Parlava loro della sofferenza che avrebbe dovuto affrontare. Loro però non ne volevano sapere di parlar di morte, avevano paura a interrogarlo su queste cose. Se gli avessero chiesto chiarimenti, forse la paura se ne sarebbe andata o, per lo meno, avrebbero avuto modo di affrontarla. Ma lasciarono cadere nel vuoto le sue parole e concentrarono altrove i loro discorsi. Parlavano di chi fosse tra loro il più grande, come se la soluzione dei problemi dovesse venire dall’esterno, da qualcuno che dall’alto ci capisca e ci dia il permesso di vivere. Invece era lì, posto in mezzo a loro, quel bimbo che parlava. Bastava abbracciarlo, ascoltarlo, portar rispetto per le sue esigenze e le sue paure, accoglierlo. Prender sul serio il bimbo che è in noi, divenire consapevoli dei suoi pianti e della sua voglia di risate e corse e scherzi. Già questo basterebbe a smetter di imprecare sui limiti di chi consideriamo più grande di noi. Saremmo sulla buona strada per capir noi stessi e, dunque, gli altri.
Cosa semino?
Il seminatore uscì a seminare il suo seme. E il suo seme sono le sue stesse parole. Se gettate a caso e senza convinzione, non produrranno granché. Se seminate con fede certa, diverranno realtà. Le parole sono semi fecondi quando vengono dal profondo, non quando sono solo pronunciate dalla bocca. ll nostro profondo pronuncia sempre una parola, che lo vogliamo o no. Sarà bene entrare, di tanto in tanto, in se stessi e chiedersi cosa andiamo seminando.
Insieme
C’erano con lui i Dodici e Maria Maddalena, Susanna, Giovanna e molte altre. Perché lui, essendo il Cristo, non conosceva altro che l’unità dei complementari. La divisione non sapeva cosa fosse. L’esclusione poi era a lui sconosciuta. Non separi l’uomo ciò che Dio ha unito: è impossibile pensarsi disconnessi dagli altri. Del resto, per capir cosa sia donna devo pensare uomo e viceversa. E così se ne andavano insieme per città e villaggi annunciando il regno di Dio.
Testa piedi
Si rannicchiò ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li profumava… Testa piedi, capovolgimento. Ecco cos’è la conversione. Non è un cambiare idea o religione o dare assenso intellettuale a ciò da cui prima si dissentiva. E’ ritrovarsi ribaltati, accorgersi che non è come ci sembrava. Allora Gesù le disse: “La tua fede ti ha salvata”.
Il giusto passo
L’insegnante sta tentando di far capire ai suoi ragazzi che non esistono i buoni e i cattivi: è in ognuno di noi che coabitano bontà e cattiveria. “Pensateci: con una sola parola della stessa bocca possiamo far piangere o innamorare!”. Il ragazzino spalanca gli occhi: “Mi dice qual è questa parola prof?”. Non c’è una parola che valga per tutti, caro mio… A ciascuno la sua parola, al suo momento. Con Giovanni Battista digiunerai, col figlio dell’uomo mangerai. Al suono di un flauto danzerai e al lamento di un amico piangerai. Questo forse è l’amore: capire il momento, il giusto passo.
Trafitta
Ci cerca in ogni modo e attende con pazienza, ma a volte non gli diamo occasioni. Quando però l’anima è trafitta finalmente ci fermiamo dalle corse e prendiamo il coraggio di fissarla negli occhi, di dir la verità a noi stessi. Statisticamente è quando il cuore è spaccato che facciamo le scoperte più vere, che sveliamo i suoi pensieri. Poi, quando rileggiamo la vita, abbiamo pure il cattivo gusto di dire che ‘doveva’ succedere o – peggio – che Dio ci ha ferito per il nostro bene. E lui, Dio, che si piglia pure questa colpa e ribatte che è stata dura per lui constatare che solo con una morte ci siamo accorti della vita! D’altra parte, se non si arresta l’auto frenando, ci troveremo a benedire d’averla fermata contro il guardrail. Ma non era previsto di fermarsi in questo modo…
Lc 2, 33-35 Maria addolorata http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=lc+2%2C+33-35&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
Santa Croce
L’ha detto lui stesso. L’ha detto di sé. Non è stato mandato per giudicare ma per salvare il mondo. Salvarlo proprio da ogni giudizio, da quel bisogno innato in noi di classificare e catalogare ogni gesto e idea e persona come ‘ok’ o ‘non ok’. La forza di Cristo elimina i giudizi non perché si astiene neutralmente dalla vita, ma perché unifica gli opposti. Assorbe in sé il male e lo ama. Amandolo lo illumina. Illuminandolo lo libera e trasforma in bene.
Gv 3, 13-17 festa dell’esaltazione della croce http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=gv+3%2C+13-17&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
Canale d’energia
La conoscenza di sé era ormai totale. Negli anni lo scavo era stato profondo e continuo, aveva raggiunto Dio dentro di sé ed era in costante connessione con lui. L’origine della sua certezza non era psicofisica ma veniva dal contatto diretto con la dimensione dello Spirito, quella che lui chiamava Padre, l’origine. Ora sapeva – ne era semplicemente certo – di essere il Cristo, l’incarnazione dell’energia cristica, la forza che consente di superare e unire ogni forza opposta, ogni contrario. Morte e resurrezione, grazia e peccato, inizio e fine. Tutto diveniva uno in lui, alfa e omega del cosmo. Quel giorno, camminando vicino a Cesarèa, gli uscì la domanda: “La gente, chi dice che io sia? E voi?”. E Pietro lo fece sentire confermato. In quell’istante il pescatore era connesso totalmente al Padre non meno di quanto lui lo fosse costantemente. In quell’istante, almeno in quell’istante, Pietro fu Cristo e riconobbe se stesso in Gesù e gli disse: “Tu sei il Cristo”. Poi le acque si richiusero e Pietro tornò in balìa di carne e sangue, canale imperfetto e intermittente dell’energia del Cristo. Una forza che desidera abitare tutti noi e renderci uno con ogni creatura.
acquarello di Alberto B.
Acqua e roccia
Se sei un figlio di uomo, un figlio di Adàm, allora sei figlio della terra, figlio di adamà. Le tue relazioni, la tua vita, la tua casa in questa bellissima terra, sarà stabile e gioiosa non nella misura in cui avrai costruito salendo in altezza e importanza o allargandoti in una molteplicità di ‘contatti’, ma nella misura in cui avrai scavato. Scavato molto profondo in te, fino a giungere alla roccia, allo Spirito. Quella parte rocciosa di te che è la forza di Dio stesso presente in te. Le più incantevoli e paradisiache isole sperse nell’oceano, non galleggiano. Esse non sono che la sommità di un alto monte di roccia, sommerso dalla piena delle acque.
Chi guida?
Può forse un cieco guidare un altro cieco? No, non può. Non può offrirsi come guida. Può però offrirsi come amico, compagno di strada, fratello di ricerca della via giusta. E’ quando ci si erge a guide che si rischia di cadere e far cadere. E’ quando ci si crede più che nascono i guai. Se si è consapevoli di essere come l’altro, allora lo si vedrà bene, lo si vedrà come un fratello.









