Che ci piaccia o no, è forse proprio il Buon Pastore a detenere il record di trasformazione da icona biblica a immaginetta devozionale. E’ una delle immagini più antiche: salmi e profezie e altri scritti biblici ci presentano spesso Dio come un Pastore che si cura del gregge. Eppure già ai tempi in cui Gesù pronunciava le parole del Vangelo di oggi, vi era uno scollamento fortissimo tra realtà e immaginetta. Sì, certo, si pregava e si cantava Il Signore è il mio pastore, ma poi nessuno ambiva a questo lavoro nè stimava i pastori. Uomini della notte, conducevano una vita impura, non rispettosa delle prescrizioni della Legge, convivendo con animali, non riposando il sabato e mangiando quanto capitava (e certamente con mani immonde!). Erano una categoria di persone che forse oggi definiremmo “non in piena comunione e in stato permanente di peccato”. Gesù, parlando ai farisei (proprio a loro! Un movimento di puri integralisti che vedevano ovunque nemici della Legge e di Dio), afferma di essere nientemeno che un pastore. Io sono il buon pastore, il bel pastore. L’immaginetta stradolce di Dio-Pastore e l’immagine inquietante del pastore-orco dei monti tornano ad unirsi in Gesù. Il pastore: quando lo vedi? Banale: dove ci sono pecore, lì ci sarà il pastore. Forse non è così. Dove ci sono pecore ci può esser di tutto: pastori, ladri, briganti, mercenari, passanti… Il pastore invece lo vedi quando arriva il lupo. Quando le pecore sono morse allora esce il pastore, si manifesta la sua pastoralità. Quando le persone che la vita ti ha affidato sono morse dalla fame, quando sono morse dal freddo, quando giunge il lupo della solitudine, della tristezza o della vecchiaia, allora esce il pastore che è in te. Quando la calunnia sbrana il tuo amico, quando le colpe gli mordono il cuore, quando la sfiducia dissangua un uomo, allora esce il pastore che è in te. Quando ti carichi sulle spalle l’altro e lo accogli così com’è, senza aspettar che cambi per amarlo, allora sei pastore e sacerdote, chiunque tu sia, e come lui porti sulle spalle una stola di lana, segno della pecora di cui ti fai carico. Sì, siamo tutti pastori e tutti pecore: guidiamoci e portiamoci gli uni gli altri. Un solo gregge, un solo pastore, un gregge di pastori.
Gv 10

