Amare una persona, un genitore, un amico, e vederlo paralizzato. Sognare di poter fare una corsa insieme, vederlo salire le scale di casa, farsi un giro in bici coi nipoti. Amare una persona e vederla paralizzata nella vita, nello sguardo, senza gioia. Da chi la porto perché guarisca? Gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, gli disse: “Coraggio figlio, ti sono perdonati i tuoi peccati”. E da lì, tutto in quel poveretto si iniziò a sbloccare. Quando ci si sente perdonati, il grande ghiacciaio che ha inghiottito il cuore inizia a sciogliersi. Ci vorrà tempo, certo, ma si tornerà a correre!
Ci ascolta
Tutta la città uscì incontro a Gesù e, vistolo, lo pregarono che si allontanasse dal loro territorio. Più che comprensibile, dato il danno economico che il Maestro aveva provocato con l’affogamento di centinaia di maiali. Danno ancor peggiore quella gente se lo arreca cacciando Gesù. Attenzione dunque a ciò che gli chiediamo o che non gli consentiamo di operare in noi: ci ascolta. Quel giorno, dal paese dei Gadarèni, se ne andarono tutti: maiali, demoni e Gesù. Gli unici che gli corsero incontro furono quei due poveri uomini posseduti. Questa corsa bastò a Gesù per cogliere la loro richiesta d’aiuto. E li liberò dalle loro sofferenze.
Le creature tutte
Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?, si chiedevano stupiti i discepoli dopo aver visto Gesù calmare la tempesta. E noi in quale scomparto della mente mettiamo questo racconto? E’ possibile una sintonia ed un dialogo con la natura così forte? A pensarci, tutti ne facciamo esperienza. Chi, almeno da bimbo, non ha parlato e giocato con un animale domestico? Chi non ha in famiglia la zia dal pollice verde, che parla alle piante di casa e viene ricompensata con grandi fioriture? La Terra ci ‘sente’, le creature avvertono la nostra presenza e capiscono se emaniamo amore o negatività. E’ bello e giusto e divino provare amore per le creature, per le rocce i venti e le acque, amore per gli uccelli e gli alberi e i cagnolini che vivono con noi. Dio è presente in ogni creatura. Tutto è uno nell’amore.
SimonPietro
Calandosi idealmente a piombo dall’altare della basilica di S.Pietro, ci si trova in una comune tomba da schiavo, romana, vuota. Accanto ad essa, in un vano nascosto nel muro, tra quello che resta di un drappo di porpora, i resti di uno scheletro umano. Appartengono ad un’unica persona, uomo, di corporatura robusta ed età compresa tra i 60 e i 70 anni. Soffriva di reumatismi dovuti a prolungato contatto con ambiente umido o acqua. I frammenti ossei coprono l’intera parte del corpo, compresi alcuni denti, eccetto i piedi. All’interno del vano, nel cemento fresco, prima di sigillare i resti facendoli sparire per secoli e così salvandoli dai saccheggi, una mano ha inciso le parole Petròs enì, ‘qui c’è Pietro’. Sul colle Vaticano, l’obelisco (ora al centro della piazza) segnava il centro della pista delle gare. Durante gli intervalli, l’esecuzione rapida di alcuni condannati intratteneva il pubblico. Crocifiggere a testa in giù, assicurava una morte tanto divertente per gli spettatori quanto rapida per le esigenze di stadio. Il corpo di Simone detto Pietro restò là, inchiodato per i piedi, a far ridere la gente. Chi lo staccò dalla croce non ebbe la possibilità o la voglia di togliere il chiodo dai piedi. Ecco perché mancano. Piedi di bimbo lavati dalla mamma, piedi di discepolo lavati dal Maestro. Piedi di ragazzo che corre a baciarla di nascosto e che poi, più grande, tremante, andranno alla sua casa per sposarla. Piedi di papà che cammina all’indietro per insegnare a camminare alla sua bimba. Piedi che spingono in acqua la barca, piedi pronti per “ti seguirò ovunque tu vada”. Piedi che partono per Antiochia e Roma, con la moglie e la figlia. Piedi che corsero al sepolcro vuoto e camminarono con Lui risorto in Galilea. Piedi che Pietro non ha voluto lasciarci, forse per evitare che glieli baciassimo. Perché per lui siamo tutti uguali, tutti servi e fratelli e amanti, senza palli e caste e differenze. Simone, un papà pescatore di uomini, che spezzava il pane di Cristo e dava gambe nuove agli zoppi e raccontava per ore di Lui. Un uomo liberato dal carcere e dalle paure, un uomo che vuole una Chiesa libera a camminare sull’acqua ridendo.
festa dei santi Pietro e Paolo

Basta sfiorarlo
Per dodici anni la bimba era cresciuta, da dodici anni la donna soffriva. Nel momento in cui la donna si trovò guarita dalla sua stessa fede, la ragazzina morì. Quello che è il tuo più bel giorno, per un altro è forse il peggiore. Tutto è sempre al presente. E sempre presente è il Maestro nella nostra vita, se glielo consentiamo. Possiamo invocare che imponga le mani su chi amiamo o invece catturare la sua energia senza nemmeno chiedergli il permesso. A lui non importa, la forza che esce da lui è per tutti. Tutti quelli che la desiderano. Fu il padre a chiedere la vita per sua figlia, ma Gesù si rivolse a lei e la chiamò: talità kum! E lei si alzò perché lo volle, dall’aldilà disse di sì e tornò in terra. Perché Cristo non ci guarisce senza il nostro consenso, ma il solo sfiorare le sue vesti gli basta per intervenire. Non vuole altro.
Efficacia istantanea
“Di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito”. Queste parole del centurione romano entusiasmano Gesù: “Non ho trovato nessuno con una fede così grande! Va’, avvenga per te come hai creduto.” E in quell’istante il servo guarì. Entusiasmiamoci anche noi! Ne abbiamo almeno due ragioni. La prima: una singola parola di Gesù ha efficacia istantanea. La seconda: questa parola Gesù la pronuncia in noi, con le parole della nostra stessa fede. Dunque la situazione è in mano nostra: la nostra fede provocherà la sua parola efficace.
Lo voglio
Se un lebbroso aveva la fortuna di guarire, doveva presentare l’offerta a Dio, riconoscendo così di essere stato sanato da Lui. Il “tocco” di Dio l’aveva guarito, ora tutti potevano tornare a toccarlo senza timore. Questo lebbroso percepisce in Gesù una forza, sente che può guarirlo, come Dio. Se vuoi, tu puoi sanarmi. Sembra un monito a Gesù: sappi che in te hai la forza guaritrice di Dio. Gesù accetta, riconosce che è vero ciò che il lebbroso dice, non si maschera dietro false umiltà, lascia fluire la luce di Dio verso il malato: “Lo voglio, sii sanato!”. E subito la lebbra scomparve.
Mt 8, 1-4 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=mt+8%2C+1-4&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
Fondamenta
Non è quando la casa sta in piedi, ma è quando crolla, che ti domandi come mai. E’ quando si spacca fino alle fondamenta, che vedi su cosa era fondata. Se accetti di guardare e riconoscere gli errori di fondamenta, potrai rialzare la tua casa, più bella di prima. Non temere dunque e non criticarti per gli sbagli. L’importante è avere il coraggio di non dar la colpa ai fiumi o ai venti, a ciò che sta fuori, ma a ciò che sta dentro di noi. Sapendolo, potrai riedificare una casa fortissima!
All’istante
All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua. Siamo abituati alle interminabili attese, ma Dio agisce di colpo. Zaccaria ha creduto, ha voluto ascoltare la voce di Dio dentro di sé, non ha temuto le critiche e le osservazioni di chi si aspettava che chiamasse il bambino con il proprio nome. Giovanni è il suo nome! Zaccaria ha fatto il salto della novità e, all’istante, la vita ha fatto un salto verso di lui.
Lc 1, 57-66.80 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=lc+1%2C+57-66.80&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
Tornerà a te
Continua l’istruzione di Gesù sulla legge della vita terrena. La stessa Legge e i Profeti ci istruiscono: tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Insomma: se hai un cuore pieno d’astio e rancore, come potrà la vita ritornarti pace e amore? Ciò che esce da te si diffonde come un suono di richiamo e, prima o poi, tornerà a te.




