Questa generazione

Le folle si accalcavano, come si accalcano le generazioni. E non c’è generazione che non ritenga in qualche modo malvagia la precedente o la seguente. “Prima di me l’errore, dopo di me il nulla”, sembra il motto di ogni età. Ci dimentichiamo d’esser figli e padri ad un tempo. La critica di Gesù però, non è generica né viene da uno scontro generazionale. Egli critica il fatto che questa generazione (la sua) cerca un segno. Non ha fede e vuole prove, continue prove, per credere. Eppure, per molto meno c’è chi crede molto di più.

Lc 11,29-32 mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Una parola

Di’ soltanto una parola – disse il centurione a Gesù – e il mio servo sarà guarito. Di’ soltanto una parola e io sarò salvato, diciamo a Messa, guardando il Pane spezzato per noi. Di’ soltanto una parola, dice Gesù a noi. Fate come me: soltanto una parola. Non sprecate parole, ne basta una: Padre. Quel Padre buono che ci dice “Vieni e lascia che la mia bocca si avvicini al tuo orecchio e ti dica: io ti amo, ti amo, ti amo! Lo crediamo che il Signore ci ama?” (Papa Francesco. vedi video qui sotto)

Mt 6,7-15 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Mai visto

Quando mai ti abbiamo visto?, chiedono tutti, dannati e salvati. Nessuno di loro mente: davvero non l’hanno mai visto, non hanno mai visto il Figlio dell’uomo. Quel Figlio che ora, sul trono della gloria di Dio, li giudica in base alle loro opere di misericordia. Avevo fame, avevo sete, e voi… E però resta il fatto che non l’hanno mai visto e noi nemmeno. Le persone con cui condividiamo la giornata, non sono esattamente uguali a Gesù. Eppure, proprio per questo, sono i nostri migliori maestri di vita. Con i loro difetti e i loro errori, ci obbligano a lavorare su noi stessi facendo di noi delle persone più buone, pazienti e amorevoli. Fino al giorno in cui riusciremo a scorgere in loro, sepolto in un sepolcro di malumori, caratteracci e cattive abitudini, il volto dolce di Gesù che ci chiede misericordia. Allora lo vedremo in ogni fratello che ci si fa prossimo. Anche nel prossimo che preferiremmo fosse lontano.

Mt 25,31-46 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna»

Nel deserto

Molto sintetico, Marco. Non si addentra a descrivere le tre tentazioni. Però si addentra nel deserto e noi con lui. Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Misteriose parole, misterioso Spirito Santo che spinge Gesù contro Satana. Fu una bella prova anche per il povero diavolo che, come sappiamo, ne uscì con la coda tra le gambe. Ma non si diede per vinto, sarebbe tornato a tempo opportuno. E noi? Ci siamo già ritirati o nemmeno abbiamo iniziato? Elemosina, preghiera, digiuno. Ci ricordiamo quanto detto solo qualche giorno fa? Vedi anche qui sotto:

https://lalocandadellaparola.com/2023/02/26/le-tentazioni/

Mc 1,12-15 lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo

Con loro

I malati li chiamiamo pazienti perché patiscono. Anche i dottori dovremmo chiamarli pazienti perché pazientano. È molto più bello avere a che fare con i sani, con gli intelligenti, gli interessanti, con quelli che ci fanno divertire e ci tirano su. E allora perché tu sei venuto a chiamare i malati e i noiosi, gli sbagliati e i pubblicani? Da dove ti veniva la forza di stare sempre con questo tipo di persone? Forse perché non è così: non stavi sempre con loro, stavi tanto, costantemente, con Dio-in-te, col Padre sempre allegro e sereno nel tuo cuore. Ecco perché riuscivi a stare coi malati, a stare con noi.

Lc 5,27-32 Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e d’altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

Elemosina preghiera digiuno

Ci siamo già a lungo fermati su queste dispute legalistiche: perché noi digiuniamo mentre i tuoi no? Oggi ci lasciamo colpire da una parola che durante l’anno ormai si usa solo prima di esami clinici, per fare una breve comparsa spirituale in Quaresima: digiuno. Tuttavia anche in Quaresima è una parola che sa di vecchio e di volontaristico. Perché infatti digiunare? Come può Dio essere contento se mangio di meno? La domanda è però forse un’altra: come posso esser contento io, sapendo che c’è qualcuno che digiuna senza averlo scelto? Ecco che si illumina il senso cristiano del digiuno: la condivisione. Mi privo di qualcosa perché altri ne godano. Il digiuno diviene elemosina. L’elemosina poi si farà preghiera. Kyrie Eleison, diciamo spesso pregando a messa, Signore abbi pietà. La radice è la stessa: se chiedo pietà devo avere pietà di chi ha meno di me.

Mt 9,14-15 si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

Consumiamoci

Uscire indenni dalla vita, indenni da qualsiasi difficoltà. Pare questo lo slogan corrente, al punto che molti giovani non riescono più a calcolare il rischio e le conseguenze delle loro azioni sconsiderate. Non si muore mai davvero, si esce sempre indenni. Persino gli anni non devono lasciare traccia sui nostri volti di eterni trentenni. La vita invece, dice Gesù, và persa. L’unico modo per salvarla, è perderla per ciò che ne vale la pena. L’unica sofferenza sensata, è la sofferenza a causa del vangelo. Compiere opere di misericordia costa tempo, denaro, salute e notti insonni, ma è esattamente quella croce di cui parla Gesù: Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Tutte le altre fatiche sono solo tentativi inutili di salvarsi, di uscirne indenni, come nuovi, senza un graffio. Consumiamoci come legna nel fuoco, ne resterà cenere, ne resterà l’amore compiuto. Il resto è tempo perso.

Lc 9,22-25    Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».

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L’inizio

Ci siamo, si parte! Come ad ogni partenza, c’è entusiasmo ed emozione. Come ad ogni partenza, si controlla lo zaino. Si parte verso la Pasqua, il cammino si chiama Quaresima. Elemosina, preghiera e digiuno saranno gli strumenti del viaggio. Come ogni strumento, saranno adattati a chi li usa. Non ci sono formule fisse né ricette per risultare certamente giusti. Gesù ci rende responsabili e ci dà solo alcune indicazioni. L’elemosina che farai sarà segreta, non fatta cioè per apparire. Ma è certo che devi fare elemosina, devi dare i tuoi soldi (sì, i soldi) a chi ne ha bisogno. Farai digiuno, segretamente, perché non digiunerai per diffondere ideali vegan o bio o altro. Digiunerai, mangerai meno cibo e meno cose (perché noi ci nutriamo di cose e le nostre case sono obese di oggetti) mangerai meno per poter donare. Il digiuno sostiene l’elemosina. E pregherai. Molto, molto più di quei pochi deboli e distratti minuti che concedi a Dio ogni giorno. Non avrai scuse e non rinvierai a domani il tuo momento di silenzio meditativo. Userai la Locanda, altri siti o ciò che ti pare e che ti aiuta. Pregherai nel segreto del tuo cuore, cioè avrai una preghiera personale oltre a quella celebrata in chiesa. Senza rapporto personale con Gesù infatti, il tuo digiuno e la tua elemosina saranno solo ammirevoli sforzi di volontà. Come quelli di tutte le religioni del mondo. Ma tu non segui una religione. Tu segui una persona.

Mercoledì delle ceneri Mt 6 Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Ricorda

Ci sono cose che si possono dimenticare, altre che vanno ricordate. I discepoli discutevano di avere dimenticato di prendere il pane. La più grave dimenticanza era però un’altra e non ne erano consapevoli. Si erano dimenticati che Gesù aveva spezzato il pane per un totale di novemila famiglie, avanzando diciannove ceste di pane. Il problema non era dunque di non aver preso il pane, ma di non ricordare che quel Gesù che era lì con loro era quello che il pane lo dava a tutti. Sempre. In sovrappiù. Gesù era ancora scosso dalla domanda di ieri dei farisei. Domanda simile a lievito malefico, capace di fare crescere dubbi e negatività. Loro invece, pur avendo assistito alle moltiplicazioni dei pani, affrontavano le difficoltà come nulla fosse stato. In ogni difficoltà facciamo memoria dei prodigi della Provvidenza ed ogni ansia si trasformerà in fede certa e serena.

Mc 8,14-21 i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.
Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».

Un segno dal cielo

Ha appena moltiplicato pani e pesci e i farisei gli chiedono un segno dal cielo. Perché a questo tipo di gente i segni dalla terra non bastano mai. Loro vogliono prodigi miracolosi, magari fulmini sui miscredenti. Vogliono segni che dimostrino che loro sono dalla parte giusta, dalla parte di Dio. Invece Dio continua a segnare il mondo di opere d’amore vicendevole. Continua a ispirare idee e suscitare sogni in molte persone. E loro sognano di aiutare, di soccorrere, di sfamare, di spendere energie e risorse per l’umanità. Sognano di spezzare pane e distribuire pesci alle folle sfinite. E questo è il segno più forte che Dio c’è e si chiama Amore.

Mc 8,11-13 vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno».
Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.