l’inizio

Temiamo le cattive notizie. Quando giungono, subito le prendiamo per vere. Desideriamo belle notizie, le sognamo al punto che non le riteniamo mai vere. È risorto, non è qui. Ma quelle parole parvero un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò e corse e vide… Così nacque il Vangelo. All’inizio ci fu una grande perplessità. Meno male! Non seguiamo dei creduloni ma dei credenti.

Lc 24, 1-12

risurrezione

Se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e andrò a prenderlo.

“Se non fossi tuo, Cristo mio, mi sentirei creatura finita. Sono nato e mi sento dissolvere. Magio, dormo, riposo e cammino, mi ammalo e guarisco, mi assalgono senza numero brame e tormenti, godo del sole e di quanto la terra fruttifica. Poi io muoio e la carne diventa polvere come quella degli animali che non hanno peccati. Ma io che cosa ho più di loro? Nulla, se non Dio. Se non fossi tuo, Cristo mio, mi sentirei creatura finita.”

Gregorio di Nazianzo (329-390 d.C.)

 

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sabato santo

E ora tutti tacciono. Ambiguo e pericoloso il silenzio, ha sempre un fondo di equivocità. Dio Padre romperà presto il suo silenzio. Si farà sentire presto l’ira di Dio, la sua reazione al male: già stanotte il sepolcro esploderà di luce. Reagire al male. Reagire con il bene, ma reagire. Quanti silenzi vigliacchi di fronte al male e alle ingiustizie! Quante persone lasciate in balìa dei propri sbagli dai nostri silenzi. Che ognuno si perda pure per la sua strada purchè noi, parlando, non perdiamo la bella immagine di tolleranza dietro cui ci nascondiamo. Non tacere, parla! Di’ qualcosa. Il silenzio è dei complici.

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venerdì santo

Venerdì santo, tabernacoli aperti e vuoti. Manca l’Eucarestia. E se dovesse continuare questa assenza? Un gruppo di sacerdoti si recó in visita dal proprio Vescovo, ormai ritirato e ammalato. Chiese loro: “qual è il comando più importante di Gesù?”. Risposero con un po’ di imbarazzo: “amatevi come io vi ho amato“. “Certamente – disse – tuttavia ne vedo un altro ancora più urgente: fate questo in memoria di me.” Cioè fate Eucarestia, non smettete mai di riunirvi per consacrare e spezzare il pane. Il dove, il quando, il come e soprattutto il chi sia preposto a farlo, questo sta a voi discernerlo. Sta a voi adeguare il ministro al tempo in cui vive: Gesú ha istituito l’Eucarestia, non il sacerdozio celibatario maschile. Non sia mai che, per mancanza di ministri, vi manchi l’Eucarestia. Sarebbe un costante venerdì santo.

giovedì santo

Si alzò da tavola…e cominciò a lavare i piedi dei discepoli DSC_0204

“E’ un mistero sconcertante, il mistero della grande umiltà di Dio. Diciamo a noi stessi: questo è per me. Anche se fossi stata l’unica persona al mondo, Lui l’avrebbe fatto. L’ha fatto per me. Per me.”

Papa Francesco

 

Occasione

Ad ogni incontro mancato, ad ogni confronto evitato, ad ogni schiettezza rinviata, ad ogni bene non compiuto, il mio amico commentava sempre allo stesso modo: “un’altra occasione sciupata!”. Vedere in tutto un’opportunità di bene, ecco cosa mi ha insegnato. E a lui credo l’avesse insegnato il Vangelo, con questo Gesú che fa di un cieco nato, di un Lazzaro morto, di una samaritana dubbiosa, un’occasione propizia per manifestare la gloria dell’amore di Dio. Anche Giuda attende l’occasione propizia per consegnarlo. Ma noi vogliamo cogliere solo le occasioni di bene gratuito, troppi già colgono quelle di consegna a pagamento.

Mt 26, 14-18

cenni

Quante volte si erano intesi al volo, con un solo cenno del capo, sulle barche, al buio e al vento. Sono ancora loro, Simon Pietro e Giovanni, i due che parlano a cenni nel silenzio della tempesta dell’ultima cena. Gli fece cenno di chiedere chi fosse quello di cui Gesù parlava. Nemmeno le parole occorrono a chi vive in comunione. Nulla invece serve a chi non è unito nel cuore. Nemmeno l’essere imboccati da Gesù ci assicura di essere nella luce. Giuda, preso il boccone uscì. Ed era notte.

Gv 13, 21-38

Citazione

Chi sono io?

Ieri Papa Francesco ci ha fatto un dono grandissimo. Le sue parole durante la Messa sono scolpite dal cuore. Concediamoci due minuti e mezzo per leggerle o dodici per ascoltarle in video. Non perdiamo questa occasione.

“Questa settimana incomincia con la processione festosa con i rami di ulivo: tutto il popolo accoglie Gesù. I bambini, i ragazzi cantano, lodano Gesù. Ma questa settimana va avanti nel mistero della morte di Gesù e della sua risurrezione. Abbiamo ascoltato la Passione del Signore. Ci farà bene farci soltanto una domanda: chi sono io? Chi sono io, davanti al mio Signore? Chi sono io, davanti a Gesù che entra in festa in Gerusalemme? Sono capace di esprimere la mia gioia, di lodarlo? O prendo distanza? Chi sono io, davanti a Gesù che soffre? Abbiamo sentito tanti nomi, tanti nomi. Il gruppo dei dirigenti, alcuni sacerdoti, alcuni farisei, alcuni maestri della legge, che avevano deciso di ucciderlo. Aspettavano l’opportunità di prenderlo. Sono io come uno di loro? Abbiamo sentito anche un altro nome: Giuda. 30 monete. Sono io come Giuda? Abbiamo sentito altri nomi: i  discepoli che non capivano niente, che si addormentavano mentre il Signore soffriva. La mia vita è addormentata? O sono come i discepoli, che non capivano che cosa fosse tradire Gesù? Come quell’altro discepolo che voleva risolvere tutto con la spada: sono io come loro? Sono io come Giuda, che fa finta di amare e bacia il Maestro per consegnarlo, per tradirlo? Sono io, traditore? Sono io come quei dirigenti che di fretta fanno il tribunale e cercano falsi testimoni: sono io come loro? E quando faccio queste cose, se le faccio, credo che con questo salvo il popolo? Sono io come Pilato? Quando vedo che la situazione è difficile, mi lavo le mani e non so assumere la mia responsabilità e lascio condannare – o condanno io – le persone? Sono io come quella folla che non sapeva bene se era in una riunione religiosa, in un giudizio o in un circo, e sceglie Barabba? Per loro è lo stesso: era più divertente, per umiliare Gesù. Sono io come i soldati che colpiscono il Signore, Gli sputano addosso, lo insultano, si divertono con l’umiliazione del Signore? Sono io come il Cireneo che tornava dal lavoro, affaticato, ma ha avuto la buona volontà di aiutare il Signore a portare la croce? Sono io come quelli che passavano davanti alla Croce e si facevano beffe di Gesù: “Era tanto coraggioso! Scenda dalla croce, a noi crederemo in Lui!”. Farsi beffe di Gesù… Sono io come quelle donne coraggiose, e come la Mamma di Gesù, che erano lì, soffrivano in silenzio? Sono io come Giuseppe, il discepolo nascosto, che porta il corpo di Gesù con amore, per dargli sepoltura? Sono io come le due Marie che rimangono davanti al Sepolcro piangendo, pregando? Sono io come quei capi che il giorno seguente sono andati da Pilato per dire: “Guarda che questo diceva che sarebbe risuscitato. Che non venga un altro inganno!”, e bloccano la vita, bloccano il sepolcro per difendere la dottrina, perché la vita non venga fuori? Dov’è il mio cuore? A quale di queste persone io assomiglio? Che questa domanda ci accompagni durante tutta la  settimana.”

Papa Francesco

 

lasciala fare

Come spesso accade in famiglia, lo schema tra figli è fisso: Lazzaro non parla mai. O perché è morto o perché è malato o perché sta mangiando. Marta non è mai seduta: sempre occupata (o preoccupata) a servire qualcuno. Maria invece non è mai in piedi: è sempre ai piedi. Di Gesù. O per ascoltarlo o per piangere o per profumarli. Lazzaro non parla a parole né con gesti simbolici. Parla con ciò che gli accade: si ammala, muore, torna in vita, lo si festeggia, lo si condanna a morte. Lazzaro c’è, con la sua storia, e inconsapevolmente interpella tutti. Come tante persone che ci scuotono con le loro vicende: popoli in fuga, vittime di guerre, bimbi malati, poveri che ci fissano ai semafori, vecchi soli dallo sguardo vuoto. Marta è il servizio. Vede il bisogno altrui e agisce. Non va supplicata, stimolata, non necessita di campagne di sensibilizzazione per vedere il problema. Marta agisce, serve. Maria si sa fermare. Non teme ciò che prova in cuore, non calcola le eventuali critiche altrui. I gesti di Maria sono tutti trasportati  e guidati da un unico criterio: la presenza del maestro. Se c’è bene, se non c’è non mi importa. Poi abbiamo Giuda, che interrompe questo momento intensissimo tra Gesù e Maria con la sua osservazione più che legittima. Chi di noi non ha mai detto “vendano i calici d’oro e li diano ai poveri”? Giuda non sta dicendo altro. Gesù con pazienza gli risponde, finchè può parla con lui (la prossima volta sarà alla cena, poi  al Getsemani).  Lasciala fare. E gli esperti traducono Lasciala fare, permettile di conservare questo gesto per il giorno della mia sepoltura. Perché Gesù infatti sarà sepolto in fretta, senza profumi. Profumati saranno solo i piedi, che certo in sei giorni non avranno perso l’intensissimo profumo dell’essenza di nardo. Piedi che lasceranno profumo sulle mani di chi li inchioderà. Lasciala fare, lascia che viva questo suo momento con me, non intrometterti nel legame personalissimo tra me e lei. Non interrompere e non giudicare l’intima preghiera di nessuno. Mai. Giuda vorrebbe recuperare soldi per la causa dei poveri. Giuda, con questo nome così bello e santo (la terra di Giuda, la Giudea!) è l’uomo della causa. La causa del Regno di Dio, che deve emergere e vincere. La causa dei poveri, degli schiavi, degli innocenti condannati. La causa ambientalista, indipendentista, riformista. La causa operaia e quella occupazionale… Quante cause per cui lottare e vivere! Onesta o meno che sia, Giuda mette tra Maria e Gesù la causa. Ci colpisce la constatazione di Gesù: avete sempre i poveri con voi, ma non sempre avete me. Non basta avere i poveri per avere Gesù. Non basta una santa causa di vita per avere una vita santa. Una vita piena di poveri, di rinunce, di fatiche, di lotte, di conquiste sociali non è detto che sia una vita dove è presente Gesù. Non sempre avete me, a volte mi usate come bandiera, come slogan, come collante, ma i problemi per cui lottate diventano più importanti di me e voi vi perdete la cosa più bella: godere della mia presenza. Ecco cosa vi manca: la gioia. I problemi per cui lottate non devono farvi arrabbiare. Guardate noi, guardate Lazzaro, Marta, Maria. I capi e i farisei hanno appena dato ordine di denunciarmi e presto decideranno di uccidere anche Lazzaro e noi che facciamo? Festeggiamo. Siamo a tavola tra amici, cibo e profumo, assaporando ogni attimo di vita insieme. Conservando questa gioia per il giorno della mia sepoltura. Con questa forza risorgeremo.

Gv 11,55 – 12,11

 

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PS in rito romano oggi, domenica delle palme, si legge per intero la passione secondo Matteo. In rito ambrosiano si legge l’unzione di Betania che, nel Vangelo di Giovanni, precede di un giorno l’ingresso di Gesù in Gerusalemme tra la folla in festa che agita rami di palma.

si entra

Domani si entra a Gerusalemme, domani si entra nella settimana Santa. Quante cose possono accadere in una settimana? Non se lo immaginavano certo quel che stavano per vivere quei poveri dodici amici stretti di Gesú. La sera prima sei lì tranquillo, nemmeno te lo immagini che sia l’ultima. Poi arrivano, te lo arrestano sotto gli occhi, e tu non sarai più quello di prima. Quante cose possono accadere in una settimana? Ma un giorno alla volta, un passo alla volta, quando meno te l’aspetti, te lo ritroverai davanti sorridente.