Vicino lontano

Misteriosissima pagina. Tra alluvioni e guerre, tra diluvi d’acqua e fuoco dal cielo, saremmo tentati di dire che la profezia apocalittica di Gesù sta accadendo in questi tempi. Purtroppo in ogni giorno della storia vi è stato un luogo in cui alluvioni o guerre hanno attualizzato queste parole. È sempre la fine del mondo in qualche parte del mondo, in qualche cuore di uomo o donna. Il problema è che non ce ne accorgiamo fino a che non accade a chi è vicino a noi, a chi dorme o lavora con noi . Il male ci fa reagire se lo sentiamo. Forse per questo il cuore ha paura ad allargarsi perché più gente ospita, più forte sentiremo i guai altrui. Ma l’amore è anche questo. 

https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Il-laboratorio-996f7402-dd1d-4ed9-9308-14251bf824e7.html

Lc 17,26-37  Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti.
Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.
In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot.
Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.
Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata».
Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».

Il presente

Quando verrà il regno di Dio?, chiedono a Gesù. Non verrà, perché già è. Il regno di Dio è in mezzo a voi. Dio regna già nella tua vita, da dentro di te, dice Gesù. Tu credi di decidere, di programmare, di pensare, come se tu fossi la fonte di tutto ciò. Ogni volta che agisci e pensi da solo, ti accorgi che il peso è troppo. L’ansia e le preoccupazioni ti assalgono. La rabbia e la frustrazione ti distruggono. Se invece cerchi e trovi la presenza di Dio in te, allora tutto prende una visione diversa. Restano la fatica, la sofferenza e il rifiuto, ma non il vuoto. Tutto è vissuto alla presenza di Dio amore in te. Sei con lui ed egli con te. Il dialogo con lui è semplice, continuo, efficace. Ti accorgi che ricevi vita, che la trasmetti. E vivi il presente.

Lc 17,20-25  tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».

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Ricevi amore

Predica bene e razzola male. Dopo averci detto che siamo soltanto servitori e non dobbiamo agire cercando gratitudine, Gesù si innervosisce perché nove su dieci non lo ringraziano. Ma leggiamo meglio. Gesù non lamenta la mancanza di gratitudine a lui, ma a Dio: Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero? L’eretico samaritano infatti è l’unico che torna indietro lodando Dio a gran voce, prostrandosi davanti a Gesù per ringraziarlo. Sì, ringrazia Dio e Gesù il quale però lamenta solo la mancata gloria a Dio. Gesù si reputa un servitore dell’umanità, a costante servizio in nome di Dio. Vuole a tutti i costi che ci accorgiamo che Dio Padre stesso ci serve attraverso il Figlio e la forza dello Spirito. Non ci serve perché ce lo meritiamo. Ci serve perché crediamo che lui ne sia capace: Àlzati e va’, la tua fede ti ha salvato! Devi solo credere e ricevere. Fermarti, credere e ricevere. Il regno di Dio non è da meritare ma da ricevere. È tutta questione di ricevere.

Lc 17,11-19     Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Servire sempre

Una pagina molto difficile, facile da fraintendere. Gesù segue la nostra logica e dice: forse ringrazieremmo un dipendente per aver eseguito il lavoro? Ti pago per questo, risponderemmo. Mi dicono spesso gli alunni: lei è a scuola pagato, non gratis come noi. È vero, gli alunni sono a scuola gratis, ma nel senso che è gratuita la scuola, non la loro presenza. Insomma: non è sempre chiaro chi dà e chi riceve, chi dovrebbe ringraziare e chi esser ringraziato. Forse per questo ci sentiamo circondati da ingrati senza domandarci se lo siamo pure noi. Un servo, per essere servo, deve sempre servire a qualcosa. Se è inutile, non è più servo. Se agisce aspettandosi un grazie, non ha capito che servire è suo dovere anzi di più: è la sua stessa identità. Ma inutili non saremo mai, perché il servizio non avrà mai fine. Sapremo sempre chi siamo, finché serviremo.

Lc 17,7-10   Gesù disse:
«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Senape

Gesù amava i semi di senape. Più volte nei vangeli utilizza questa immagine per esprimere diversi concetti. Oggi usa il seme di senape per parlarci di fede. Basterebbe un briciolo di fede per spostare alberi interi. Noi dunque non abbiamo neanche una fede piccola come un granello di senape. Oppure è l’opposto: la fede deve essere piccola. Non poca ma piccola. Il granello di senape ha fiducia di diventare un albero. Come non lo sa, ma ci crede e lo diviene. La fede insomma deve essere piccola, sottile e semplice. Un atto di fede è qualcosa di leggero, è l’affidamento di un sospiro. “Credo” è una parola affidata a Dio sapendo che poi lui farà tutto il resto. La fede è un granellino seminato nel cuore di Dio e che lui farà germogliare. La fede non è un macigno pesante di ragionamenti e prove. La fede è un soffio che sposta i semi, che sposta gli alberi.

Lc 17,1-6   Gesù disse ai suoi discepoli:
«È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!
Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai».
Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».

Superfluo

Parte del superfluo/tutto quanto aveva. Ecco il contrasto del vangelo di oggi. Da una parte gente che non dà nemmeno tutto il superfluo, ma solo una parte. Dall’altra la vedova che dona tutto quello che ha, e ha davvero poco. Perché il problema del superfluo è che non si capisce dove inizi. Forse nemmeno ricordiamo l’ultima volta che abbiamo acquistato qualcosa di realmente necessario. Tutto ci pare così indispensabile da non riuscire più a distinguere il superfluo. L’unico criterio che ci resta per identificarlo è l’usato. Sì, quando ho usato qualcosa al punto che sono stufo di usarla, allora diventa superfluo trattenerla e la posso dare. Ottima scelta, ma la vedova fece molto di più. Anzi, no. Non fece di più, perché due monetine fanno un soldo ed è molto meno delle tante monete donate dai ricchi. La vedova non fece di più, ma fece una cosa diversa. Totalmente diversa. Diede tutto quanto aveva per vivere. Diede la vita.

Mc 12,38-44   Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Ad ogni respiro

Più volte nel nuovo testamento è scritto che noi siamo tempio di Dio. Anche questa pagina ce lo conferma: Gesù parlava del tempio del suo corpo. Entrando nel tempio di Gerusalemme Gesù lo trova occupato abusivamente da ogni genere di animali e mercanti. Cosa trova oggi nel tempio del nostro corpo, nel tempio del nostro cuore? Invitiamolo ad entrare in noi, lasciamo che scacci fuori tutto ciò che non deve esserci. Pensieri, abitudini, alimentazioni, orari, urla e discussioni, frequentazioni tossiche e ascolti velenosi. Fuori, fuori, fuori da questo corpo! Sarà casa di preghiera, di pace, di carità. Sarà un corpo operatore di misericordia. Vieni Gesù, allontana dalla nostra mente ogni confusione che ne fa un mercato di parole inutili e dannose. Abita in noi, abita e regna in noi, illumina i più profondi angoli del nostro corpo e della nostra mente. Ad ogni respiro rendici pieni e felici della tua Presenza.

Gv 2,13-22  
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Questo mondo

Questo tizio non cambia. Licenziato in tronco per la sua disonestà, rimedia rincarando la dose. Cacciato perché sperperava i beni, si mette a fare forti sconti ai debitori per ingraziarseli. Forse vale anche per noi: non si cambia più di tanto, si tratta di conoscere se stessi per usare al meglio vizi e virtù. Che poi, a pensarci bene, vizi e virtù non sono che dritto e rovescio della stessa medaglia, della stessa persona. Scaltro è il truffatore, ma pure l’intraprendente organizzatore di un’attività caritativa. Calmo è il pigrone, ma pure l’uomo di pace. E così via. Inutile detestar se stessi e cercare di estirpare i difetti. Meglio orientarli al bene. Questa è la vera scaltrezza: cavare virtù dai vizi. Tutto è possibile per chi crede, perché tutto è possibile a Dio.

Lc 16,1-8   Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

Le novantanove

Qualche giorno fa Papa Francesco si è recato a casa di Emma Bonino, da poco rientrata dall’ospedale. Cito questo episodio perché è la attualizzazione perfetta, se non addirittura il calco, della pagina di vangelo di oggi. I commenti della gente ai vari video pubblicati sono infatti un elenco di espressioni scandalizzate e ridicolizzanti: “Forse non sa che è un’abortista!; perché non va a salutare il ferroviere accoltellato dai suoi amici migranti?; due veri radical-chic su terrazza romana”… e avanti su questo tono, mormorando “costui accoglie i peccatori”. Senza soffermarci sui peccati altrui, cosa sempre rischiosa per l’anima, stupisce che nessuno abbia esclamato: “Guardate, fa come Gesù di Nazareth! Si reca in casa di chi non fa parte del gregge”. Ma forse è così che deve andare. È così che andò per Gesù. Eppure c’è più gioia nell’incontro con una persona ufficialmente fuori dal recinto che con novantanove chiuse a mormorare in sacrestia.

Lc 15,1-10  si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Dare fiducia

Ce lo diceva ieri con una parabola, oggi Gesù lo dice in modo diretto. Il vangelo non può essere seguito solo un po’. O è una priorità o non è. Non siamo nell’ordine delle cose misurate. Siamo nell’ordine dell’amore e l’amore non ha misura. O non è amore. Questo spaventa, perché non si finisce mai d’amare e dare la vita. Non per nulla molti cristiani cercano una religione tradizionale, fatta di regole magari esigenti ma che ad un certo punto sono adempiute. Fatto. Finito. Sono libero e in regola. Gesù ci invita a fare due conti prima di metterci a seguirlo, come chi progetta una costruzione o una guerra (ormai nemmeno questo sanno fare i governanti). Il problema è che la torre ha un limite calcolabile e i soldati possono essere contati. Lui invece parla di tutto. Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo. Rinunciare ad avere. E scegliere per sempre il dare. Dare pace, dare consolazione, ascolto, aiuto. Dare cibo, vestiti e soldi. Dare pazienza e perdono. E dare fiducia, soprattutto a Lui.

Lc 14,25-33    una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».