Non vi terrorizzate. Un banale “mantenete la calma” mentre tutto affonda? Le paure ci sono e meno male: sono una difesa. Ma non devono dominarci e divenire la nota di fondo, il criterio profondo con cui scegliamo.
Lc 21, 5-11
E’ inutile, non riusciamo a separare l’idea di re da quella di potere, comando, giudizio. Non ci sorprende dunque che il Vangelo scelto per questa festa sia quello comunemente chiamato “il giudizio universale”, una sorta di maxi processo che ci sarà alla fine dei tempi e che vedrà Gesù-Re seduto sul trono di giudice. Inutile dire che questa di Gesù è una sorta di parabola apocalittica, di trasposizione temporale di ciò che avviene in realtà fuori dal tempo e quindi alla radice di ogni istante di vita. Un testo di Vangelo incredibilmente bello ma, per questa festa, forse fuorviante: Gesù Cristo Re dell’Universo significa solo che Gesù giudicherà tutto e tutti? Se fosse invece la festa della contemplazione dell’amore cosmico di Cristo? Questo Gesù uomo-Dio in costante connessione con tutte le creature, da quelle del regno minerale a quelle dei regni angelici. L’energia che si sprigionava dal suo cuore, dal suo io profondo, era tale che lo manteneva in dialogo totale e costante con il cosmo intero. Gli atomi e le stelle, gli insetti e le persone, i vivi e i morti, tutto era in connessione con Gesù di Nazaret nel quale abitava la forza del Cristo. Allora leggiamoci le pagine più “cosmiche” dei Vangeli! Gesù che cammina sull’acqua del lago o che parla e sgrida il vento e la burrasca. Gesù che ordina ai batteri delle malattie di regredire o al cuore dei morti di riprendere il battito. Gesù che allontana gli spiriti dannosi o che dialoga con Elia e Mosè. Tempeste di sabbia che oscurano il cielo mentre Gesù agonizza sulla croce o la terra che si scuote in terremoto appena muore. E noi? Voi farete cose più grandi di queste, dice Gesù. Ma ci crediamo? La nostra è una preghiera così profonda da essere in connessione con le creature? Siamo signori del creato con Cristo: il creato è specchio delle nostre anime. Se siamo caotici, disconnessi e autocentrati, come potremo lamentarci dei capricci del clima e della follia delle creature? Perché mai il creato dovrebbe essere migliore di noi che siamo le creature più divine?
Mt 25, 31-46
Alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – pongono a Gesù un caso complicato per il gusto di argomentare. Per non entrare in dialogo con chi la pensa diversamente, buttano in ridicolo persino il matrimonio. La casistica: l’arma vigliacca di chi teme il confronto, di chi non vuole mettersi in discussione. Spingere al caso estremo per poterti mettere con le spalle al muro. Amore omosessuale? E controbatto parlando dell’eventuale adozione di bambini. Preti sposati? E ti domando che succederebbe se divorziassero. Accoglienza degli stranieri? E ti ricordo che uno di loro ha violentato una ragazza bianca. Così si fa morire il discorso, non si arriva a nulla. Dio dialoga e ascolta. Dio non è dei morti, ma dei viventi!
Lc 20, 27-40
Qualcuno disse a Gesù: “Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti” . Ed egli rispondendo disse: “Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre”. E a tutti noi si stringe il cuore pensando a Maria, povera donna messa un po’ in disparte da questo figlio che pare più un severo rettore di seminario che il Re dell’Amore e dell’affetto. E se fosse stata lei a crescerlo così, a insegnargli che la casa di Nazareth era grande come il mondo intero e che lui non era figlio unico?
Mt 12, 46-50 (festa devozionale della Presentazione della B.V.Maria)
Se avessi compreso anche tu ciò che porta alla pace… Non sono parole di rimprovero, Gesù le pronuncia in lacrime. Dispiacere, ecco cosa prova. Ecco il sentimento di Gesù ogni volta che qualcuno imbocca una via, compie una scelta, che gli porta turbamenti, guai, tristezza, ansia. Occhi, abbiamo bisogno di occhi interiori. Sensi, abbiamo bisogno di sensi interiori per capire ciò che porta alla pace.
Lc 19, 41-44
Gesù camminava davanti a tutti, salendo verso Gerusalemme. Cioè ben consapevole che, da lì in poi, sarebbe stata tutta una salita, fino al Calvario, la discarica della città dove sarebbe stato – appunto – rifiutato, reso rifiuto. Ben consapevole ma altrettanto deciso, davanti a tutti, senza contare quanti stavano a seguirlo.
Lc 19, 11-28
Ognuno ha la sua parte nella vita, chi fa Gesù e chi fa il capo dei pubblicani, pubblici peccatori. Se sei dalla parte dei cattivi, i buoni li vedi passare dietro un vetro come il Papa in Tv: lo sai che è santo, ma tu prosegui per la tua strada, come lui per la sua. In mancanza di schermo, Zaccheo aveva deciso di guardarsi lo spettacolo del passaggio di Gesù dall’alto di un albero, non visto. Escluso in assoluto un contatto: lo escludeva Zaccheo, lo escludeva la gente. Non lo escludeva Gesù: scendi subito perchè devo fermarmi a casa tua. Il fatto – è il caso di dirlo – “buca lo schermo”, come si dice in gergo, fa notizia e audience. Si rompe ogni barriera, anche in Zaccheo stesso: se ho rubato, restituisco!
Lc 19, 1-10
Magari già allora qualcuno, con un certo falso pudore, lo chiamava “non vedente” questo cieco seduto lungo la strada a mendicare, a Gerico. Ma lui non era affatto non vedente. A differenza di molti altri, vide bene la luce che abitava in Gesù e gridò e poi gridò più forte e seppe cosa chiedere e fu guarito dalla sua stessa fede. Gli altri dicevano che stava passando Gesù di Nazareth, lui lo chiamava Figlio di Davide, che era di Betlemme. Chi dunque era cieco e chi non vedente? Chi conosceva meglio Gesù? Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo. E tutto il popolo, vedendo – ora sì! – diede lode a Dio.
Lc 18, 35-43
Sai parlare e insegnare bene, hai centinaia di studenti, e ti presenti in classe scarico, impreparato e deconcentrato? Hai una moglie che ti ama, una fidanzata che ti adora, e ti prendi i tuoi tempi, la lasci in disparte, non le dici quanto è importante per te? Hai una chiesa piena di gente che, nonostante l’età, il maltempo e le fatiche personali, è uscita di casa per la Messa e ti metti a predicare approssimato e sciatto da far scappar la fede ai santi? Hai un Vangelo sulla scrivania, centinaia di siti per meditare la Scrittura, vivi in un paese dove credere in Gesù non ti costa la testa mozzata, e passano giorni e notti prima che tu rivolga al Cielo un pensiero serio? Sei Vescovo di centinaia di preti, superiora di migliaia di suore, leader di movimenti oceanici, e mai ti sei domandato se saresti in grado di condurre la vita che chiedi loro? Cosa mai deve succedere perché ci accorgiamo del valore che abbiamo nelle mani, nel cuore, negli occhi di chi è vicino a noi, di chi ha affidato a noi sé stesso? Dobbiamo proprio perderli, gli altri, per accorgerci di quanto valevano? Toglietegli dunque il talento e datelo a chi ne ha dieci. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.
Mt 25, 14-30