Contrasti

da Dili, TIMOR EST Mi hanno accompagnato al delta del fiume Comoro, il grande fiume della capitale. Molti giovani, la sera, vengono qui a passeggiare o a farsi una corsa sulla spiaggia. L’incanto del tramonto non ha però cancellato ciò che ho visto lungo il cammino. Sorgono infatti ovunque abitazioni perlopiù in lamiera dove migliaia di persone cercano di vivere in qualche modo. Amano la vita, i propri figli, e sono qui in cerca di un lavoro, di un qualcosa che sia di più di nulla. La conosciamo tutti la sensazione di futuro che ti lascia la città, mentre nei villaggi non vedi che giorni uguali a quelli passati. Sono case improvvisate, direi “abusive” se non fosse offensivo in un paese che è stato tutto abusato, dal primo portoghese giunto qui nel XVI sec all’ultimo miliziano indonesiano del 1999. Qui sono passati in molti, ma pochi per servire e dare la vita a questa gente. Quando il fiume si ingrossa per la piogge, spesso trascina con sé le case, a volte le persone. Restano le tracce, sugli argini distrutti, e i bimbi giocano tra le voragini di asfalto divelto dalla corrente, come piccoli semi caduti in questa terra di contrasti.

S.Lorenzo Gv 12,24-26 Gesù disse ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

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