E ben venga questo Vangelo un po’ terrificante, perlomeno inquietante. Venga a ricordarci che di tutto quello che vediamo e diciamo e facciamo non resterà nulla che non venga distrutto dal tempo, dagli altri, dai nuovi tempi che arriveranno. Nulla, fuorché l’amore che abbiamo messo in ogni azione e pensiero. Perché l’amore è eterno.
Quei ricchi gettavano parte del loro superfluo nelle offerte del tempio. Per noi è ormai difficile capire cosa sia superfluo e cosa sia indispensabile. Il trucco del nostro mondo è proprio quello di trasformare beni superflui in beni indispensabili. Non riusciamo più nemmeno a immaginarci una vita senza cose che fino all’altro ieri nemmeno esistevano. Altro che gettare l’indispensabile nelle offerte… https://youtu.be/49TuBc1lob4
Siamo soggetti alle leggi di ogni regno dell’esistenza. Il regno dei minerali e quello vegetale non regolano forse il nostro corpo, preso in prestito dal regno animale, a sua volta comandato delle sue leggi? Noi di continuo fluttiamo da un regno all’altro, cercando di restare il più possibile nel nostro regno umano da cui, ahimè, spesso ricadiamo in quello animale. Possiamo però anche ascendere al Regno di Dio. Gesù non retrocesse mai da questa dimensione. Visse da uomo su questa terra secondo la legge del regno di Dio, l’amore. Sono re, disse, ma il mio regno non è quello umano. https://youtu.be/49TuBc1lob4
Per chi l’ha provato è più facile capirne la bellezza. La magia che si crea quando si racconta ai piccoli una storia e li vedi lì, a bocca aperta, a pendere dalle tue labbra nell’ascoltare. E siamo tutti bambini, anche se ormai pure i bambini ci umiliano con la loro saccenza e sono sempre meno le cose che non sanno già, e non c’è più stupore né sorpresa e tutto diventa noioso. Torniamo bambini, a gustare i racconti che, come nonni, ci raccontiamo. Che Dio ci mandi qualcuno a raccontare di lui, qualcuno che si ascolti volentieri, e ci dia quel tanto di volontà da non perdere l’occasione. Perché anche il miglior narratore è muto per chi non ha orecchi.
Ti voglio immaginare così, come quel giorno quando eri vicino alla città e, guardandola, le parlavi piangendo. Ti immagino però vicino a me, che mi guardi mentre mi affanno per tutto o mi arrabbio per nulla. Mi parli e mi dici: Se tu sapessi, almeno oggi, quel che occorre alla tua pace! Ma non riesci a vederlo! Perché non vediamo ciò che ci darebbe pace al cuore? Perché consumiamo energie, pensieri, corse, tempo e soldi, per ciò che ci rende ancora più pensierosi ed affannati? https://youtu.be/uL5yay8anko
Pare che la paura sia il sentimento più diffuso. Come un dolore sordo, attraversa tutta la nostra giornata e abita le fondamenta di ogni pensiero e azione. Se la paura è definita, chiara, specifica, diviene un pensiero fisso che ci mette, come radio, sulla frequenza d’onda di ciò che temiamo di ricevere. Fosse un pensiero luminoso, continuo e pieno di fede, lo chiameremmo preghiera. Questa invece è una sorta di preghiera negativa, che “chiama” proprio ciò che teme, perché lo contempla costantemente come già accaduto. Finché accade davvero. “Avevo paura di te, che sei un uomo severo”, disse il servo. Gli rispose il padrone: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Il servo temeva che il padrone fosse severo, la paura lo convinse, e quello fu davvero severo con lui.
Siamo tutti come lui, il piccolo Zaccheo. Tutti arrampicatori per guadagnarci un posto più alto nella vita, tutti disposti a fare quello che va fatto per sentirci superiori agli altri, almeno un po’. Capiterà anche a noi, speriamo, di essere costretti a scendere da qualcuno che se ne infischia della nostra superiorità perché ha fame: Scendi subito perché devo venire a casa tua! Allora ci si apriranno occhi e cuore e vedremo. Vedremo il bene non fatto, il tempo perso per diventare capi e ricchi come Zaccheo. Vedremo il bene da fare, i poveri da sfamare, i malati da assistere, gli sbandati da recuperare. Do la metà dei miei beni ai poveri e restituisco quattro volte tanto se ho rubato, disse Zaccheo alzatosi in piedi in tutto il suo metro e mezzo. Non era mai stato così alto. Smise di arrampicarsi e iniziò a camminare. https://youtu.be/uL5yay8anko
Ce l’ha già fatto conoscere Marco, questo cieco, e sappiamo che si chiamava Bartimeo. Qui il suo nome non si fa, ma la domanda che Gesù gli pone è identica: cosa vuoi che io faccia per te? Ed è la domanda fondamentale di ogni spiritualità, religione e psicologia: cosa io voglio davvero? Perché finché non si vede in fondo all’anima ciò che essa vuole, si resta ciechi a mendicare un po’ di gioia. https://youtu.be/uL5yay8anko
Mentre il vangelo ci parla di una vita spenta, senza più sole né luna, senza un motivo per cui spendere le proprie energie, ecco che si celebra la giornata mondiale del poveri. “La povertà provoca ad una progettualità creativa. Servire con efficacia i poveri provoca all’azione e permette di trovare le forme più adeguate per risollevare e promuovere questa parte di umanità troppe volte anonima e afona, ma con impresso in sé il volto del Salvatore che chiede aiuto”** C’è sempre qualcuno a cui dar luce, per ritrovarsi poi illuminati. https://youtu.be/uL5yay8anko