava, tanto da affermare: non faccio nulla da me stesso, faccio sempre le cose che gli sono gradite. Da parte sua il Padre non lo lasciava solo. Lo mandava eppure non lo lasciava solo cioè andava con lui. E qui sta tutta la differenza tra Dio e gli uomini. Quante persone sono state mandate ma poi lasciate sole! Mandate in guerra o in missione, in gita con l’oratorio o sulla luna, poco importa. Chi ha autorità di inviare qualcuno, ha pure il dovere di non farlo sentire solo. Diversamente cederà. La differenza infatti non la fa tanto la difficoltà della missione quanto il sentire o meno di non essere dimenticati.

Gv 8,21-30     Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?».
E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati».
Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre.
Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

Ha tempo per te

Forse anche noi avremmo risposto a Gesù come risposero i farisei. Impossibile capirlo, a meno di fare un salto di livello ed entrare nel suo mondo e nel suo modo di parlare. Però resta la bellezza di vedere un Gesù così libero e sereno. A lui bastava sapere d’essere in unità perfetta con Dio Padre suo. Riusciva in ogni istante ad essere in contatto con la parte profonda della sua anima, dove abita Dio, dove siamo una cosa sola con lui. Per questo, visto dal di fuori, aveva quell’aria un po’ strana, di uno che non si sa da dove venga e che non si cura dell’opinione altrui. In effetti, ad essere certi che Dio è d’accordo al cento per cento con ciò che stiamo facendo, perché cercare ad ogni costo l’approvazione altrui? Passiamo il tempo a elemosinare consensi e dimentichiamo che l’unico consenso da cercare è quello di Dio. E non c’è altra via che ascoltarlo e accordarci noi con ciò che ci chiede. Forse non è poi così difficile ricevere segni e messaggi da Lui. A volte è immotivata gioia, altre volte sono parole che altre persone ci donano, inconsapevoli d’essere messaggeri divini. Se chiedi allo Spirito di illuminarti, non ti farà attendere a lungo. Del resto poi, di questi tempi, chi glielo chiede? Ha tempo per te, non aspetterai a lungo.

Gv 8,-20  Gesù parlò [ai farisei] e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».
Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me».
Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».
Gesù pronunziò queste parole nel luogo del tesoro, mentre insegnava nel tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora venuta la sua ora.

Le pietre

Che sia la malattia o la Legge, una lapide o una lapidazione, c’è sempre una pietra pronta a chiuderci fuori dal mondo dei vivi. Oggi la liturgia ci presenta la giovane donna, destinata alla morte per adulterio e, in rito ambrosiano, Lazzaro morto di malattia. E Gesù sempre a comandare alle pietre. Togliete la pietra dal sepolcro! Chi non ha peccato scagli la pietra contro di lei. Gesù è la pietra d’angolo della nuova umanità, fatta di chi salva la vita e non condanna mai. Fatta di chi chiama i morti fuori dalla tomba della solitudine e del giudizio.

Gv 8,1-11   Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Dove vai

Sappiamo bene che Gesù nacque a Betlemme dalla stirpe di Davide. Le parole di questi farisei ci fanno dunque sorridere. Credevano infatti che fosse galileo di nascita. Del resto madre Teresa di Calcutta non è di Calcutta ma kosovara e  Sant’Antonio da Padova è di Lisbona. Insomma, non solo nessuno sceglie dove nascere, come dicevamo ieri, ma spesso gli altri ignorano le nostre origini esatte. Converrà lasciar perdere da dove veniamo. Meglio pensare dove andiamo e dove ci portano gli altri. Seguimi, diceva sempre Gesù. Non mi importa da dove vieni, ma dove vai. Seguimi.

Gv 7,40-53    all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: “Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo”?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.
Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».
Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.

Scelta tua?

Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Ma anche no, perché non sono venuto da me stesso e voi non conoscete chi mi ha mandato, dice Gesù. Vale anche per noi, a cui han fatto credere che siamo artefici delle nostre scelte e delle nostre idee. Sarà vero ma chissà, forse non così come crediamo. Cosa abbiamo scelto noi davvero? Forse di nascere, forse l’aspetto fisico, i genitori, la nazionalità? Se la smettessimo di crederci autori di tutto ciò che siamo, smetteremmo di giudicare gli altri come fossero responsabili di tutto ciò che sono. “Si sa che voi zingari vendete i bambini”, disse un giudice di Milano ad una imputata. “Non l’ho scelto io di nascere zingara! – gli urlò la donna – non l’ho scelto io ma Dio! Non può impuntarmi d’essere zingara. Indaghi sui fatti, non sulla mia origine. Crede che sia felice d’esser nata in una roulotte? Vorrebbe essere al mio posto?”. Ma il giudice, convinto d’aver scelto d’esser nato a Milano da padre magistrato, dall’alto dei suoi meriti le diede una ventina d’anni.

Ricordati di diffondere la Locanda della Parola

Gv 7     Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.