Insistere?

La vedova della parabola insiste col giudice perché risolva la sua causa in tempi decenti. Gesù insiste sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai. Insomma, pare che nulla sia cambiato, né nella giustizia né nella preghiera. In altre pagine di Vangelo Gesù mette in guardia dal pregare con fiumi di parole rivolte a un Dio Padre che sa già di cosa avete bisogno. Ma allora si deve pregare sempre o ogni tanto?… Sempre sì, dato che anche Gesù pregava e pure molto. Ma si tratta di far scendere la preghiera dalla bocca al cuore, si tratta di farla salire dall’abitudine distratta al cervello che pensa. Si tratta di passare dalla religione alla fede. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?

Lc 18, 1-8

??????????foto: Incisione sul muro di una cella, priva di finestre, riservata ai sacerdoti condannati durante il regime comunista in Albania.

Buio interno

Come ieri ma di segno opposto. Dove Signore? Dove accadrà che uno sarà preso e l’altro lasciato, dove accadrà che chi cercherà di salvare la propria vita la perderà? Vogliamo sapere dove si trova questo luogo così pericoloso per poterlo evitare, per capire chi farà una così brutta fine. Ma gli avvoltoi non uccidono, non serve fuggirli. Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno gli avvoltoi. È dentro di te che devi allontanare ciò che ti avvelena e spegne la vita. Non serve fuggire da ciò che ti porti dentro.

Lc 17, 26-37

???????????????????????????????

 

Luce interna

Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi! La presenza e l’azione di Dio nella nostra vita sono già una realtà. Non si tratta quindi di stare col naso all’insù aspettando che caschi dal cielo una grazia, ma semmai di scendere in noi stessi. Nella nostra interiorità, in mezzo a noi, è la luce. Aumentandone l’intensità rischiareremo il cammino nostro e degli altri.

Accorgersi

Uno dei dieci lebbrosi guariti tornò indietro lodando Dio a gran voce. Ma Gesù osservò: “Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono?”. Ieri un invito a non agire per esser ringraziati. Oggi un invito a ringraziare Dio del bene che si riceve da Lui e dagli altri. E’ scritto che quel lebbroso vedendosi guarito ringraziò. Chissà, forse gli altri nove non si erano ancora accorti della guarigione? Così radicati e convinti della loro condizione, magari stavano ancora camminando storti, bendati, gridando “impuro! impuro!” e invece erano tornati dei bei ragazzi.

Lc 17, 11-19

Liberamente servo

Ci sarà forse gratitudine verso il servo che ha eseguito gli ordini ricevuti? Certamente no. E quale servo è così ottuso da aspettarsi un grazie? Quello che non ha ancora capito d’esser servo e non libero. E cosa accadrà al libero che compie del bene aspettandosi un grazie? Gli accadrà di restar schiavo del grazie finchè non arriva. Quale allora il modo migliore per rimanere liberi? Amare per amore, senza alcuna aspettativa di gratitudine e ricambio.

Lc 17, 7-10

wpid-img_20141107_152417.jpg

Tornado

 Se tuo fratello commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo “Sono pentito”, tu gli perdonerai. Udendo tali cose gli apostoli dissero a Gesù: “Aumenta la nostra fede!”. Eh sì, perché per perdonare, per amare, per credere, per non mandare tutto all’aria e tutti a quel paese, ci vuole una fede da giganti, da santi, oltre ogni umana misura. Eppure la risposta di Gesù non conferma questo. Ci dice: Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti in mare”, ed esso vi obbedirebbe. In altre parole: una quantità minuscola di fede può avere l’effetto dirompente di una tromba d’aria, un tornado che sradica alberi e li getta lontano in mare. Potremmo concludere allora che non abbiamo nemmeno una fede grande come un seme di un millimetro? Può essere. Però se abbiamo avuto la forza di leggere queste poche righe sul Vangelo, un millimetro di fede e di amore per Gesù l’abbiamo! Si tratta di credere nella forza della nostra stessa fede, senza  misurarla.

Lc 17, 1-6

untitled

Re del tempio o dell’Universo?

Può avere senso festeggiare con solennità la dedicazione della basilica più importante di Roma? Forse viene anche a noi una certa allergia per gli ori dei templi e, come Gesù nel Vangelo di oggi, vorremmo scacciare tutti e gridare con lui “Non fate della casa del Padre mio un mercato!”. Gesù quel giorno affermò anche distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere. Ma parlava del tempio del suo corpo. Ecco: il corpo è un tempio, con tutto quanto ne consegue. Il tempio non è un dio, ma nemmeno è merce. E come per noi è indispensabile avere un tempio-corpo di carne in cui abitare, così è bello che ci sia un tempio-casa utile per pregare meglio. E come tutti gli elementi del cosmo, dall’acqua alla polvere stellare residuo del big-bang, vengono a comporre il corpo umano, così è bello che pietre e legni e colori e luci e suoni e profumi e fiori vengano a comporre la casa-tempio della preghiera cristiana. Tutto ciò slegato dall’idea di sacralità magica dei muri: sacra semmai è la preghiera che vi si fa, sacra è la gente che vi prega, sacra è l’Eucarestia. Tant’è vero che si può pregare ovunque, perché in qualunque luogo dell’Universo è presente il Re Signore e il suo Spirito.

Gv 2, 13-22 Dedicazione della Basilica lateranense (rito romano), Gesù Cristo Re dell’Universo (rito ambrosiano)

wpid-img_20141107_152244.jpg

 

 

Fatevi amici

C’è chi, senza farsi troppi scrupoli, compra un povero per un paio di sandali o l’America per una bottiglia di whisky… C’è chi conquista con una caramella la fiducia ingenua di un bimbo o con un complimento studiato l’affetto di una ragazza che si sente sola. C’è chi fa questo ed altro e se ne vanta pure: davanti a Dio è cosa abominevole. C’è chi fa lo stesso ma per amore, senza altro aspettarsi in cambio. Con un bicchiere d’acqua, un sorriso, una carezza, una mezzora di pazienza, si conquista l’amore di un povero, di un vecchio o di un amico. Essi gli saranno riconoscenti a vita e perfino dall’aldilà, dalle dimore eterne, continueranno a mantenere vivo il legame e ad offrire il loro amore.

Lc 16, 9-15

Glasnost?

“Glasnost”, trasparenza, martellavano i dirigenti sovietici – proprio loro! – nell’ultimo tentativo di salvare la situazione. Rendi conto! intima il padrone all’amministratore disonesto prima di licenziarlo per la sua eccessiva disinvoltura nei conti. Peccato però che, nel giro di poco, già si ritrovi ad elogiare la stessa scaltrezza per cui l’aveva licenziato. Riaffiora ciò di cui lui stesso vive. I figli di questo mondo, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Grazie a Dio!

Lc 16, 1-8

wpid-img_20141107_152600.jpg

Lasci?

Dietro quel “ne perde una” ci sono infinite cause possibili. Che sia una pecora o una moneta, un amore o un amico, la fede o la voglia di lavorare, potrebbero essersi perse per colpa nostra o loro, per caso o per prepotenza altrui. Forse è impossibile e di certo inutile processare il pastore o la pecora, la donna o la sua moneta. Quel che conta è la decisione che si prende dopo aver constatato la perdita. Chi di voi lascia e va a cercare? Chi invece dirà “lascia perdere”?

Lc 15, 1-10

DSCF1541