Lavorare

Alle necessità mie provvedono queste mie mani. Sognamo un clero che segua l’esempio dell’apostolo Paolo. Lo diciamo senza ideologia, ma col Vangelo: vogliamo preti lavoratori salariati. Non perché ora non facciano fatica, ma perché la fatica che fanno è disgiunta da ciò che mangiano, come quando vivevano coi genitori. Vogliamo preti lavoratori dipendenti, con orari, mansioni, colleghi, richiami ed elogi. Non per forza operai anzi, sarebbe bello vederli nelle scuole, dove vivono tutti i giovani per migliaia di ore all’anno. Dunque insegnanti, presidi, bidelli. Vi sono poi comunità di recupero di vario tipo, cooperative per disabili, centri per malati, ricoveri per anziani. Ognuno veda che fare. Che però sia un lavoro, un impiego, con un salario e un datore di lavoro. Lavorino pure part time, purché non siano mantenuti full time dall’otto per mille. Lavorare fa bene a un uomo, lo fa crescere, lo rende maturo nell’uso del denaro e dunque più attento a chi non l’ha. I deboli si devono soccorrere lavorando.

Atti 20 Paolo disse: ora vi affido a Dio e alla parola della sua grazia, che ha la potenza di edificare e di concedere l’eredità fra tutti quelli che da lui sono santificati. Non ho desiderato né argento né oro né il vestito di nessuno. Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani. In tutte le maniere vi ho mostrato che i deboli si devono soccorrere lavorando così, ricordando le parole del Signore Gesù, che disse: “Si è più beati nel dare che nel ricevere!”». Dopo aver detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò. Tutti scoppiarono in pianto e, gettandosi al collo di Paolo, lo baciavano, addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto. E lo accompagnarono fino alla nave. http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=At+20%2C28-38&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1