giuseppe lavoratore

Non è costui il figlio del falegname? E qui, nel giorno di san Giuseppe lavoratore, possiamo dare libero sfogo alla fantasia e dipingere anche noi scene di vita della sacra famiglia a Nazareth, come si vedono in alcune chiesette. Giuseppe, anziano (sarà mai stato giovane?), lavora al banco del falegname costruendo una seggiolina. Maria, sullo sfondo, rammenda i vestitini di Gesù che, ancora piccolo, giocherella in terra con avanzi di legno sovrapponendoli a forma di croce. Possiamo anche cambiare registro di lettura e ricordarci che quanto tradotto usualmente con falegname è più propriamente da tradurre con carpentiere. Ponteggi in legno per costruire case che, a quei tempi e da quelle parti, erano costituite di una parte scavata nella roccia e di una antistante in legno. Insomma: un’impresetta di non poco conto, in un paesino di una settantina di famiglie quale era Nazareth. Gesù dunque, il costruttore di case, apparteneva al ceto medio e Maria, fidanzata e poi sposa di Giuseppe, si era sistemata bene. La gente rimaneva stupita e Gesù era per loro motivo di scandalo. Che coloro che han provato la miseria si occupino della causa dei poveri, può ancora andare. Ma che un medio borghese si metta a predicare e curare i bisogni dei poveri, può dare ben più fastidio. La prima può sempre essere classificata come lotta di classe, la seconda è una scelta immotivata che mette in discussione. Gesù non era povero di famiglia. Gesù i poveri li ha scelti.

Mt 13, 54-58

nel mondo

Come sono liberanti queste parole di Gesù: Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato. E continua: Chi crede in lui non è giudicato, cioè non vive sentendosi costantemente processato, vive interiormente libero. Chi non crede è già giudicato: non avendo Gesù come Signore, vive sottomesso alla signorìa e al costante giudizio di tutto e di tutti. Non sperimenta una vita di libertà e rimane schiavo dei ricatti affettivi, dei sensi di colpa, delle aspettative, dei vari contorsionismi della psiche.

Gv 3, 16-21

PS    Chissà perché nella traduzione ufficiale invece di giudicare e giudicato ci ritroviamo un bel condannare e condannato. Ed è tutta un’altra musica. Irresistibile fascino di alcuni verbi…

mentalità

Questione di usanze, di mentalità. Ai tempi di Gesù era lo sposo a farsi attendere alle nozze. Le damigelle gli correvano incontro facendogli strada con le torce, fino alla casa della sposa. Poi, entrati, era festa. Entrare alla festa, entrare nel Regno di Dio, entrare nella sua mentalità. La vita è una corsa incontro a chi arriva nella nostra giornata. Per vederlo devi illuminargli il volto. Per essere riconosciuto devi avere una fiaccola in mano. Non si riesce a entrare nella mentalità di Dio se non si tiene in una mano il Vangelo e nell’altra un bel niente, così da poter stringere, accarezzare, curare, chi ci si fa incontro nel buio.

Mt 25, 1-13

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da dove

Avevano fatto tutti i loro ragionamenti, condiviso le loro deduzioni ed erano giunti ad una conclusione sul suo conto, una conclusione pure corretta: noi sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui. Nicodemo parla così a Gesù, di notte, e le sue parole rischiarano un poco le idee: non è da stupidi seguirti. Gesù però spazza ogni dubbio con un colpo di vento e fa piena luce. Ecco il contrasto di prospettiva: Nicodemo afferma Noi sappiamo che sei venuto da Dio. Gesù risponde che Chiunque è nato dallo Spirito non sai da dove viene né dove va. Mi segui perché sai da dove vengo o mi segui e quindi lo scoprirai? Buona cosa è bere del vino solo dopo averne letto con cura l’etichetta ed essersi informati su annata e produttore. Altra cosa è essere invitati ad assaggiarne, rimanerne colpiti, farne scorta e poi scoprirne la provenienza.

Gv 3, 1-8

il segno

L’evangelista Giovanni ci dice che Gesù risorto, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. E perché non li hai voluti scrivere? Chissà, magari ci sarebbe piu facile credere. Cosa ti costava raccontarci ancora qualcosa? Non per niente il tuo Vangelo avrebbe dovuto finire qui e invece, dopo questo, hai aggiunto un altro capitolo con un secondo finale. Lo vedi? Occorre saperne di più, non basta mai. Ma forse è proprio questo il problema. Alla fine hai fatto bene, a un certo punto, a staccare la penna dalla pergamena e a dirci che questi fatti sono stati scritti perché voi crediate e, credendo, abbiate la vita nel suo nome. Insomma, tocca a noi credere. Inutile riempire il mondo di libri raccontando di Gesù risorto. Allora cosa fare, dove andare a rafforzare la fede? Tommaso non crede e cosa chiede? Chiede di poter vedere e toccare il segno dei chiodi nel corpo di Gesù. Strano davvero: vedendolo inchiodato molti avevano perso la fiducia in lui. Vedendolo morto molti si erano ricreduti sul suo conto dicendo speravamo fosse lui a liberarci… Tommaso invece, vedendo quelle ferite, esclama mio Signore e mio Dio! Perché, perché Tommaso acquista fede dove tutti l’avevano persa? Perché chiede di vedere ciò davanti a cui tutti avevano chiuso gli occhi inorriditi? Tommaso era chiamato Didimo, gemello, e forse a Gesù somigliava davvero. Certamente in una cosa era tutto il suo maestro: non temeva le  ferite. Da Gesù aveva imparato a non impaurirsi di fronte alle fatiche, a non temere le sofferenze proprie o altrui. Dal Maestro aveva imparato a rinforzare la propria fiducia nell’amore del Padre guardando, toccando e curando le ferite delle persone. Forse da quel giorno non ebbe più bisogno di rivedere Gesù: inizió ad incontrarlo e abbracciarlo in ogni fatica dell’umanità.

Gv 20, 19-31

ogni creatura

Che cosa è più bello, un campo incolto o coltivato? Un bosco selvatico o curato? Cosa preferiamo incontrare, gatti randagi, volpi rabbiose, gabbiani infestanti o animali curati e al loro posto? Non è forse stupendo un porto che rende accogliente come casa il mare furente? Proclamate il Vangelo ad ogni creatura! Gesú risorto non si limita ad invitare i suoi e noi a evangelizzare le altre persone ma parla di ogni creatura. Ci toccherà forse organizzare il catechismo agli animali e alle piante? Non ci basta la fatica che facciamo con gli umani? Proclamare il Vangelo è ben più che catechizzare. Vi è un modo di stare al mondo in armonia con le creature. Vi è un modo di stare al mondo che rende accoglienti e più belle anche le montagne più selvatiche e gli scogli più taglienti. Una umanità la cui presenza abbellisce e addolcisce  le altre creature. Questa è l’umanità che evangelizza tutto il creato.

Mc 16, 9-15

DSCF1451 - Copia

come allora

Giunti in Galilea, ripetemmo il gesto di Pietro e ci buttammo in acqua. Scherzando ci dicemmo che finalmente eravamo sicuri di esser battezzati. La notte la passammo sulle rocce in riva al lago, avvolti in qualche coperta, svegliati di tanto in tanto dalla musica della radio dei pescatori. Eravamo a Tabgha, Galilea, dove avvennero i fatti narrati nel Vangelo di oggi. Anche oggi, come allora, non solo a Tabgha ma in ogni via di città, si risentono le parole di quell’uomo: avete qualcosa da mangiare? Anche oggi, come per Pietro quel mattino,  la risposta giunge prima di pensarla ed esce un secco e sbrigativo no! Come allora, continuiamo a non riconoscere quell’uomo che ci chiede aiuto, continuiamo ad allontanarlo bruschi. Pietro imparò e, più avanti, al povero paralitico che gli chiedeva soldi insegnò a camminare. Non si udì più un secco no ma, con dolcezza fissando lo sguardo su di lui, gli disse: non ho né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina.

At 3, 1-6; Gv 21, 1-14

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che giornate!

In questa settimana “in albis”, che è da vivere come un unico “ottavo giorno”, si sente aria di entusiasmo e confusione. È tutto un alternarsi di pianto e risa, sorpresa e dubbi, incredulità ed esclamazioni. Ma Lui? Cosa provava Lui? Come visse Gesù i primi giorni di Risurrezione? Forse anche per Lui furono tutto un agitarsi dei sentimenti più diversi. Chiama Maria Maddalena, poi le chiede di lasciarlo andare al Padre. Si accosta ai due verso Emmaus, poi sul più bello sparisce. Mentre loro a Gerusalemme raccontano la cena alla locanda, ruba la scena rendendosi di nuovo presente. Saluta sempre con pace a voi, poi li rimprovera perché proprio non vogliono credere. Insomma, anche per Gesù la gioia esplosiva della Risurrezione e l’ingresso in un corpo di carne immortale non devono esser stati facili da gestire…!

Lc 24, 35-48

emmaus

Era accaduto circa centocinquant’anni prima. Allora sì che eran bei tempi, quando i conti tornavano, quando la fede era premiata e le cose andavano come dovevano andare. Bei tempi in cui valorosi credenti sconfiggevano con tremila soldati malmessi un esercito agguerrito di cinquemila. Bei tempi in cui si aveva la soddisfazione di veder morire i cattivi e trionfare i buoni. Tempi di gloria in cui la terra santa era liberata dagli invasori. Che sia d’esempio a tutti i senza dio! Par di sentirlo ancora Giuda il Maccabeo gridare Non abbiate paura! Alzate le vostre voci! Tutti sappiano che Dio libera e salva Israele! Par di vederli ancora i nemici fuggire nelle campagne e sui monti della Filistea… Che grande giorno quello della battaglia di Emmaus! A Emmaus fu vittoria. Ecco perché quei due discepoli col volto triste se ne andavano là. Ecco perchè lungo il cammino discutevano e conversavano di quanto era accaduto a Gesù. Perché non si era ripetuta la vittoria? Perché Gesù aveva perso? Forse Dio non era con lui? E se davvero era con lui, perché l’aveva abbandonato nelle mani dei nemici? E, a furia di parlare, si fece sera e si fermarono alla locanda, vicino a Emmaus, in compagnia di quello sconosciuto. Fu a cena che cambiò tutto.

1Mac 4; Lc 24, 13-35

il custode

Maria Maddalena credeva che Gesù Risorto fosse il custode del giardino e, forse, non si sbagliava. Davvero Tu sei il custode del nostro giardino, Tu solo sai coltivare i doni che lo Spirito ha seminato in noi. Solo con te la nostra vita non si desertifica nella banalità degli affanni e fiorisce nell’amore per chi ha bisogno. Il custode la chiama per nome e le dice va’ dai miei fratelli. Chiamaci per nome, o Risorto, e riprenderemo forza. Chiamaci per nome, e andremo anche noi a chiamare per nome tutti coloro che si sentono soli e non capiti.

Gv 20, 15-17

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