Un canto d’amore

da MAQUILI, ATAURO, TIMOR EST Ieri sono partito in nave per l’isola di Atauro, dove vissi per quaranta giorni nel 2018. Mi attendono sbarcare quelli che un tempo erano bambini. Ma non sono solo. Quelli che anni fa erano adolescenti della scuola salesiana, in tutt’altra parte di Timor, ora sono laureandi in economia e turismo. E sono con me. Non avevano mai avuto occasione di visitare quest’isola. Qui, a Maquili, l’antico progetto di padre Luis (italiano) sta realizzandosi grazie a padre Daniel (spagnolo). Due case in riva al mare sono pronte per accogliere turisti desiderosi di conoscere la parte più antica e incontaminata di Timor Est. E così io mi ritrovo a far da accompagnatore a otto giovani timoresi, ospitati e curiosi come stranieri. La sera si uniscono a noi le quindicenni e iniziano a cantare. Guardo questo gruppo: vengono da ogni parte di Timor e fino a ieri solo io li conoscevo tutti. Tu lavori, anno dopo anno, leghi e sciogli, annodi e tagli e rappezzi, e a volte non sai nemmeno perché mantieni a tutti i costi relazioni così lontane. Leghi e sciogli, leghi e sciogli. Poi d’improvviso hai la gioia di vedere l’abito pronto. La bambina che un tempo ormai lontano mi insegnò a dire le prime parole, ora canta una canto d’amore e la capisco: “Neneik neneik hau sente saudades klean, hau tauk los o dook husi hau, sento crescere la nostalgia e ho tanta paura che tu vada lontano da me”. Ma ciò che è intessuto di cielo non andrà mai perduto. Nessun luogo è lontano per chi ama.

Mt 18 Disse Gesù: in verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Bimbe

da DILI, TIMOR EST Anche nei villaggi più isolati, sono sempre le bimbe e le ragazze quelle con cui riesco a entrare in contatto per primo. Tengono finché possono la parte delle timide, poi la curiosità le vince. Un sorriso rompe le distanze, una smorfia fa scoppiare una risata. Il mio colore, il ruolo, la stessa mia corporatura, tutto dice che sono diverso. Dunque cerco di fare in fretta a far sussultare di gioia i bambini. Nessuno ha bisogno di incontri formali, tesi, e ogni volta che i cerimoniali dell’ospitalità tendono a creare pesantezza, li infrango. “Nia komik”, è spiritoso, si dicono tra loro a bassa voce le ragazze, credendo di non essere capite. E si fa subito famiglia. Se quel giorno Giovanni Battista non avesse scalciato nel grembo di Elisabetta, forse quell’incontro sarebbe stato diverso. C’è sempre un bimbo che rompe le righe, che permette alle madri di alzarsi, di uscire, di dare precedenza alla vita così com’è. Perché le cose serie si possono dire con un sorriso. E noi dobbiamo tornare bambini.

Buona Assunta, buon ferragosto, a tutti voi che ci seguite e ci sostenete!

Assunzione di Maria Lc 1,39-56 Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Ospitalità

da DILI, TIMOR EST     Paga per me e per te. Mi ha sempre entusiasmato questa espressione di Gesù. Mi dà un senso di uomo generoso, felice di offrire, incurante degli spiccioli. Paga per me e per te. Che si tengano la moneta d’argento cui non avrebbero diritto. Làsciagliela. A noi resta ben altro. Resta l’amicizia, la complicità, resta il cammino insieme. A noi resterà tutto ciò che nessuna moneta può comprare. Sabato sera siamo saliti al monte Ilimanu, dove vive una comunità isolata ed estremamente bisognosa. Tutti – che vuol dire tutti – ci attendevano. Un tavolino con tovaglia bianca era pronto sulla terra rossa, di fronte alla grande casa di paglia. È arrivato il caffè, servito in tazzine con bordino dorato. Poi, al buio, l’incontro con tutta la comunità. E di nuovo cena, con una pecora cucinata apposta per noi. E ieri, prima di scendere, una noce di cocco a testa, impossibile da terminare. Ma come offrirne metà? Poi si scende, accompagnati da un gran numero di ragazzi e adulti. In auto noto una borsa: un grande sacco di arachidi, che crescono lassù. Le avevano date a mia insaputa ai giovani che mi accompagnavano. Questa gente non ha il conto in banca. Ma certo sa cosa significa che l’ospitalità è cosa sacra. Il resto ve lo racconterò di persona al mio ritorno.

Mt 17,22-27    Mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.
Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». Rispose: «Sì».
Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei».
E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».

Coraggio

da DILI, TIMOR EST La paura, sempre lei la nostra più grande nemica. È difficile ammetterlo, ma siamo tutti dei gran paurosi. Qui sono circondato da paurosi. Non parlo della paura di affrontare una fatica, un lungo cammino a piedi o la sete o un dolore. In questo vedo molto coraggio. Ma una paura più profonda abita il cuore di questa gente e, mi domando, forse anche il mio, il tuo. La paura d’essere sbagliato, la paura di non essere capito, d’esser giudicato, di perdere la faccia. La paura che il giudizio negativo si ripercuota sulla famiglia e la vergogna si estenda a chi ami. È la paura originale di Eva, di Adamo, che dicono a Dio abbiamo udito i tuoi passi e abbiamo avuto paura. Paura persino di urlare i propri sogni perché quando tutto è difficile, quando anche avere un paio di belle scarpe è un sogno, hai paura che parlando ti svegli e l’immagine svanisca. Quante volte mi sento chiedere “sei arrabbiato con me?”. Certo, la sensibilità asiatica non è mai capita a sufficienza da un rozzo occidentale, ma credo che non si tratti solo di questo. Forse la colonizzazione, forse il genocidio, forse la miseria. Tutto ha scavato e seminato paura. Dovremmo essere tanto buoni, tanto sorridenti, da far passare la paura con un solo sguardo: coraggio, sono io, non abbiate paura!

http://www.resegoneonline.it/articoli/un-prete-ambrosiano-non-nominiamo-la-poverta-invano-20230810/

Mt 14,22-33 Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Ti credo

da DILI, TIMOR EST Kuàrter kuàrter, mi chiedono i bimbi qui in città. Chiedere un quarto di dollaro a un bianco è normale, la timidezza dei bimbi di villaggio è ricordo lontano. Tutti vogliamo più soldi, soprattutto chi non li ha nemmeno per mangiare decentemente. Mi confidavano che molti qui giocano al bingo, persino i preti. C’è poi chi, per avere soldi, scende a patti coi demoni. A giudicare da certi fuoristrada credo che funzioni. Purtroppo il prezzo è l’anima. Il fatto è che noi tutti misuriamo la forza del futuro in materia, in cose, in denari. È il peso che conta. La fede invece è del mondo immateriale, il sottile regno delle forze spirituali. La fede è un seme invisibile portato dal vento, è leggerezza che si affida e si lascia trasportare. Se è pesante, se è spessa, se è ansiosa, la fede è ancora troppo materiale, non abbastanza sottile da passare tra atomo e atomo e vincere la materia spostando le montagne. La fede deve essere pari a un granello di senape, non di più. Una certezza serena, un sussurro che dice “ti credo”.

Intervista http://www.resegoneonline.it/articoli/un-prete-ambrosiano-non-nominiamo-la-poverta-invano-20230810/

Mt 17,14-20 Si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua. L’ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo».
E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.
Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».

Le scarpe di Chiara

da DILI, TIMOR EST Un bimbo, seduto ai piedi dei genitori, li aiuta nella sera a vendere scarpe. La madre, scalza, illumina la merce con la luce di un telefonino. Siamo al mercato delle scarpe usate, dove si trovano calzature di ogni tipo. Dagli scarponcini Quechua della Decathlon, a scarpe eleganti da donna, come quelle del “negozio” in foto. Chissà da dove vengono, mi chiedevo. Ai piedi di quale donna sono state prima d’essere qui, per quanto tempo le ha indossate? Forse il tempo di un aperitivo, forse un giorno importante. Sono state un regalo o un acquisto compulsivo? Comprate facilmente o frutto di risparmi? Chiara d’Assisi, che oggi festeggiamo, capì che le scarpe adatte per lei erano i piedi nudi. Non impose la sua scelta a nessuno, ma non si fece imporre limiti a sua volta. Scappò di casa, nella notte, scalza. Francesco e gli altri la aspettavano, sapendo che tutti ne avrebbero dette di ogni, meno che la verità. Cioè che lei abbracciava la povertà totale non perché la considerasse un valore da diffondere, ma per contestazione. Francesco le aveva aperto gli occhi e lei non accettava più un sistema in cui pochi ricchi se la godevano ignorando le moltitudini di poveri. Lei, nata ricca, non poteva più stare dalla parte ingiusta. Il sistema non cambiava, allora lei cambiò vita. Come Cristo,come Francesco, rinnegò il proprio status sociale e da ricca si fece povera, in un mondo in cui tutti da poveri vogliono farsi ricchi. La sua, la loro protesta, continua oggi inascoltata come allora. Il sistema non è cambiato e i poveri vendono scalzi, ai margini della strada, le scarpe scartate dai ricchi. Ma chissà, forse tra quelle migliaia di scarpe, ci sono anche quelle di Chiara. Quelle di chi, ribelle a questa logica, rinuncia a qualche bene per sollevare da terra qualche fratello.

Intervista a Pietro Raimondi http://www.resegoneonline.it/articoli/un-prete-ambrosiano-non-nominiamo-la-poverta-invano-20230810/

Santa Chiara d’Assisi Mt 16,24-28 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno».

Non si può

da DILI TIMOR EST Non voglio diventare come le cerniere del mio zaino fotografico, a tenuta d’acqua. Quando si viene a vivere in una terra, come un seme che cade, non si può restare incolumi. Ci si potrebbe riparare dietro i vetri di un albergo o i finestrini di un’auto con l’aria condizionata al massimo. Ma non siamo qui per preservare intatta la nostra vita. Siamo qui per dare frutto. Occorre andare dove il maestro va: chi mi vuole servire mi segua. E io intendo: chi mi vuole servire a qualcosa, chi vuole essermi utile, chi mi vuole dare una mano, vada dove vado io. E ieri sera, ne sono certo, era tra le migliaia di persone che affollavano la strada vendendo e comprando. Gente che cerca di salvare la vita dei propri figli. Gente che chiede ai figli di aiutare a salvarsi tutti. Si stringe il cuore a vedere bambini che passano la sera a vendere per portare a casa qualche moneta. E il mattino, all’alba, a scuola. Ma questa è la vita che devono vivere. Non è la vita che hanno scelto, ma quella che noi scegliamo per loro ogni volta che preserviamo la nostra sensibilità e la orientiamo su altro. Forse dovremmo abbassare le difese, non temere di piangere. Non siamo in terra per rimanere intatti e giovani, ma per invecchiare bene con un cuore sempre più grande, capace di scendere tra gli ultimi.

Ricorda di diffondere questo sito

Gv 12,24-26     Gesù disse ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

Mentre dormivo

da DILI, TIMOR EST    La preparazione viene da lontano, non ci si improvvisa evangelizzatori né semplicemente brave persone. La scuola delle opere di misericordia è lunga e va frequentata tutti i giorni. Perché la stanchezza arriva per tutti, gli occhi di chiudono e sogni. Sogni ruscelli, il profumo delle erbe di montagna, il giaccio che si scioglie in una bibita fresca. E inizi a dire di no, che ti lasciassero in pace, che vuoi dormire. Ieri sera ero davvero stanco e bruciato di caldo. Non ho risposto alla telefonata che mi ha svegliato mentre mi ero assopito sulla poltroncina in veranda. Al secondo tentativo che facevano, non ho potuto lasciar cadere e ho risposto. Sono arrivati, i due fidanzati, lei ancora con l’abitino del lavoro, le scarpette eleganti cinesi, più stanca di me. Aveva in mano una nota spese scritta perfettamente al computer, un preventivo per portare alimenti in cima a un monte. Lassù vivono settanta famiglie isolate, poverissime, che già nel 2021 avevamo aiutato. Ora che io sono qui, mi attendono. Era per questo che i due giovani mi disturbavano, per sapere se avevo ancora possibilità di aiutare (lui è in foto). La spesa è forte, ormai sapete che i prezzi sono molto simili ai nostri. Si parla di alcune centinaia di dollari, non sono monetine. Ma i due erano lì, come un grido nella notte: arriva un bisogno, andategli incontro! E bisogna essere pronti ad ardere come fiaccole. Andremo. Ma non era finita. Nella notte vengo di nuovo svegliato: un messaggio dall’Italia. Che succede ancora? Mi avvisano che qualcuno ha versato un’offerta alla Onlus. Inforco gli occhiali e leggo: è il doppio della cifra necessaria. In barba alle vergini sagge della parabola, qualcuno, mentre dormivo, mi ha dato un po’ del suo olio.

Non dimenticare di diffondere la Locanda della Parola

Mt 25, 1-23  Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

https://lalocandadellaparola.com/interventi-timor-est/ cercate spedizione a ilimanu

Kultura

da DILI, TIMOR EST Ci ho messo un po’ a capirlo e forse non l’ho ancora capito. Capire cioè cosa intendono qui con il termine “kultura”. Perché per cultura io intendo qualcosa che non si esaurisce nell’istruzione ricevuta ma nemmeno resta ancorato nella tradizione immutabile. Quante volte ci capita di partecipare a eventi definiti culturali, che di strettamente tradizionale hanno poco o nulla? Qui invece con kultura si intende qualcosa di molto più vicino a quanto intendevano i farisei e gli scribi che contestavano Gesù come trasgressore della tradizione degli antichi. Danze rituali legate al raccolto del riso o di altri frutti, matrimoni, sepolture, apposizione del nome al neonato, ecc Forse noi ora tutto ciò lo chiamiamo “valori”, quell’insieme di “cose che stiamo perdendo” e che erano certamente meglio del nuovo che avanza. Anche qui si sente dire questo. L’american way of life avanza a tamburi spiegati e le danze culturali, che attingono alla notte dei tempi, vengono riprese col cellulare non dai turisti (che non ci sono) ma dagli stessi partecipanti. Ma così è. Immobili non si può stare. Persino le montagne, prima o poi, diventano sabbia. La speranza è quella di cambiare per il meglio, come il Maestro insegnava.

Mt 15 alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!».
Riunita la folla, Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!».
Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?».
Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!».

Solved

da TIMOR EST “Everything will be solved in Jesus name”, tutto si risolverà nel nome di Gesù. E si risponde “amen”. Quante volte sento queste parole dai miei amici timoresi, quando espongo loro qualche guaio, quando racconto qualche difficoltà. “Amen”, credo che davvero andrà tutto risolto nel nome di Gesu, l’unico nome sotto il cielo in cui c’è salvezza. Credere, avere fede, non è il nostro banale credere che Dio esiste. Questo lo credono anche i demoni. Tutti credono in un dio, persino noi occidentali abbiamo stampato sul dollaro “in God we trust”. Avere fede, per Gesù significa avere totale ed assoluta fiducia in lui, nel potere infinito della sua misericordia e della sua azione. Avere fede in Gesù significa dargli la possibilità di agire nei fatti della nostra giornata. È risorto con il corpo. È invisibile solo perché vuole esserlo, forse perché altrimenti distoglieremmo lo sguardo dai nostri fratelli per guardare solo lui. Allora continuiamo la traversata dell’umanità, sereni, incuranti del forte vento. Diamo fiducia al Maestro e, se possibile, non dimentichiamo di dargli anche un po’ di tempo per poter agire.

Mt 14,22-36      Dopo che la folla ebbe mangiato il pane, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Compiuta la traversata, approdarono a Gennèsaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccarono furono guariti.