
da MAQUILI, ATAURO, TIMOR EST Ieri sono partito in nave per l’isola di Atauro, dove vissi per quaranta giorni nel 2018. Mi attendono sbarcare quelli che un tempo erano bambini. Ma non sono solo. Quelli che anni fa erano adolescenti della scuola salesiana, in tutt’altra parte di Timor, ora sono laureandi in economia e turismo. E sono con me. Non avevano mai avuto occasione di visitare quest’isola. Qui, a Maquili, l’antico progetto di padre Luis (italiano) sta realizzandosi grazie a padre Daniel (spagnolo). Due case in riva al mare sono pronte per accogliere turisti desiderosi di conoscere la parte più antica e incontaminata di Timor Est. E così io mi ritrovo a far da accompagnatore a otto giovani timoresi, ospitati e curiosi come stranieri. La sera si uniscono a noi le quindicenni e iniziano a cantare. Guardo questo gruppo: vengono da ogni parte di Timor e fino a ieri solo io li conoscevo tutti. Tu lavori, anno dopo anno, leghi e sciogli, annodi e tagli e rappezzi, e a volte non sai nemmeno perché mantieni a tutti i costi relazioni così lontane. Leghi e sciogli, leghi e sciogli. Poi d’improvviso hai la gioia di vedere l’abito pronto. La bambina che un tempo ormai lontano mi insegnò a dire le prime parole, ora canta una canto d’amore e la capisco: “Neneik neneik hau sente saudades klean, hau tauk los o dook husi hau, sento crescere la nostalgia e ho tanta paura che tu vada lontano da me”. Ma ciò che è intessuto di cielo non andrà mai perduto. Nessun luogo è lontano per chi ama.


Mt 18 Disse Gesù: in verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».










