Laboriosi

“Che belle parole, padre, che esperienze forti in mezzo a quei poveri!”. Lui, il nostro predicatore, sulla via di casa si domanda dove ha sbagliato, come mai quella gente, così colpita dai suoi racconti di miseria, non ha mollato una moneta, preso parte alla sua causa o, almeno, pagato lui per la fatica. Macché, tutto dovuto. C’è un errore nel sistema? Forse. Anche al “professionista” del vangelo, infatti, è tutto dovuto, indipendentemente dalla sua reale professionalità. Che lavori bene, che lavori male, che sgobbi o che impigrisca, il piatto è pieno e i piedi al caldo. Di conseguenza, a nessuno viene in mente di pagar la sua bravura nel parlare o nello scrivere, nel soccorrere o nell’ascoltare, se non addirittura nel celebrare. Il bello è che non viene in mente nemmeno a lui che, col tempo, si impigrisce. Se facessimo fifty-fifty? Caro predicatore, un po’ ti è dato, un po’ te lo guadagni. Bella gente, un po’ te lo gusti, un po’ te lo acquisti. Come san Paolo che di mestiere era fabbricatore di tende e, periodicamente si dedicava solo alla predicazione, a carico delle comunità. Tutti più responsabili e consapevoli.

At 18,1-8 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=At+18%2C1-8&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1