Non era affatto fuori, né di casa né di testa. Era infatti entrato in una casa ed era così tanto in sé che la folla, quasi magneticamente, gli si attaccava senza che la chiamasse. I suoi invece, loro sì che erano usciti. L’avessero ascoltato pure loro, avrebbero imparato l’arte dell’entrare, del rimanere in se stessi, il segreto del tuffarsi nel proprio cuore in silenzio e lì capire quali passi compiere, chi andare a prendere, chi lasciar andare.
Il più grande miracolo

Ci sarà un giorno in cui nessuno dovrà più insegnare agli altri, nessuno dovrà più dire: ‘Cerca di conoscere il Signore!’. Perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più anziano. Nel frattempo ci tocca far miracoli. E, come scrive un maestro induista, “quando si trasmette la saggezza per illuminare la mente, si compie un miracolo superiore a una guarigione fisica o al dominio sulle forze della natura. È il miracolo della guarigione dalla prima causa di ogni sofferenza: l’ignoranza spirituale che non permette di percepire che l’anima e Dio sono uniti, come insegna Cristo”.
Foto Michela O.
Si gettavano su di lui

Nello stadio messicano di Morelia, Papa Francesco rischiò di travolgere i malati quando 40mila giovani si gettarono su di lui per toccarlo. In Galilea andò meglio a Gesù che disse ai discepoli di tener pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Rischi del mestiere. Rischi di chi ama.
Il Papa e la suora malata https://www.youtube.com/watch?v=JFzHC8J36Co
Senza rimane

Senza padre, senza madre, senza genealogia, senza data di inizio e fine di vita, simile al Figlio di Dio, rimane sacerdote per sempre. Sì, questo bambino è un sacerdote. Come Melchìsedek ci viene incontro e non sappiamo nulla di lui. Non sappiamo nulla di nessuno del fiume di Figli di Dio che attraversiamo ogni giorno. Rimangono per sempre i nostri incontri. E sono tutti sacri e senza data.
Eb 7, 1-3.15-17 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&Citazione=Eb+7%2C+1-3.15-17&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
Vedono nel buio

Pare che fosse l’anno 251 d.C. quando in Egitto, a Qumans, nacque. I benestanti genitori lo lasciarono orfano, con una sorellina da accudire. Durante la liturgia udì queste parole del Vangelo: Va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi. Non lo abbandonarono più. Appena la piccola fu autonoma, lo fece davvero. Si trovò una grotta come casa nel deserto. Lo aiutava a raccogliersi nella grotta interiore del suo cuore. Molti suoi coetanei ventenni lo seguirono in questa vita estrema. Lui si chiamava Antonio, detto Il Grande. Si diceva che, nella notte, lo si vedesse da lontano brillare come un fuoco nel deserto. Tuttora lo si festeggia con falò accesi sui monti. È considerato il padre dei monaci, coloro che vedono nel buio.
S. Antonio del deserto
Eppure c’è
Riuscite a vedere il gabbiano che vola a pelo d’acqua? Eppure c’è. Così come lo Spirito è presente in ogni coscienza, in ogni persona, di ogni religione, che digiuni o non digiuni. Confrontare superficialmente le varie forme religiose non fa che esaltarne le differenze e le distanze causando strappi, come cucire stoffa grezza su un vestito vecchio. Le onde sono ciascuna diversa dall’altra e nascondono il gabbiano. E’ scendendo in profondità che si gusta la calma corrente che tutto unisce, l’unica sorgente che crea l’unità perfetta, la forza che tutti attira a sé nell’amore: l’unico Dio.
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Riaffiora ovunque
Perché gli altri non si accorsero di nulla? Con quali occhi Giovanni Battista vide lo Spirito scendere e rimanere su Gesù? Fu una sorta di allucinazione o qualcosa di più? Chiediamoci cosa ci facesse Giovanni nel deserto, come pregasse, cosa vedesse. Chiediamoci soprattutto cosa intendesse dire quando affermava ho visto, ho udito, mi è stato detto. Da chi? Quando? Chiediamocelo, perché sta terminando il tempo dell’ateismo materialista e riaffiora ovunque la sete di spiritualità. Ma i ragazzini confusi che dicono di credere nel karma ma non in Dio, che sognano gli angeli ma non credono nell’Aldilà, da chi verranno guidati e iniziati alla vera preghiera interiore? Verrà accolta e capita la loro sete di divino? Potrà essere colmata sulle gelide panche delle nostre buie chiese o dalle nostre caotiche pizzate? Siamo pronti ad essere maestri di spiritualità come lo fu Giovanni per i ragazzi che allora cercavano un Cristo nella loro vita?
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Giuro che ti curo
“In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario e da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi”. Sono parole tratte dall’antico giuramento di Ippocrate, il ‘padre della medicina’, nato in Grecia nel V sec a.C. E’ quindi un bel po’ di tempo che i medici giurano di non curare solo chi se lo merita, ma qualunque malato ne abbia bisogno. Il medico cura persino chi è colpevole della propria malattia. Quando stiamo male, nel corpo o nell’animo, cerchiamo qualcuno che si prenda cura di noi, senza giudizio. Quando invece ad ammalarsi di mali o di peccati sono gli altri, è più divertente cambiar mestiere e fare il giudice. Ma le diagnosi salvano un uomo, non le sentenze.
foto: Il giuramento di Ippocrate, manoscritto bizantino dell’XI secolo, Biblioteca Vaticana
Come spiaggiato
Se l’era cercata quella situazione, lo dicevano tutti. Avrebbe dovuto saperlo che una nave senza timone prima o poi si incaglia e la sua vita si era davvero incagliata. Come una balena spiaggiata se ne stava tutto il giorno buttato sul letto, con gli occhi fissi al muro. Solo Dio avrebbe potuto sbloccarlo, ma nemmeno lo pregava più, dunque… Dunque in quattro decisero di aiutarlo. Chissà, forse li mandava Dio stesso. Lo presero di peso e lo calarono attraverso il tetto proprio in braccio a Gesù che stava parlando in una casa. Nell’apatia sentì delle parole: Figlio, ti sono perdonati i tuoi peccati. Cioè: la tua vita si sblocca, ora. Àlzati e cammina, riparti, ricomincia, perché non pagherai per sempre i tuoi errori. Vai, sii felice!
Non dire niente
E’ saggezza tenersi per sé certe cose, non dire niente a nessuno. I miracoli se li racconti, perdono la forza che ti danno. Nessuno ti crederà quando sono davvero grandi. Se invece sono poco più che coincidenze provvidenziali, piccole risposte alle tue preghiere, allora susciteranno sorrisini di circostanza. Meglio esser signori come lui, che se ne rimaneva fuori, in luoghi deserti e non spandeva ai quattro venti i suoi segreti intrecci di preghiera e vita.

