Amori

Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Queste parole di Gesù, lette da sole e non all’interno di tutto il Vangelo, potrebbero portare (e certamente nei secoli hanno portato) a creare una scaletta di importanza, una gerarchia  che stabilisca chi viene prima e chi viene dopo. Si potrebbe giungere, nel nome di Gesù, a non amare le persone a noi più care, alle quali dobbiamo o abbiamo promesso amore. Ma proprio il Vangelo ci insegna a mettere al primo posto gli altri! Forse oggi Gesù semplicemente ci ricorda che anche gli amori più naturali, quelli della famiglia, vanno vissuti davanti a Lui. Non ci chiede di rinunciare agli amori della vita, ma di non rinunciare a Lui a causa di questi.

Lc 14, 25-33

???????????????????????????????

L’invito resta valido

Nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena. Sembrerebbe una minaccia o perlomeno una decisione vendicativa: dato che nessuno sembra apprezzare l’invito, lo annullo. Potrebbe essere invece una semplice constatazione: inutile aspettarsi che gli invitati arrivino, tuttavia continuiamo la festa. Trasformiamo il fallimento in un’occasione. Rivolgiamo l’invito ad altri, finché la casa si riempia.

Lc 14, 15-24

Ricambi?

Non invitare perché ti ricambino. Invita coloro che non hanno da ricambiarti. Fa’ così in tutto, non pensare al vantaggio che potresti avere da un gesto d’amore. Ama senza aspettarti nulla in cambio. E non dare per scontato che sia così… Non è per nulla facile!

Lc 14, 12-14

Defunti

Continua la festa di ieri. La festa di chi non scantona la sofferenza della morte ma guarda in faccia la realtà. E la realtà è la vita. La vita che continua oltre la morte. La vita che ci consente di dialogare pregando con chi ci ha amato sulla terra. Tutto ciò che legherete sulla terra sarà legato nei cieli. I legàmi di amore terreni restano vivi. Non è necessario contattare medium o stregoni. E’ nel dialogo personale, è nella preghiera, che incontriamo gli amati che sapranno trovare il modo di risponderci, di farci capire che non ci hanno lasciato.

 

Tutti i santi

Vi siete accostati agli spiriti dei giusti portati alla perfezione. Nella liturgia delle ore di questa festa, incontriamo queste bellissime parole. Ecco cosa significa parlare a un santo nella preghiera, parlare ad una persona che magari abbiamo conosciuto, che ci ha amato in terra e che ci ama in Cielo. Persone forse non “ufficialmente” sante, ma che sono vive, dialogano con noi e che ora sono portate alla perfezione, cioè completamente liberate dalle zavorre del male o dei guai della vita. Persone che si uniscono alla nostra preghiera e ci guidano.

Eb 12, 22-24

???????????????????????????????

Acqua

E’ lecito o no guarire di sabato? Alcune domande, così semplici e così dirette, smascherano la stupidità della questione che le ha poste. Di sabato è vietato lavorare ma curare, soccorrere, amare sono “lavori”? Se vostro figlio o il vostro bue cade nel pozzo di sabato, non lo tirerete subito fuori? Che fare dunque con questo uomo idropico, che da anni “annega” nella sua ritenzione idrica? I farisei e i dottori della Legge tacquero e non sapevano cosa rispondere. E Gesù lo guarì. Ma perché non sapevano cosa rispondere? Perché non presero la parola? Facevano acqua le loro teorie… Quanto sarebbe costato alla loro posizione dar ragione al Maestro?

Lc 14, 1-6

???????????????????????????????

Volpe

Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere, dicono alcuni farisei a Gesù. Consiglio da amico? E’ lecito dubitarne, dato che molte volte loro stessi avevano cercato il modo di eliminarlo. Far leva sulle paure è comunque sempre un buon metodo… Questo Erode non era lo stesso che tentò di uccidere Gesù da bambino, provocando la “strage degli innocenti” a Betlemme. Tuttavia possiamo star certi che, al solo sentire questo nome, un brivido percorreva la schiena del Maestro. Chissà quanti ricordi inconsci legati ai suoi primissimi giorni e anni di vita, profugo e rifugiato in Egitto. Ma guarda in faccia le sue paure e le vince, il Maestro. Andate a dire a quella volpe che andrò per la mia strada, contribuirà alla mia morte a Gerusalemme. Non si disturbi a farmi pedinare, non fuggirò.

Lc 13, 31-35

Salvi

Signore, sono pochi quelli che si salvano? La domanda suggerisce la risposta e la risposta suggerita svela la convinzione di chi pone la questione. Non sappiamo chi sia questo tale. Sappiamo di certo che era convinto che fossero pochi a farcela a salvarsi. Ma lui tra chi si poneva? Tra i pochi salvi o tra i molti persi? E poi che intendeva con salvarsi? E Gesù?

Lc 13, 22-30

Santi Simone e Giuda

Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti. Fanno sempre molta impressione queste parole, questa “foto” in cui si vede Gesù sommerso da una folla di persone di ogni tipo, tutte con le mani tese verso di lui per toccarlo. Come se da una finestra gettassero banconote e tutti andassero sotto per prenderne una, incuranti di chi sia il matto che le butta. Un bancomat impazzito che sputa denaro. Questa forza esce da Gesù comunque, come un rubinetto aperto. Chi vuole si disseta. Pare che nemmeno Gesù abbia potere di regolare il flusso di energia che esce da lui né di decidere chi ne possa restare guarito. Semplicemente usciva una forza che sanava tutti. Tutti quelli che lo toccavano.

Lc 6, 12-19

DSCF2512

Liberata

Donna, sei liberata dalla tua malattia. Parole di un uomo vero. Un uomo che non può restare a guardare una povera donna incurvata sotto il peso della sua sofferenza. A parlare e agire così è un uomo vero, un Dio vero: Gesù. Altro che sfregiare con l’acido nel nome di un dio le ragazze che non portano il velo. Altro che accoltellare la fidanzata che sceglie di liberarsi dal tuo maschilismo. Altro che dichiarare l’importanza delle donne e poi lasciarle a pulire le sacrestie. Vogliamo uomini come Gesù, che si sdegna con questi che danno la precedenza al proprio bue o all’asino (o sport o auto o bar…) e non si domandano se sia il caso di liberare questa donna, prigioniera dei suoi mali da ben diciotto anni.

Lc 13, 10-17