I dodici, partiti, proclamarono che la gente si convertisse. Non andiamo oltre, perché già queste poche parole possono suonare antipatiche a sufficienza. Convertire è infatti ormai per noi sinonimo di ‘convincere con insistenza’, ‘indurre a cambiare religione o condotta di vita’, a costo di tagliare gole o battezzare a forza… Era questa la conversione che i dodici proclamavano alla gente? Nella loro lingua, ma anche nella nostra, convertire significa letteralmente ‘invertire la rotta’. Rimaner se stessi dunque, continuando a camminare ed evolvere, ma in senso di marcia contrario. Di solito tendiamo a cercare conferma e appoggio e sicurezza all’esterno di noi stessi. Sin da piccoli sono gli assensi e i premi di chi è più grande che ci danno forza e, cresciuti, continuiamo di fatto ad affidare la nostra stabilità a cose o persone esterne a noi. Forse per questo Gesù ordinò loro di non prendere denaro, pane, due tuniche e pure di infischiarsene di eventuali scarse accoglienze ed insuccessi. Conversione è scoprire la presenza della forza buona di Dio in noi stessi e su essa fondare la propria stabilità. Convertire una persona è aiutarla a voltar lo sguardo, ad entrare in se stessa e lì, nel dialogo personale della coscienza, trovare Dio che sorride.
vedi anche, dei giorni scorsi, ‘Strada facendo’ e ‘Equilibri’.
