Da chi andremo?

Da chi andremo Signore? Tu solo hai parole di vita eterna. Noi abbiamo solo parole. Parole che spesso non sono nemmeno di vita umana. Parole di guerra, di vendetta o di circostanza. Da chi andremo a ritrovar la pace se non da te solo? Dunque non chiedercelo più Signore, non chiederci più se vogliamo andarcene anche noi. Tu lo chiedi per ricordarci che siamo liberi, ma non ripeterlo. Lo spirito è forte ma la carne è debole. L’incarnazione è debole, e potrebbe dirti di sì, che ce ne andiamo. Ma da chi dovremmo andare? Forse in altre religioni troveremmo qualcosa di più bello del vangelo? Forse cessando di credere staremmo meglio? Tu solo hai parole di vita eterna.

Gv 6,60-69    Molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

In terra

«Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Già ai suoi tempi era un’espressione troppo dura ed equivoca: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Eppure l’espressione non è nuova. Questo vangelo inizia proprio affermando che il Verbo, che è Dio, si fece carne. E cosa è mai l’incarnazione se non assumere una personalità in forma di carne e sangue? Gesù non sta certo invitando al cannibalismo. Sta piuttosto invitandoci a vivere la nostra incarnazione su questa terra come la vive lui. Nostro nutrimento è la sua incarnazione, la sua vita umana dev’essere la nostra. Ancora una volta ecco il messaggio: divenire degli altri Cristo in terra.

Gv 6,52-59     i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.

Attrazione

Raffigurato sempre come un vecchio severo ed accigliato, Dio non suscita immediatamente la nostra confidenza e il nostro affetto. Ci siamo mai rivolti direttamente a Lui in preghiera, senza passare attraverso Gesù? Del resto Gesù stesso si presenta come la via per giungere al Padre. Eppure oggi Gesù inverte il movimento: se siamo interessati a Gesù, se qualcosa di lui ci attira e sentiamo il desiderio di vivere il vangelo, è perché Dio Padre ci spinge verso il Figlio. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato. Il vangelo ci parla di Dio, certo. Ma è pur vero che Dio ci parla del vangelo di Gesù e ce ne fa innamorare. Così che anche noi diventiamo come il Figlio. Quando ogni uomo ed ogni donna saranno un altro Cristo in terra, ogni guerra ed ogni singolo pensiero cattivo cesseranno per sempre.

Gv 6,44-51  disse Gesù alla folla:
«Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Tutto

Leggiamo e rileggiamo queste parole che Gesù rivolge alla folla di cui facciamo parte. Rileggiamo e setacciamo, rileggiamo e tratteniamo ciò che oggi riusciamo a vedere. Il resto lo lasciamo, non tutto possiamo capire. Il Padre vuole che io non perda nulla di quanto mi ha dato ma lo risusciti nell’ultimo giorno. Lo ripetiamo: che io non perda nulla. Questa vita in terra ci pare scivolare via veloce e non lasciarci trattenere nulla e nessuno. Tutto e tutti se ne vanno, inghiottiti nell’abisso del tempo. Quand’ero bambino andavo in riva al lago e, stringendo un sassolino in mano, gli dicevo “addio, non ti rivedrò mai più”. Poi con tutte le mie forze lo lanciavo lontano, dove sarebbe scomparso per sempre. Eppure anche quel sassolino risorgerà dal buio, riemergerà dal nulla. Nulla andrà mai perduto e tutto sarà risuscitato. E lo sarà nell’ultimo giorno, proprio quando diremo che è finita. L’ultimo giorno sarà il primo. Come Pasqua, che avvenne il primo giorno dopo il sabato. Dopo l’ultimo.

Gv 6, 35-40      disse Gesù alla folla:
«Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete.
Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

Io sono il pane

Per apprezzare queste parole della folla bisogna rileggere la pagina di ieri, perché ne sono la continuazione. La gente che aveva cercato Gesù solamente per mangiare, accetta il suo invito a darsi da fare per le cose che durano per sempre e chiede spiegazioni. Gesù chiarisce: è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo. Io sono il pane. Risposero: dacci sempre questo pane. Cioè  dacci sempre Te stesso, Gesù. Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Dunque nel “Padre nostro” non si chiede soltanto a Dio di essere sostenuti nei nostri bisogni, ma anche di essere nutriti della presenza di suo Figlio nella nostra giornata.

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Gv 6,30-35   La folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”».
Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».
Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!». Tu

Quello che rimane

Solo un fesso perde le tracce di chi si è mostrato generoso con lui. La gente si mise alla ricerca di Gesù perché lui li aveva saziati moltiplicando il pane. Tutti quelli che aiutano il prossimo, in missione o a casa, sanno bene quanta dipendenza si può creare e quanti falsi amici e falsi discepoli si possono fare distribuendo gratis ciò che la gente non ha. Eppure Gesù lo faceva. Ben sei volte nei vangeli si racconta della distribuzione del pane moltiplicato. La gente aveva fame e Gesù non temeva di dover gestire la dipendenza interessata che si sarebbe poi creata quando la fame sarebbe tornata a bussare. Sì, perché la gente ha la cattiva abitudine di mangiare tutti i giorni ed aiutarla una volta sola non sempre è sufficiente… Gesù non aveva nemmeno paura di far compiere dei passi alle persone: voi mi cercate perché vi siete saziati, datevi da fare non per il cibo che non dura ma per quello che rimane. E la gente lo ascolta e chiede per cosa dobbiamo darci da fare? La risposta è chiara: datevi da fare per credere. Vi voglio vedere indaffarati non solo a cercare cibo ma a cercare una relazione costante con me. Perché trovata una relazione reale con Gesù, ogni altro problema si appiana compreso quello del pane proprio e del pane altrui. Siamo infatti chiamati a distribuire il cibo agli altri, ma affidandoci alla provvidenza del Signore.

Gv 6,22-29   Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

Stupore

Per la gioia non credevano ancora ed erano stupiti. L’abbiamo già detto e lo ripetiamo, più convinti che mai: l’unico modo di non credere è questo. Non credere da tanto grande è lo stupore. Ripetersi sempre, dirselo di continuo: Gesù è vivo! Lui mi sente, desidera comunicare con me, non vede l’ora che io mi sieda e attenda il suo arrivo in me. Se gli diamo la possibilità di manifestarsi vivo, accadrà che ne sperimenteremo la presenza. Fermiamoci, diamogli occasione, e inizieranno ad accadere cose che ci lasceranno increduli per lo stupore.

Lc 24    i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus narravano agli Undici e a quelli che erano con loro ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Così veloce così lento

Il mare era agitato ma noi lo siamo ancora di più. A volte pare proprio di remare invano, controcorrente, e i risultati tardano ad arrivare. Le situazioni non volgono al meglio e ci spaventa constatare che Dio non interviene e ci lascia in balia degli eventi. Quando si soffre il tempo non passa mai e quasi ci convinciamo che durerà per sempre. Poi all’improvviso tutto cambia: lui è lì. La barca tocca terra rapidamente perché, quando si percepisce l’intervento di Dio, tutto scorre veloce. Fin troppo veloce. La serenità è tanto bella che vorremmo viverla al rallentatore. Resta con noi, Signore, che il giorno così velocemente è giunto a sera.

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Gv 6,16-21  Venuta la sera, i discepoli di Gesù scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao.
Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento.
Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!».
Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

Entusiasmo?

Quando qualcuno di altra religione manifesta apertamente il suo credo, le sue feste e le sue regole, siamo sempre tremendamente goffi. Per timore di risultare intolleranti come alcuni che sbagliano, assumiamo un atteggiamento di simpatia che spesso scivola in  vera e propria partecipazione e coinvolgimento interiore. Ognuno è libero di mostrare più interesse per la religione altrui che per la propria. Ma la domanda resta ed è proprio questa: a noi il vangelo piace davvero? Gesù di Nazareth ci incanta sì o no? È bello e fine procurare cibo adatto a chi non può mangiare questo e quello perché Dio non glielo permette. Ma – accidenti! – lo leggiamo il vangelo qui sotto? Siamo l’unica religione che non vieta cibo e che viceversa ne impone la distribuzione. Ne siamo orgogliosi? Siamo consapevoli che Gesù ci ha liberato da tutte le irrazionali regole religiose  dandoci l’unico comando dell’amore? Divieti alimentari, caste, circoncisione, esclusione della donna dalla preghiera pubblica, ripudio unilaterale della moglie, sono solo alcune delle regole di Israele che Gesù superò pagando con la vita. L’hanno ammazzato per questo, l’abbiamo capito? Siamo o non siamo orgogliosi di seguire un uomo tanto moderno? Quelli che protestano contro la festa di fine Ramadan e quelli che invece vi partecipano, dove saranno il 18 maggio? Saranno tutti in preghiera ad accendere fuochi nelle piazze nella veglia di Pentecoste? Perché il fatto è che se ami qualcuno, si deve capire che ne sei entusiasta.

Gv 6,1-15   Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

PS Pentecoste sarà il 19 maggio

Elevarsi

È come salire su un’alta montagna e guardare giù e accorgersi della nube di smog che copre le città. E da lassù andare con la mente a casa, al lavoro, rivedersi alla guida dell’auto tra i semafori e improvvisamente rendersi conto che quando si è laggiù non ci si accorge di ciò che si respira. L’inquinamento del cuore è come le emissioni nocive. Ci si vive immersi, rimane su di noi, e nella Bibbia viene chiamato ira di Dio. Chi vive invece in relazione con il Figlio Gesù, da lui riceve lo Spirito cioè la potenza di elevarsi al di sopra delle cose della terra. Riesce a vedere le cose come le vede Dio, dal di dentro o dall’alto. Diciamolo come preferiamo, ciò che conta è capire che è possibile vivere in questo mondo guardandolo con gli occhi di Colui che lo crea costantemente.

Gv 3,31-36    Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito.
Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.