faticaccia

Ma che faticaccia, avanti e indietro con queste pietre ogni giorno! Stanno forse facendo dei lavori al tempio, delle ristrutturazioni, chissà… O forse sono dei condannati ai lavori forzati, poveretti. Ogni giorno a trasportare pietre… per lapidarlo. È una fatica anche lapidare una persona, eliminare un nemico, trovare argomenti e modi e strategie per farlo fuori. Energie che se ne vanno, tensioni da gestire, insonnia da domare, cene da offrire… E Gesù che candidamente chiede per quale opera buona che vi ho fatto vedere volete lapidarmi? Così, giusto per sapere. E poi nel testo originale è scritto opera bella. Contro quale opera bella volete tirare quelle pietre? Perché volete distruggere le opere belle? Forse solo perché non sono vostre? Le opere belle sono del Padre mio e non portano certo la mia firma. Non sprecate energie.

Gv 10, 31-42

osservatore

Astronomico, naturalistico, militare, assistenziale, romano…il mondo è pieno di “osservatori”. Osservare, guardare con attenzione, considerare. Gli occhi notan sempre ciò che sono abituati ad osservare. Sarà meglio allenarli bene, prima di trovarsi a scambiare una nuvola per tornado. Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte. Vedrà la vita, vedrà oltre, vedrà dentro, vedrà una luce nelle cose, anche le più nere. Noterà l’amore che resiste, l’onestà che rimane, la gratuità che sostiene. Abramo non vide la vecchiaia né la morte sopraggiungere, vide il mio giorno e fu pieno di gioia.

Gv 8, 51-59

 

                                                                                       …vedrà una luce nelle cose ???????????????????????????????

dipendenze

Anche se lo neghiamo o forse nessuno mai ce l’ha detto, anche se non ne vogliamo parlare e ci irrigidiamo con un bel non siamo schiavi di nessuno, anche se ci da fastidio ammetterlo, noi siamo immersi fino al collo in un mare di dipendenze. Il nostro corpo dipende da tante di quelle cose, abitudini, sostanze, medicine, cibi, che la metà basterebbe a farne una montagna. E le dipendenze psichiche che vivono in noi, chi può negarle? Quante aspettative, sensi di colpa, paure, rigidità, comportamenti condizionati! Come un demone ci tengono in scacco prigionieri. E forse anche se scendiamo a livello spirituale possiamo elencare altrettante paure, moralismi e immagini divine che manovrano la nostra religiosità e le nostre devozioni. Oggi Gesù dichiara che conoscerete la verità e la verità vi libererà. Conosceremo come è Dio. E più lo conosceremo più saremo liberi. Che bello avere un Dio che, più lo conosci, più ti senti una persona libera! Libera dentro, libera di vivere, capita e rispettata. La verità liberante su Dio. Dimorate nella mia parola e conoscerete la verità. Ecco la miglior disintossicazione: il Vangelo.

Gv 8, 31-42

chi sei?

Se non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati, non riuscirete a venirne fuori in questa vita, rimarrete immersi fino alla fine nel vostro modo di agire e ragionare sbagliato. Diventerete cronici. Solo la morte porrà fine ai vostri errori. Gli dissero allora: tu chi sei? Gesù disse loro: proprio ciò che io vi dico. Chissà, chissà se almeno un secondo, una frazione di secondo, nella nostra vita potremo dire la stessa cosa di noi: “io sono ciò che dico”. Poter dire almeno una volta, sentir dire di noi almeno una volta in vita “quell’uomo, quella donna, è ciò che dice”. Nessuna distanza tra il dire e il fare. Nessuna differenza tra ciò che si afferma e ciò che si è. Essere ciò che si dice. Chissà se, almeno per una frazione di secondo in vita, saremo anche noi una parola fatta carne.

Gv 8, 21-30

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lo specchio

Per far si che rimanessimo come Lui, a sua immagine, Dio mise nelle nostre mani uno specchio, così che di tanto in tanto ci potessimo dare un’aggiustatina, riprendere bellezza e correggere qualche macchia. Questo specchio fu chiamato la Legge, la Legge di Dio. E Dio è Amore. Ma, come dei ragazzini a scuola che giocano a riflettere il sole in viso ai compagni, così uomini e donne spesso usano lo specchio santo della Legge di Dio non per specchiar se stessi, ma per puntarlo contro gli altri. Abbiamo sorpreso questa donna…e di lei la Legge dice che deve essere lapidata. Lei lì, nel mezzo, sola. Loro attorno a lei, con la Legge in mano, a riflettere condanne sulle sue colpe. Donne come questa vanno lapidate! Non ti uccido con la spada, non ti tocco nemmeno per ammazzarti. Mi devi stare lontano, persino mentre muori. Via tutti questi scarti…che muoiano lontano! Ma che vittoria quel giorno quando, cominciando dai più anziani (che di solito son gli ultimi a farlo), tutti cambiarono idea. Tutti si resero conto che la Legge era data a ciascuno perché guardasse se stesso e non gli altri. Specchio per la propria anima, non strumento di accusa e di condanna altrui. Nessuno ti ha condannata? Nessuno Signore.

Gv 8, 1-11

ora

“Parlandone come da vivo…” – diceva sempre la nonna di amici quando voleva muover critiche ad un defunto – ebbene, parlandone come da vivo, ricordo bene un parroco che da bambino andai a trovare con mio padre. Era molto abbattuto per la morte dell’anziana madre e diceva in dialetto “Quel Signore là…ce l’ho con lui. Mi ha portato via la mia mamma! Lui la sua mamma non l’ha vista morire, io la mia sì!”. Perché poi la domanda è sempre la stessa: Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva far sì che costui non morisse? Uscendo dalla casa di quel parroco, mio padre gli diede del fesso e il messaggio per noi bambini fu chiaro: mai attribuire a Dio un male. Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio! Però arriva sempre un punto in cui ti fermi. Anche se non attribuisci a Dio la morte o la malattia di alcuno, anche se lo ritieni fonte di solo bene e mai di male, a un certo punto ti fermi e ti rassegni. Marta e Maria non rimproverano Gesù per il ritardo, semplicemente constatano: se fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto, ma non c’eri, e se ne è andato. È così, non ci si può fare più nulla. Come le parole severe di quella lastra tombale nella chiesetta del mio paese: quod satis morituro hoc nimis mortuo. Cioè, in poche parole: se è già morto è inutile, too late. Il tempo è finito, andato. Eppure Marta non si limita a constatare la fine dei giochi: se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto, ma anche ora… Ecco, con quel ma anche ora Marta ferma la morte, riprende il tempo. Ecco un germoglio di risurrezione: corre da Maria, le dice che Gesù la chiama e quella si alza subito (in realtà il testo greco scrive “risorge”). Gesù dice a Marta Io sono risurrezione! Io sono risurrezione ora, io sono vita ora. Tu Marta, come tutti, sei tesa tra passato e futuro, tra un se fossi stato qui non sarebbe morto e un risorgerà nell’ultimo giorno. Ma io conosco solo il presente, Io Sono Risurrezione. Ora. Lazzaro è ancora nella tomba e Gesù già dice Padre, mi hai ascoltato, Lazzaro è già tornato. Allora liberàtelo e lasciàtelo andare! Slegàtelo, toglietegli il sudario che gli nasconde il volto, guardàtelo. Fate come me, fate risorgere i morti liberandoli e guardandoli. Guardàteli ora, non domani, questi inguardabili, questi poveri, questi anziani, questi malati. Liberàteli ora questi che sono legati dalla miseria, dal carcere, dalle violenze. Fateli risorgere, ridategli vita, non tenete i loro volti coperti, non fingete di non vedere che vita da morti devon fare. Non rinviate a domani, non lasciate che scontino per una vita gli errori di ieri. Siate presenti, ora. Risorgere è fermare il tempo, è viverlo al presente, non dire mai che è troppo tardi e ricordarsi che il suo nome è Io Sono Risurrezione.

 Gv 11, 1-45

liberàteli, e lasciàteli andare!      ????????????????????????????????

nulla

Erano tutti d’accordo, proprio tutti. La gente, i capi, tutti: il Messia non può venire dalla Galilea ma dalla stirpe di Davide e da Betlemme. Se lo ripetevano l’un l’altro come un ritornello, ne eran certi. E si comportavano tutti in modo simile quando lo ascoltavano: rimanevano a bocca aperta. Alcuni fra la gente dicevano: costui é il profeta! Altri dicevano: é il Messia! Le guardie non trovavano la forza d’arrestarlo perché mai un uomo ha parlato così e Nicodemo, uno dei farisei, domanda se la Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato. Insomma, mai visto tanta sintonia: il Messia deve essere di Betlemme e questo Gesú parla con una forza affascinante e ci attira tutti e sarebbe il caso di ascoltarlo. Erano tutti d’accordo, proprio tutti, forse anche Gesú… Ma ciascuno tornò a casa sua. 

Gv 7, 40-53

autonomo

Andateci voi alla festa, io non verró a questa festa. E restó in Galilea. Ma quando i suoi fratelli salirono a Gerusalemme vi salí anche lui, ma di nascosto. Che tipo, del resto era così sin da piccolo. Sua madre se lo ricordava bene quel giorno in cui lei e il suo Giuseppe l’avevano perso. Anche allora a Gerusalemme, anche allora al tempio. Allergico alla carovana dei parenti “soffoconi” sin da piccolo? Brutto carattere? Possiamo pensare di lui quel che ci pare, del resto lo facciamo con tutti. Eppure mi piace questo suo estremo bisogno di autonomia, di andare al tempio da solo, per scelta sua, senza carovane, senza pressioni né aspettative di alcuno. Non ci andò apertamente, ma quasi di nascosto. Avrà avuto i suoi motivi, le sue esigenze, la sua interiorità da alimentare per conto suo. Non facciamogli i conti in tasca. Lasciamolo respirare.

Gv 7, 1-30

 

PS.    La liturgia della Messa di oggi ha un po’ tagliuzzato il testo di Giovanni che invece andrebbe letto per intero e con calma.

come papà

Non vi sembra di sentire uno di quei bimbi che dicono “io da grande faccio come mio papà”? Questo papà simpatico che si porta il figlio al lavoro e gli mostra tutti i segreti del mestiere. E il figlio che, a occhi spalancati e bocca aperta, impara, impara tutto e imita. Il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio e gli mostra tutto ciò che fa. E viene da domandare a questo bimbo: “dimmi, cosa fa il papà di bello?”. E lui candidamente ti risponde che suo Padre risuscita i morti e da la vita e non giudica nessuno. E poi, con una punta di fierezza negli occhi, il bimbo aggiunge che il Padre ha dato al Figlio il potere di giudicare. Giudicare? Essere giudicati è bruttissimo! Sì, è una delle cose più faticose cui veniamo sottoposti. A meno che…a meno che il giudice sia Gesù, che fa solo quello che vede fare dal Padre il quale non giudica nessuno ed è sempre buono e tenero con tutti (salmo 145).

 

Gv 5, 17-30

 

Per chi vuole approfondire. Al versetto 29 leggiamo che quanti fecero il bene usciranno dai sepolcri per una risurrezione di vita, quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Ho trovato però una traduzione differente e più fedele al greco (di Silvano Fausti) dove leggo così: quanti fecero il bene (usciranno) per una risurrezione di vita, quanti fecero cose cattive per una risurrezione di giudizio (ànastasis krìseos). Determinante è la differenza tra risurrezione “di condanna” e risurrezione “di giudizio”. Un conto infatti è dire che saranno condannati, altro e ben diverso è dire che saranno giudicati. Coloro che hanno fatto cose cattive dovranno sostenere la fatica e la pena di passarle al giudizio del Figlio. E dal testo di oggi (e da tutti i Vangeli) si deduce che il giudizio del Figlio è come quello del Padre, cioè un giudizio di misericordia. Cioè un giudizio “rieducativo”, che induce chi ha commesso cose cattive a prenderne le distanze e riconoscerle come azioni non autenticamente umane.