Ostacoli

Gli avessero risposto un “prega, male di certo non fa”, l’avrebbero spento all’istante come una secchiata d’acqua sul fuoco. Ma gli dissero un forte e convinto e certissimo “Sì, o Signore! Crediamo che tu possa guarirci”. E si aprirono loro gli occhi. Come farà ciò che chiediamo è affar suo. A noi credere che lo farà. A noi non ostacolare la sua forza.

Mt 9, 27-31

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Saldezza

Roccia e sabbia: la differenza non la fa la composizione ma la consistenza. Se sgretoli una roccia ne cavi sabbia. Se comprimi sabbia ne esce roccia. Questione di legàmi più o meno saldi. Come le montagne, nel corso del tempo, son diventate sabbia per poi di nuovo ergersi in vette, così noi alterniamo l’inconsistenza alla saldezza, la paura alla fede certa, il panico ansioso alla serenità. Anche lo sfaldamento più totale può tornare fondamento affidabile. Tutto è possibile a Dio.

Mt 7, 21-27

Sul monte

Attorno a lui, sul monte, si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati ed egli li guarì. Allora Gesù disse ai suoi: “Sento compassione per questa folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare”.  Gesù sente compassione per la gente, gli fa tenerezza questa massa che l’ha seguito fin sul monte digiunando. La gente, da parte sua, l’ha seguito perché aveva bisogno della sua compassione. Cosa nasce prima? La sequela o la compassione? Gesù è già stato compassionevole, guarendo i malati, ma pare si accorga della propria compassione solo dopo. Di più: si scopre lui stesso oggetto della bontà della folla che, per amore, l’ha seguito per giorni digiunando. Davvero dipende dai punti di vista!

Mt 15, 29-37

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Goal!

Bellissimo questo Gesù che grida di soddisfazione. Pare un tifoso che urla al goal! Entusiasta per il modo di fare del Padre che, scartando i sapientoni e gli intelligenti, va a segno rivelandosi ai semplici. Uno a zero, palla a centro.

Lc 10, 21-24

A distanza

“Non sprecare cartucce” pare dire questo militare a Gesù, “non stare ad infrangere per me le regole umane della tua religione che ti impedisce di entrare in casa di un pagano”. Il centurione consiglia una tattica meno rischiosa a Gesù: di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Nella dimensione dello Spirito non vi è distanza spazio temporale. La parola della preghiera è efficace comunque. Quante volte vorremmo risolvere un problema, chiarire un dissidio, convincere al bene qualcuno e, come Gesù, ci sorge spontaneo un io verrò e lo guarirò, lo convincerò, gli spiegherò… Spesso i limiti umani, caratteriali, le contingenze del momento o la morte stessa, ci impediscono di raggiungere la persona che desideriamo recuperare e ci rendiamo conto che non è opportuno entrare sotto il tetto della sua casa. Ma nulla ci impedisce di parlare, abbracciare e perdonare e sorridere a quella persona nella profondità della preghiera. Nulla è più efficace e reale di quanto si fa e si dice pregando. Di’ soltanto una parola.

Mt 8, 5-11

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Immergiti

Giovanni Battista ha dato testimonianza su di me – dice Gesù – ma io non ricevo testimonianza da un uomo, ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le stesse opere che io sto facendo testimoniano di me. Siamo sempre alla ricerca di testimoni, di qualcuno che dica bene di noi agli altri. Siamo anche alla ricerca di qualcuno che testimoni bene degli altri a noi, che ci incoraggi a seguirli, che ci confermi nelle scelte, che ci dica se sono onesti o ci stanno adescando. Questa gente voleva conferme: “Fai bene a seguire Gesù, anche Giovanni l’ha detto!”. Ma non occorre che lo dica Giovanni, basta che tu guardi le opere di Gesù e, soprattutto, che tu scelga dopo esserti immerso nel dialogo personale col Padre. Non aspettare il permesso degli altri per compiere il bene, per seguire ciò che Dio ti ha detto quando ti sei calato nel profondo dialogo con Lui. Perchè mai Gesù avrà affermato tutto ciò? E dove? Questo complesso discorso avviene a bordo vasca. Siamo a Gerusalemme, alla piscina di Bethesda, una delle due grandi cisterne che convogliavano acqua al tempio, necessaria per lavare i sacrifici di sangue che vi avvenivano. Sangue e acqua: il tempio di Gerusalemme. Sangue e acqua: il corpo di Gesù in croce, vero e nuovo tempio di Dio. A bordo vasca giacevano paralitici e malati di ogni genere e chi di loro si gettava per primo in acqua era sanato. Ma come buttarsi se non ci si può muovere? Gesù ne interpella uno, che automaticamente ripete il suo lamento: da trentotto anni sono paralizzato e mai nessuno mi butta in acqua così che sia guarito. Gesù, senza scomporsi, gli dice di andarsene a casa, lui e il suo lettino, guarito! Ci resta male quest’uomo, che farà ora che è guarito? E soprattutto: chi sarà? Tutta la sua vita era basata sul non buttarsi e lamentarsene… Redarguito poiché trasportava il lettino di sabato, scarica subito la colpa su Gesù che viene interrogato e accusato. Da qui nasce il discorso sulla testimonianza delle opere che il Padre mi ha dato da compiere. Opere d’amore che compio senza aspettare il vostro permesso e le carte bollate delle vostre leggi umane che vorrebbero decidere a chi e quando Dio può dare potere di guarire e far star meglio gli altri. Io mi immergo nella vita degli uomini, mi incarno senza paura nelle loro storie. Non faccio di testa mia, ciò che faccio viene da una sintonia di vedute con Dio Padre. Non faccio di testa mia, ma nemmeno intendo farmi paralizzare da voi. Mi immergo nel dialogo col Padre e ne esco ogni volta sanato e sanante.

Gv 5, 33-39 (III domenica d’Avvento, rito ambrosiano)

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Svegli

State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire. Sprechi di energie, ubriacature di vario genere, frenesia… Sappiamo bene che spesso ce ne lamentiamo ma nemmeno sappiamo frenare i ritmi: il treno è lanciato e vorremmo una sosta ma poi, a terra, di cosa parleremmo? Il Vangelo invita a sfuggire a questa vita con la faccia stressata e ne siamo felici. Più perplessi ci lascia il metodo: vegliate pregando. E’ dunque possibile pregare rimanendo svegli? Esiste dunque una preghiera che rende più svegli di chi non prega?

Lc 21, 34-36

Ora

Osservate gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: sappiate che il regno di Dio è vicino. Non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Sappiate che i cambiamenti nella vostra vita avvengono, stanno già avvenendo. Osservateli! Non crediate che le cose siano destinate a cambiare sempre domani, sempre la prossima generazione. Non passerà questa generazione, la tua, la tua vita, prima che l’azione di Dio si manifesti in te.

Lc 21, 29-33

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La fine?

Vi sarà grande calamità nel paese, giorni di vendetta, sulla terra angoscia di popoli in ansia mentre gli uomini moriranno di paura. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. Ciò che per tutti è la fine del mondo, per chi segue Gesù è la fine del male nel mondo, è l’inizio di una vita bella e liberata.

Lc 21, 20-28

Interrogatorio

Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza. Lungi dal dare consigli processuali, Gesù ci mette in guardia dalla paura degli interrogatori e dalle energie consumate a prepararsi. Più che cercare di convincere chi ci interroga, conviene rimaner concentrati – meglio dire “centrati” – in noi stessi, nel cuore, dove abita Lui. Se è con Lui che abbiamo preso le nostre decisioni, sarà con Lui che risponderemo a chiunque ci interroghi: giudice, parente o vicino di casa.

Lc 21, 12-19