vitalità

“Ho raccontato storie terribili, sotto i miei occhi la gente moriva di ogni tipo di malattia. Alla fine di questo percorso stavo male. Ho girato molti medici finchè uno mi ha detto: ‘Il problema è che tu hai troppa morte dentro’ “. Persino un grande uomo e fotografo come Sebastiao Salgado, persino lui che fa un mestiere che si è scelto e ama, si è trovato svuotato e depresso dal male con cui era entrato in contatto. D’altra parte, da che mondo è mondo, il pane bisogna guadagnarselo e, da che mondo è mondo, alcuni mestieri sono davvero brutti anzi, abbrutenti.  Infermieri d’obitorio, guardie di carcere, boia dei bracci della morte, operatori di manicomi, assistenti di malati terminali…impossibile rimanere se stessi a lungo. Il cuore cede e si pietrifica, l’occhio si abitua, l’animo si deprime.  Come è possibile allora che, proprio chi ha scelto come missione di vita (non solo come mestiere!) le povertà più estreme, sia incredibilmente più luminoso, più carico di energia, più intraprendente e creativo di chi vive tranquillo tra casa e scrivania o tra casa e sacrestia? Come fanno queste persone a non perdere vitalità? Io Sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!

Gv 6, 30-35

 

 

Sebastiao Salgado, Dalla mia terra alla terra, Contrasto 2014

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