
Lo dico a tutti: vegliate! “Veglia la sposa che attende lo sposo, la madre che attende il figlio lontano, la sentinella che scruta nel cuore della notte; veglia l’infermiere accanto al malato, il monaco nella preghiera notturna; vegliano gli uomini e le donne che sono pronti a raccogliere i segnali di aiuto dei loro amici nel pericolo, dei loro fratelli nel dolore, del loro prossimo nella difficoltà. Vigilare è la capacità di ritornare a prendersi il tempo necessario per aver cura della qualità non puramente clinica e commerciale della vita. Il tempo per imparare a riconoscere il significato delle nostre emozioni, impulsi e tensioni per non rimuoverle troppo in fretta. (Carlo Maria Martini)
Buon Avvento! Mc 13 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mc+13%2C33-37&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
Testo completo Martini, Sto alla porta http://www.atma-o-jibon.org/italiano8/martini_letterepastorali11.htm


Con tutto il rispetto. Se siete eroi per questo, lo siamo anche noi. Di gente che lascia subito tutto e tutti per andare dietro a qualcosa o qualcuno di meglio è pieno il mondo. Chi lascia la moglie e chi l’Italia, chi molla il lavoro e chi cambia telefono. E tutti, pure voi, tutti cambiano per andare a star meglio. Dunque cosa aveva lui per portarvi a questa decisione? Cosa aggiungeva alla vostra vita?
Se giunto a sera ancora ci crederai, vorrà dire che non avrai vissuto sulle difensive. Non sarai andato in giro col dito sul grilletto e la sicura abbassata, pronto a vincere ad ogni costo. Solo armato di parola e sapienza, concentrato nel ‘qui e ora’, avrai perseverato attimo per attimo. E anche questa giornata sarà salvata.

Dicono che i romani ci rimasero proprio male quando, violato il Tempio di Gerusalemme e forzata l’arca dell’Alleanza, non vi trovarono altro che qualche rotolo di pergamena con i Comandamenti. Così i magi, dopo anni di ricerca per incontrare il re dei re, non videro che un bambino in una mangiatoia. E noi, se fossimo ricevuti dal re dell’universo, non troveremmo che un malato, uno straniero, un detenuto o un affamato. Questa però è una gran fortuna perché, se le cose stanno davvero così, per incontrare sua maestà ci basta scendere in strada.
Mi disse che non si riteneva vittima di un errore giudiziario. La rapina per cui si trovava in carcere non l’aveva mai compiuta, ma quella realmente commessa non la stava pagando, era rimasta un caso irrisolto. I conti dunque gli tornavano precisi. Invidiai la sua lealtà, come invidio quella di Antioco, che vede nelle sue sconfitte un ritorno del male compiuto. A volte invece il male che facciamo è così lontano e così banale che non lo ricordiamo neppure. Per questo, quando ci torna indietro, non lo riconosciamo e ci aggiriamo con la faccia da vittime.
Pare che sia stato così fesso da dirlo in treno al telefono, udito da tutti, quel vescovo che si augurava la morte di papa Francesco. Ma quanti come lui hanno pensato la stessa cosa? Tutti quelli che non sopportano che il popolo penda dalle sue labbra. Sopportano ancor meno quel che dice e cioè di non fare della casa di Dio un covo di ladri. Forza dunque, che la storia si ripete! C’è chi vive nella trasparenza di Gesù.