A voi che ascoltate un’eco

Li mandò a chiamare e lì, nel suo studio, spiegò loro il da farsi. Parevano i magi, presi uno per colore a rappresentare ogni angolo della terra. Voleva che quelle parole, le più forti del Vangelo, risuonassero in ogni lingua, che fossero udite da tutti i popoli. Così si diede da fare, cercò le versioni tradotte e alla fine erano pronti. Ognuno di loro stringeva in mano la copia del vangelo nella propria lingua natale. Uscirono con lui in processione e iniziò la Messa. Dopo aver letto in italiano, il cappellano diede la parola al ragazzo africano di lingua inglese. Poi il cinese. Un ucraino lesse in russo. Poi il serbo e di nuovo un africano di lingua francese. Il ragazzino peruviano riuscì a leggere senza interrompersi dall’emozione. Un omone egiziano, dichiarandosi di nessuna e di tutte le religioni, si era offerto di leggere in lingua araba. Al termine di ogni acclamazione scoppiava un applauso, ogni volta più intenso. Avvenne in un carcere, tra centinaia di dannati. Tutti, guardie e prigionieri e demoni e angeli, udirono quelle parole. A far silenzio se ne ode ancora un’eco: “A voi che ascoltate io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati… y no se les condenará… и нећете бити осуђени… et ne sera pas condamné… 並不會受到譴責… and you shall not be condemned…”.

Lc 6, 27-38   http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=lc+6%2C+27-38&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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Danza

Una danza, la vita è una danza che avviene in noi. Siamo luce immortale che vive nella materia, in un corpo fatto d’acqua e minerali! Materia e spirito si prendono per mano e danzano abbracciati. Ecco perchè siamo al contempo ricchi e miseri, tristi e felici. Non è facile, per nulla. In noi vi è la possibilità di scendere nelle più buie emozioni e illuminarle e trasformarle. Non sarà la forza della volontà a farlo, no! Sarà il semplice esser consapevoli di quanto ci passa in cuore. Beati voi che non negate le vostre fatiche, che ammettete le vostre paure, perché è guardandole e abbracciandole che consentirete allo Spirito in voi di trasformarle.

Lc 6, 20-26   http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=lc+6%2C+20-26&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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A te bambina

Ti lasciassimo un attimo libera, come una bimba non vista nella sua cameretta, ti toglieresti certo tutti quei pizzi e quelle corone di cui i secoli t’hanno coperto. Con i piedini scalzi correresti fuori, a giocare con qualche pecorina, ad inseguire il vento di Galilea tra i campi. Bambina Maria, quanti fratelli avevi? Eri la più piccola di molti, la prima di alcuni? E’ romantico pensarti sulle ginocchia di tua madre che ti legge la Bibbia, ma quella povera donna avrà avuto a stento il tempo di badare a tutti in famiglia… E poi, lo sappiamo, a quei tempi la Bibbia in casa non l’aveva nessuno, tantomeno una donna! Una cosa è certa dal Vangelo: eri scaltra, determinata e autonoma. Non avresti mai risposto così all’angelo. Non saresti mai andata da sola da Elisabetta. Non avresti avuto la forza di seguire Gesù e saresti rimasta a recitare la parte della madre addolorata da un figlio che non le dà nipoti e di cui i sacerdoti dicon male. La tua fatica? Forse quella quotidiana croce di rimaner sua madre smettendo di esserlo… Cioè passare da essere la mamma di Gesù ad esser la madre di Cristo. Riconoscere in lui una forza celeste che lo portava oltre e che l’avrebbe portato alla croce. Passare dalle ansie premurose di una mamma, al lasciar libero il figlio di seguire la strada che la sua anima gli suggeriva. Così ti ritrovasti ad esser Madre di Dio, perché la libertà che gli lasciasti rese a lui possibile diventare un canale dello Spirito in terra, la presenza di Dio in lui e tra noi.

festa della natività di Maria    Lc 1, 23-43   http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=lc+1%2C+23-43&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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Fuori o dentro di sè

Fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro di quello che avrebbero potuto fare a Gesù. Se invece fossero stati in sé, se si fossero calati nel profondo della propria anima, avrebbero trovato lo Spirito ad attenderli. Anziché discutere con gli altri fuori di sé, avrebbero dialogato con Dio in se stessi. A Lui avrebbero potuto manifestare ogni perplessità sul comportamento di Gesù, da Lui avrebbero ricevuto luce. Anziché infuriarsi per paura della violazione delle regole religiose, si sarebbero rilassati ascoltando la voce della propria coscienza e della propria ragionevolezza. Si sarebbero trovati assolutamente concordi con Gesù: di sabato è lecito fare del bene!

Lc 6, 6-11   http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=lc+6%2C6-11&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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Esprimiti!

Gesù emise un sospiro e disse al sordomuto: “Effatà, apriti!”. E quel sospiro fu il primo suono che udì, dopo anni di silenzio forzato. Un sospiro lieve gli aprì gli orecchi, un soffio leggero, come è il soffio dell’anima che ci parla. Un soffio che è facile tacitare, a cui spesso siamo resi sordi e muti chissà come, forse nemmeno per colpe nostre né di altri. I casi e le circostanze dell’ambiente in cui cresciamo, ci possono portare a rimanere sordi su alcuni argomenti, muti pur volendo parlarne. Intere epoche non hanno potuto dialogare di alcune cose. Tabù, ogni singola persona ha i suoi. Il piccolo cresce percependo che per essere un ‘bravo bimbo’ è meglio evitare di esprimersi in questo o quel campo. Così uno cresce sordomuto nell’affettività, l’altro soffoca la creatività, uno ancora rinuncia alla sua profondità spirituale. Effatà! Non tacere, esprimiti! Non temere, ascolta il sospiro dell’anima, lì dove abita Dio.

Mc 7, 31-37  http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=mc+7%2C+31-37&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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Un sabato un quadro

Un sabato Gesù passava tra i campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Un quadro, questo è un quadro. La terra, il cielo, il colore del grano. Loro che passano, insieme, nel vento. Non roviniamolo proseguendo la lettura, sentendo di questi che interferiscono perché di sabato non è lecito raccogliere il grano. Per loro è sempre sabato, è sempre vietato. Invece ogni figlio dell’uomo è signore!

Lc 6, 1-5  http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=lc+6%2C+1-5&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Nuovo sì ma forse no

Il vino nuovo spaccherà, dice Gesù, spaccherà il vecchio otre che lo vuole contenere. Il nuovo è incontenibile nel vecchio e il vecchio resiste al nuovo. Non si tratta di una lotta generazionale, ma interiore. Sapendo che le cose vanno così, si può fare attenzione. Gesù fece ‘esplodere’ dall’interno la religione del tempio, dei recinti, delle classi sacerdotali e levitiche. Dopo pochi secoli, già rispuntava la stessa mentalità all’interno della Chiesa. Il vecchio non vuole e non può contenere il nuovo. Il vecchio cerca sempre di ricostruirsi. Quando qualcuno porta il nuovo, chi è abituato al vecchio lo guarda allibito e, sorseggiando dal solito calice, tranquillamente afferma che il vecchio è migliore. Chi porta il nuovo, se non può essere eliminato, resta spesso inascoltato e osservato da immobili postazioni lontane. Un po’ come se tutti sapessero quando un Papa cambia gli occhiali, ma poi nessuno, pulendo i suoi, iniziasse a leggere e praticare quanto dice.

Lc 5, 33-39  http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=lc+5%2C+33-39&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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Allontànati, anzi resta

Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù dicendo: “Allontànati da me, perché sono un peccatore!”. Dopo anni e secoli e intere vite passate a credermi il migliore del mondo ecco, ora vedo: non sono che un colpevole, un peccatore. La pesca magra di ogni notte non la imputo più all’inesperienza dei miei soci o alla maledizione del mare. E’ specchio dei miei limiti. Dunque, davanti a questa pesca miracolosa, inginocchiato tra questi pesci che guizzano da ogni parte tra le reti, io ti dico convinto: allontànati da me, sono un peccatore. Lo riconosco, lo vedo, di colpo i miei occhi si sono aperti. Eppure tu mi dici di non avere paura. Quante volte, negli anni che verranno, te lo sentirò ripetere a tutti: non avere paura. Non aver paura se hai sbagliato, stavi solo cercando di vivere. Non allontanarti se sei peccatore! Che vantaggio ne avremmo nel perderti proprio ora? Non andartene, sarai pescatore di uomini. Insegnerai a non temere le colpe tue o altrui, a guardarle in faccia e superarle. Nessuno è più misericordioso di chi ha ottenuto misericordia.

Lc 5, 1-11  http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=lc+5%2C+1-11&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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Personale cammino

Non avevano interesse a nascondere l’identità del ‘buono’ o del ‘cattivo’, non stavano scrivendo un giallo con pretesa di best seller. Gli evangelisti non attendono il finale per svelare che Gesù è il Cristo. Il loro non è nemmeno un libro ma una testimonianza scritta di esperienze vissute. Per noi dunque non vi è nulla di nuovo: Gesù e Cristo sono abbinati da sempre. Ma come andò per lui? Quanto ci mise lui, Gesù, a capire e credere di essere il Cristo? Per quanti anni e decenni questo suo sentire rimase solo una sensazione interiore? Poi prese forma consapevole nella coscienza ed infine uscì dalla sua bocca, articolato in suoni  e parole: io sono il Cristo. Forse non immaginiamo nemmeno quanto scavo in se stesso dovette fare per giungere alla chiarezza serena con cui afferma: “Sono stato mandato per questo”. E poi a zittire i demoni perché sapevano che era il Cristo. Loro che avevano voglia di dirlo a tutti, per toglier la libertà di credere o meno, per non lasciare che ognuno facesse il suo cammino di conoscenza di sé e di lui, così come lui stesso aveva dovuto fare.

Lc 4, 38-44   http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=lc+4%2C+38-44&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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Autorità

Erano stupiti perché la parola di Gesù aveva autorità. Si dicevano: “Comanda agli spiriti ed essi se ne vanno”. Ma come sarà mai fatta una parola che ha autorità? Se dovessimo farne il fumetto, lo disegneremmo sulla bocca di un uomo in divisa o che parla ai microfoni di una sala stampa. Insomma, parole pronunciate da chi ha il potere, da chi comanda. Nel Vangelo la gente non afferma che è Gesù ad avere autorità, ma la sua parola. Egli non è invitato a salire sul palco delle autorità che prendono la parola, è invece un uomo normale le cui parole hanno una forza. Hanno l’autorità di far accadere quanto dicono. Gesù affermerà che questa autorità l’hanno tutti quelli che pronunciano parole con la fede dentro. Parole  di chi crede fermamente che quanto afferma accadrà. Anzi, è già vero ed attende solo di accadere.

Lc 4, 31-37   http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=lc+4%2C+31-37&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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