Perché non siamo riusciti? – chiedevano i discepoli che avevano tentato di guarire un ragazzino ammutolito, afferrato, irrigidito da uno spirito cattivo. “La domanda non è perché, ma come possiamo aiutarci”, diceva la madre dell’adolescente suicida ai funerali. E ai coetanei del figlio: “Vi vogliono far credere che fumare una canna è normale, che faticare a parlarsi è normale, che andare sempre oltre è normale. Qualcuno vuole soffocarvi. Diventate protagonisti della vostra vita e cercate lo straordinario. Straordinario è mettere giù il cellulare e parlarvi occhi negli occhi, invece di mandarvi faccine su WhatsApp. Straordinario è chiedersi aiuto proprio quando ci sembra che non ci sia via di uscita. Per mio figlio è troppo tardi ma potrebbe non esserlo per molti di voi.” Questo spirito muto – questo non parlare e drogarsi di cellulare o canne o sesso immaturo – non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera, diceva Gesù. La preghiera mantrica, semplice, vera. Conosciamo questa cura?
parla la madre del 16enne suicida http://www.ansa.it/liguria/notizie/2017/02/15/ragazzo-suicida-striscione-non-muore-chi-vive-nel-cuore-_2adc8ccb-5177-440f-86ba-040505754022.html








In un istante invecchiò di mille anni. Prima aveva un volto che pareva una ragazzina, il ritratto della giovinezza perenne. Chi lo vide in seguito, stentò a riconoscerlo. Tuttora, in alcuni ritratti, si fatica a credere che quello sia il volto dell’Amore eterno, della Luce creatrice, la sorgente di ogni vita. Un vecchio, ecco cosa si vede. Un vecchione accigliato e severo, senza fiducia nella gioventù. Quando ne hai bisogno, sonnecchia. Quando credi di non esser visto, ti fulmina. Quel tradimento rovinò tutto, non ebbe mai più il volto di prima. Un fondo di tristezza si può leggere nei suoi occhi, gli occhi di Dio, gli occhi di una madre e di un padre che di colpo scoprono di essere stati giocati per anni dal figlio. Adamo, dove sei? Eva, che hai fatto?