Amerai il Signore tuo Dio e amerai il tuo prossimo come te stesso. Siamo tutti uno, siamo profondamente interconnessi. Non è possibile amare l’altro se nutriamo rancore verso noi stessi, perché l’altro abita in noi e noi in lui e Dio in tutti e tutto in Dio. Non è possibile amare il cielo con in cuore il disprezzo per ciò che è della terra, perché in ogni atomo di questo pianeta abita il suo Creatore.
Assenso necessario
Dato che gli invitati alla festa del principe l’avevano snobbata, i servi radunano tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala si riempì. Tutti possono raggiungere la dimensione spirituale che chiamiamo regno dei cieli. Con cattiveria o bontà, con difetti o pregi, tutti sono invitati e tutti saranno guariti dalla gioia della festa. Chi verrà escluso e buttato fuori? Chi non ha l’abito nuziale, cioè chi non si lascia coinvolgere. Non la tua perfezione ma il tuo assenso è necessario perché la luce dei cieli ti avvolga.
Come noi!
Visto che gli operai assunti a fine giornata ricevevano tanto quanto loro, quelli che avevano lavorato tutto il giorno pensarono che avrebbero ricevuto di più. Poi, quando si lamentarono col padrone, dissero: “li hai trattati come noi”. Avrebbero cioè voluto che gli altri prendessero di meno. Sottile ma forte differenza. Desiderare la fortuna altrui è già invidia, ma godere dell’altrui disgrazia è ancora di più. Forse l’unico modo per non ridursi così è gettare la bilancia, fidarsi del padrone e imparare a ringraziare. L’invidia è madre degli ingrati, mentre ‘gratitudine’, nel greco dei vangeli, si dice ‘eucarestia’.

Possibile
Queste parole le aveva imparate da sua madre e lei, a sua volta, da un angelo. Lui, nel corso degli anni, ne aveva sperimentato la potenza e la verità. La sua fede era così cresciuta, fino a consentirgli di scoprire la sua stessa identità, fino a renderlo cosciente di essere Cristo. Quelle parole le ripeteva ai suoi, ogni volta che li vedeva sconfortati o scoraggiati davanti all’impossibile impresa della vita. Essi le trascrissero nei vangeli, perché ce le potessimo ripetere rafforzando la nostra fede. Quel giorno, ma anche ora, Gesù li guardò e disse: “A Dio tutto è possibile”.

Come chi ha scelto
Sente che la sua vita va svuotandosi, perdendo energia e slancio. Avverte d’invecchiare dentro e cerca qualcosa che gli ridia la luce di prima. D’altra parte non la trova più in quel lungo elenco di precetti religiosi e opere buone che l’hanno guidato sin qui. Cerca la vita, ma non sa come vivere. Questo giovane incarna entrambe le condizioni di cui parlavamo ieri e, non a caso, si sente attratto da Gesù e dall’energia di Vita autentica che da lui emana: “Maestro, cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?”. “Quello che possiedi dallo ai poveri, poi seguimi”. Seguimi nei miei ragionamenti, nel mio stile di vita, seguimi quando credo all’amore, al perdono immeritato, seguimi quando ho fede nel Padre. Il Vangelo dice che il giovane se ne va triste perché ha molte ricchezze e forse anche perché le parole di Gesù d’improvviso gli aprono gli occhi e ‘vede’. Vede e capisce il perché di quel senso di vuoto, vede quanto e per quanto è stato distante dalla Luce. Se ne va triste, attraversa le sue crisi, e un giorno, chissà, tornerà vivo come chi ha scelto.

In terra
Come sarebbe Cristo senza corpo? La sua forza se ne andrebbe in giro disincarnata, sparsa in mille belle idee religiose. Ma Cristo ha il corpo di Gesù, la sua carne e il suo sangue. E come sarebbe Gesù senza Cristo in lui? Polvere non risorta, storia nobile ma passata. Dunque un Cristo senza corpo o un corpo senza Cristo. Lo stesso può essere di noi. Possiamo scivolare in una religiosità staccata da terra ed incorporea, fatta solo di precetti e scrupoli. Oppure, rifiutando una religione così bassa, possiamo reagire cadendo in una vita minore, senza dentro l’energia dell’Amore eterno, l’energia cristica. L’affermazione di Gesù ci salva da entrambi gli estremi: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me ed io in lui”. Si tratta di unire in noi cielo e terra, materia e Spirito. In noi può scorrere la forza di Cristo oggi, se non facciamo di lui un concetto ma gli lasciamo fare Comunione con la nostra carne e il nostro sangue. Così Cristo si incarna nuovamente ad ogni nostro passo su questa terra.
A Maria assunta in cielo
Solo se liberi
“Se questa è la situazione, non conviene sposarsi”, dicono i discepoli dopo aver ascoltato Gesù che parlava del matrimonio. Lui incalza e coglie l’occasione per parlare appunto di chi invece non si sposa e delle cause di tale vita da eunuco. Il matrimonio non si può imporre a nessuno così come a nessuno si può vietare. Eppure, accanto a persone ahimè impedite nel fisico sin dal grembo della madre, ve ne sono molte rese tali dagli uomini, dice Gesù. Violenze e castrazioni fisiche sono nulla a confronto di quelle psicologiche. Pressioni di famiglia, moralismi puritani, ‘obblighi di celibato’ delle istituzioni religiose, tutto può contribuire ad escludere dall’amore matrimoniale persone che ne sarebbero adatte. Tutt’altro caso è invece quello di chi per il regno dei cieli sceglie da sé di non sposarsi. Il voto è una scelta libera e personale, mai imposta, e compiuta per il regno dei cieli. Sia chiaro: non per poter entrare nel regno dei cieli a differenza di chi, sposandosi, ne ha minori probabilità… Ma compiuta perché, per quella singola persona, il regno dei cieli verrà trovato più facilmente in una vita non matrimoniale. Chi può capire, capisca.

Sempre
“Pietro, non ti dico di perdonare fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette”. Perdonare sempre, perché non si può perdonare ‘un po’ ‘. E’ strano ma, ogni volta che cambia il tempo, le vecchie fratture si fanno sentire e le ossa gemono. Così è del male che l’altro ti ha fatto: tornerà sempre, di tanto in tanto, a mordere. Dunque tu sempre perdonerai. Il perdono non è un episodio ma uno stato permanente. Io vivo in stato di perdono costante verso te che mi hai ferito. Il perdono non è qualcosa che si fa ma che si è. E poi chissà, forse senza accorgercene nemmeno, un giorno passeremo oltre. Oltre il perdono che segue al giudizio, perché nemmeno più giudicheremo. Quando saremo occupati solo ad amare, lasciando a Dio il compito di bonificare la nostra umanità.
Mt 18, 21-19,1 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mt+18%2C+21-19%2C1&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Intese celesti
Tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo. Queste parole Gesù le aveva rivolte a Pietro, ora le ripete a tutti i discepoli, a noi. C’è dunque un legame diretto, costante e permanente tra terra e cielo, tra la dimensione della materia e quella invisibile dello spirito. Non vi è stretta di mano, non vi è sorriso o abbraccio che non coinvolga il cielo e chi lo abita. Non vi è schiaffo, sputo o ferita che non ferisca gli angeli e le anime dei cieli. Siamo tutti uno, siamo tutti connessi. Per questo è possibile mantenere forti legàmi con chi è già passato di là. Per questo è possibile portare a maturazione quei legàmi rimasti acerbi o difficili e interrotti bruscamente dalla morte del corpo. Può capitare, nella preghiera, di dialogare fortemente e di avvertire assai vicina una persona con cui, quando era in terra, non abbiamo avuto forti intese. Tutto è possibile in Dio!




