Fratellanza

Tempo di Natale, tempo di parenti. “Parenti serpenti”, dice il proverbio che per intero è ancora più forte: “parenti serpenti, cugini assassini, fratelli coltelli”. Razza di vipere, dirà da grande alle folle questo bambino Giovanni. Razza della vipera, discendenti del serpente. Dunque non tanto parenti serpenti, ma “parenti del serpente”. Come uscire allora da questa parentela con la serpe, da questa fratellanza con il male? Occorre un nome nuovo, una nuova dinastia. Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome, dicevano a Elisabetta, e ben per questo lo chiamò Giovanni. Occorre un nome nuovo, una nuova parentela. Chiunque mette in pratica la Parola è per me fratello, sorella e madre, dirà Gesù. Prendete e Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». tutti, questo è il mio sangue, il sangue della nuova alleanza, della nuova fratellanza. https://gofund.me/ff05ee4c https://gofund.me/6baad839

Lc 1,57-66 per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

Con te

Ha guardato l’umiltà della sua serva, dice il canto della giovanissima Maria in casa di Elisabetta. Carlo Maria Martini ci disse che umiltà si potrebbe anche tradurre con umiliazione. L’incontro di Maria con Elisabetta fa capire a Maria che è tutto vero. Vedere quella donna al sesto mese di gravidanza l’aiuta a credere che l’angelo non è stato un sogno e che la propria gravidanza è possibile e reale. A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Le parole di Elisabetta la confortano e la fanno sentire improvvisamente capita e anche di più: stimata per quello che le è capitato e per la scelta che ha fatto. Nulla infatti è più umiliante che fare qualcosa per servire il Signore, o perlomeno la propria coscienza, e sentirsi giudicati o circondati da un silenzio di disistima. Ecco perché aveva raggiunto in fretta Elisabetta, per avere almeno una persona, un cuore oltre al proprio che le dicesse che faceva bene a continuare. Nel frattempo Giuseppe viveva il suo personale percorso e giungerà ad accogliere Maria come sposa. Presto Elisabetta non sarà l’unica a stimare Maria.

Lc 1,46-55 Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Di fretta

Quanta fretta che c’è nell’aria. Ci ripromettiamo sempre, di anno in anno, di prendercela con più calma ma poi va sempre così. Di corsa. Eppure l’esempio viene dall’alto, da colei che non avrebbe dovuto andar di fretta. Non ce la immaginiamo così Maria, forse perché ce l’hanno dipinta sempre come una madonnina. Ma era una ragazza di grandi corse, da sola, in montagna. Non è dunque questione di stare fermi in santa pace, ma di correre per qualcosa che ne valga la pena. Correre per qualcuno che sia il caso di seguire.

Lc 1,39-45 Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Ma per favore!

Il commento audio a questo vangelo lo trovate qui sotto. Non è un segreto nascosto, è viceversa un mistero. Cioè qualcosa di visibile a tutti ma non comprensibile. Direte che la resurrezione di Gesù è mistero ben più grande e nessuno lo nega. Forse però la accettiamo con meno fatica,dato che riguarda Gesù. Il mistero del concepimento verginale di Maria è sconvolgente. Riguarda un’azione della potenza divina in una donna normale, non nel Cristo. Non dimenticherò mai l’espressione di un’alunna, anni fa: “Ma per favore prof! Ma di che cosa stiamo parlando? Ma io posso solo immaginare se dicessi una cosa così al mio ragazzo! Ma dai ma come si fanno a dire certe cose!?”. Avessimo la stessa spontaneità, come del resto l’ebbe Maria: Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?. Ma per favore Gabriele!

Lc 1,26-38    
Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Libertà

L’angelo dice che Giovanni Battista camminerà dinanzi al Signore con lo spirito e la potenza di Elia. Ed ecco che abbiamo ottenuto la risposta alla noiosa questione dell’identità di Giovanni (è o non è Elia?). Ma c’è ora un’altra domanda: sarà o non sarà un sacerdote del tempio di Gerusalemme, come suo padre Zaccaria? Per non parlare della parentela della madre, discendente nientemeno che di Aronne, primo sacerdote, fratello di Mosè. Povero ragazzo, verrebbe da dire, il suo futuro è segnato: ben due casati da affrontare nel caso non volesse fare il sacerdote. Ed è ancora così in molte famiglie, troppe. “Cultura”, si dice, ma in realtà è violenza. La vera cultura non impone né professione, né vocazione, né marito, né mutilazioni genitali, né indumenti. Se lo fa, non è cultura ma solo mentalità. Elisabetta e Zaccaria avevano però fatto il loro percorso di maturazione e liberazione interiore. Erano passati dalla credenza socio religiosa alla fede personale. E Giovanni fu libero di annunciare Gesù fuori dal tempio, libero, senza le vesti di Aronne né l’incenso di Zaccaria.

Lc 1,5-25 Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.
Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».

Con sé

Non voleva lasciarla per nessun motivo perché la amava. Non ci sarebbe stata legge, nemmeno quella divina, che avrebbe potuto convincerlo a denunciarla e farla lapidare. Amava Maria e la conosceva bene. Quando l’angelo in sogno gli disse di non temere perché ciò che era generato in lei veniva dallo Spirito santo, non fece altro che confermare ciò che Giuseppe già aveva percepito, ciò che già combatteva nel suo cuore. La fede infatti non chiede di spegnere la ragione ma anzi di utilizzarla per capire meglio. E lui aveva capito benissimo che Dio non può chiederci di far morire chi amiamo, chi abbiamo scelto di avere a fianco tutta la vita. E Giuseppe prese con sé la sua sposa.

Mt 1 Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele»,
che significa «Dio con noi».
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Chi sei?

Per la curiosa faccenda dei sandali di Gesù vi rimando a questo articolo https://lalocandadellaparola.wordpress.com/2023/12/10/scalzi/ Ci fermiamo un attimo su altre parole di Giovanni Battista, su quel suo modo così strano di parlar di sé. Io non sono. Ecco la sua risposta quando insistono a chiedergli chi sei? È forse davvero il primo passo da compiere. Iniziare cioè a capire chi non siamo. Poi, forse, capiremo qualcosa in più di noi stessi. Io non sono. Non sono come voi, come voi mi vorreste, come voi vi aspettereste. Avessimo almeno questa forza, di distaccarci dalle etichette e dalla paura di deludere, dalla paura di apparire quel che siamo. Poi ci verrebbe più chiaro anche chi siamo o, per lo meno, chi vogliamo essere. In mezzo a voi, dentro noi stessi, sta uno che voi non conoscete.

Gv 1
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Scegli

Mentre scendevano dal monte (dove avevano visto Gesù trasfigurato parlare con Mosè ed Elia) i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?». La domanda è più che legittima perché, avendoli visti insieme, è ovvio chiedere perché Elia dovrebbe apparire prima. Ma ci siamo già fatti questo genere di domande tre giorni fa. Oggi piuttosto ci colpisce l’espressione di Gesù: hanno fatto di Giovanni quello che hanno voluto. Come di un oggetto. Ed è sempre così, degli altri possiamo fare davvero quello che vogliamo. Possiamo amarli, rialzarli, dare mille occasioni di crescita. Possiamo ignorarli, rinfacciargli i loro errori, odiarli. Siamo liberi di fare degli altri quello che ci pare. A noi la scelta.

Mt 17,10-13 Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?».
Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».
Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

Le opere

È vero, non ci va mai bene nulla e per poter apprezzare qualcuno lo dobbiamo perdere. Quando è lì con noi, non gustiamo la sua presenza. Non va bene Giovanni Battista, con la sua vita solitaria nel deserto. Non va bene Gesù, con le sue frequentazioni ambigue. Non va bene l’inverno perché è freddo né l’estate perché è calda. Ma cosa davvero vogliamo? Siamo come quei bambini a cui si chiede cosa vogliono di regalo a Natale. “Non lo so”, rispondono annoiati. Ma se non gli fai trovare nulla sotto l’albero, son tragedie. Sempre insoddisfatti, aspettiamo che qualcuno ci porti gioia. Quella gioia che troveremmo se ci concentrassimo a compiere opere giuste.

Mt 11,17-19 Gesù disse alle folle:
«A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”.
È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”.
Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».

Sei Elia?

Giovanni Battista era o non era Elia? Gesù più volte afferma di sì. L’interessato però è di altro parere: chiesero a Giovanni: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse (Gv 1,21). Tutta colpa del profeta Malachìa, nel cui libro leggiamo: Ecco, io vi manderò Elia, il profeta, prima che venga il giorno grande e spaventevole dell’Eterno (4,5). Elia era dunque atteso. Non dimentichiamo però che Elia non morì ma fu assunto al cielo in un turbine di fuoco sotto gli occhi del suo fedele discepolo Eliseo (2Re 2,11). Dunque il suo ritorno non può essere certo una reincarnazione, ma semmai una sorta di discesa dal cielo. In ogni caso resta da capire se Giovanni era o non era Elia, perché lui e Gesù affermano il contrario. Forse però la lettura dei vangeli ha da essere meno meccanica e più ampia. “Un” Elia era atteso come annunciatore del giorno dell’Eterno. Giovanni Battista nega di essere fisicamente Elia ritornato in terra. Gesù però lo indica come quell’Elia che deve venire, come il precursore del giorno dell’Eterno. Certo, se volete comprendere chi è questo Eterno. Se cioè avete orecchi per intendere che sì, Giovanni ha il ruolo di quell’Elia poiché Gesù è quell’Eterno. Ecco, io vi manderò Elia, il profeta, prima che venga il giorno dell’Eterno.

Mt 11,11-15 Gesù disse alle folle:
«In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.
Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elìa che deve venire.
Chi ha orecchi, ascolti!».

https://www.gotquestions.org/Italiano/Giovanni-Battista-Elia-reincarnato.html