Due vite parallele, dodici anni vissuti all’opposto. Quando una iniziò a vivere, l’altra si ammalò. Più questa cresceva in statura, più cresceva nell’altra il male. Poi, toccando da dietro il mantello di Gesù, all’istante guarì. Contemporaneamente, la ragazzina chiudeva gli occhi al mondo, perdendo ogni energia. Ho sentito una forza uscire da me, disse Gesù al tocco della donna, e poi sorrise a lei che, con fede, gli aveva rubato energia. Poi fu lui a prendere per mano la bambina. Talità kum, le disse, e lei si risvegliò. Tutto il resto non è scritto. Mi piace pensare che si siano conosciute, affezionate l’una all’altra come zia e nipote.
Si è caricato delle nostre malattie e infermità, dicevano di Gesù. Si è caricato, ma non come un ipersensibile che perde serenità e si contorce nelle preoccupazioni per la sorte degli altri. Come un uomo pieno di fede, che vive nella fede le fatiche proprie e altrui. Con la certezza assoluta che, facendosi tramite dei dolori degli altri davanti a Dio, la forza di Dio sarà più efficace e raggiungerà anche quelli che non hanno più nemmeno le forze per credere.
Hanno ancora importanza i documenti, le firme, i registri? Sono solo scartoffie, capriccio di vecchi burocrati, o dicono una verità che esiste? Ad esempio, avere il tuo nome scritto accanto a quello del tuo amato, nell’albo comunale dei matrimoni, fa la differenza o “tantocosacambia”? Vai a farti certificare la guarigione dal sacerdote, dice Gesù al lebbroso che ha appena sanato. Forse così sarebbe guarito di più? No di certo, ma la guarigione sarebbe passata da privata a pubblica. Sarebbe stata, come dice Gesù, una testimonianza per loro. Non è poco. Altro che scartoffie.
Che bella questa gente che non resta chiusa nella ruota del “si è sempre fatto così”, ma cambia, inventa, rinnova. Che bella questa gente che cambia ma non per il gusto di cambiare e rinnegare l’eredità dei padri, eppure prosegue oltre. Questo bambino avrebbe dovuto essere sacerdote come suo padre e di suo padre portare il nome. No, si chiamerà Giovanni,disse Zaccaria suo padre. Crescerà da solo, laico, nel deserto.
Un albero buono produce frutti buoni e, quando li troviamo, li cogliamo senza limite, soprattutto di questi tempi in cui ci sembra tutto così insipido e immaturo. Ricordiamoci però di non spezzare i rami nella foga e di lasciare all’albero almeno le foglie. Quando troviamo una bella persona, la sfruttiamo per bene, affamati come siamo di autenticità. Non dimentichiamo però che è una creatura come noi, bisognosa a sua volta di amore, attenzioni e, se non altro, riposo. Se vogliamo godere ancora dei suoi frutti, diamogli il tempo di affondare le sue radici.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti. Ed è anche – dicono alcuni – la legge del karma, la legge della giustizia cosmica, per cui tutto ciò che fai, prima o poi, ritorna su di te. Nel nostro mondo però, pare che l’unica cosa che vogliamo dagli altri sia d’esser lasciati in pace. Allora non chiederò nulla a nessuno, così che nessuno chieda più nulla a me. Non c’è più il giusto o lo sbagliato, il vero o il falso, ma l’unica cosa vera e giusta è che ognuno faccia ciò che sente di fare, senza doverne dare spiegazioni. Così sia, facciamone di ogni! Prima o poi ci verrà nostalgia dei bei tempi dell’amore sincero, quando ci aiutavamo a capire le scelte giuste da compiere, quelle sbagliate da evitare.
Vorremmo correggere lo sguardo altrui, mentre non riusciamo nemmeno a vedere. Vorremmo modificare la prospettiva degli altri, mentre non ci è chiara la nostra. Forse è questo il senso dell’immagine del vangelo di oggi, divenuta così famosa da essere scambiata per un detto anonimo popolare. Perché guardi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, se non ti accorgi della trave che è nel tuo? In questo anno e mezzo di pandemia, tutti abbiamo insegnato agli altri il loro mestiere. Ma quanta rabbia quando qualcuno osa farlo con noi…
Ve lo ricordate, il Papa, quella sera del marzo 2020, quando, col vangelo di oggi in mano, disse: “Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: Siamo perduti! Siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: Svegliati Signore!”** Davanti alla corsa alla riapertura ci chiediamo: vogliamo davvero ricominciare daccapo quella vita o non vogliamo piuttosto ripartire in modo nuovo?
Che cosa mangeremo, carne o pesce? Che cosa berremo, bollicine o fermo? È un po’ imbarazzante accorgerci che il nostro cervello ha modificato in questo modo le parole di Gesù. Lui invece si rivolgeva a gente che si domandava proprio se avrebbe mai mangiato qualcosa o trovato acqua buona da bere. Diceva loro: non preoccupatevi. Ma lo dice anche a quelli che, pur ben vestiti e nutriti, si domandano che cosa mangeranno, che cosa berranno, che cosa indosseranno gli altri? Lo dice a chi ha smesso di considerare i poveri una ‘sensibilità particolare’ di alcuni, e li ha fatti entrare nella propria vita. Anche a questi Gesù dice di non preoccuparsi, perché il Padre vostro sa di cosa avete bisogno per aiutarli. Non preoccupatevi dunque per loro, ma occupatevi di loro.
Per cosa o per chi il tuo battito aumenta? Cosa ti accende di rabbia e per quale diritto sei disposto a scendere in piazza? Quale motivo rende insonni le tue notti, chiuso il tuo stomaco, contorte le tue viscere? Davanti a quale immagine hai gridato “non è giusto!”? Cosa ti ha commosso fino alle lacrime e quale notizia ti ha fatto esplodere di gioia? Durante i lockdown dei mesi scorsi, quale limitazione ti ha fatto dire “non ce la faccio più” e, viceversa, cosa rimpiangi di quei mesi? Facciamoci spesso queste domande e molte altre simili. Perché, al di là di ogni affermazione fatta parole, la verità è che dove è il tuo tesoro lì sarà anche il tuo cuore.