Vòltati

I dodici, partiti, proclamarono che la gente si convertisse. Non andiamo oltre, perché già queste poche parole possono suonare antipatiche a sufficienza. Convertire è infatti ormai per noi sinonimo di ‘convincere con insistenza’, ‘indurre a cambiare religione o condotta di vita’, a costo di tagliare gole o battezzare a forza… Era questa la conversione che i dodici proclamavano alla gente? Nella loro lingua, ma anche nella nostra, convertire significa letteralmente ‘invertire la rotta’. Rimaner se stessi dunque, continuando a camminare ed evolvere, ma in senso di marcia contrario. Di solito tendiamo a cercare conferma e appoggio e sicurezza all’esterno di noi stessi. Sin da piccoli sono gli assensi e i premi di chi è più grande che ci danno forza e, cresciuti, continuiamo di fatto ad affidare la nostra stabilità a cose o persone esterne a noi. Forse per questo Gesù ordinò loro di non prendere denaro, pane, due tuniche e pure di infischiarsene di eventuali scarse accoglienze ed insuccessi. Conversione è scoprire la presenza della forza buona di Dio in noi stessi e su essa fondare la propria stabilità. Convertire una persona è aiutarla a voltar lo sguardo, ad entrare in se stessa e lì, nel dialogo personale della coscienza, trovare Dio che sorride.

vedi anche, dei giorni scorsi, ‘Strada facendo’ e ‘Equilibri’.

Mc 6, 7-13   http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=mc+6%2C+7-13&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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Ora et labora et…

Non c’è libro di storia che non ci abbia annoiato, sin dalle elementari, con la regola di San Benedetto: “Ora et labora”. Non c’è bambino che, studiandolo, non si sia chiesto come potesse una tale regola attirare migliaia di giovani alla vita monastica. Il fatto è che la regola di Benedetto, citata così, è monca della parte migliore. Per intero infatti recita: “Ora et labora et noli contristari in laetitia pacis!”, prega e lavora e nella gioia della pace non intristirti! Il blocco è secolare, forse millenario: non ce la facciamo a dire che è giusto anche esser gioiosi, contenti, in quella pace serena di un cuore che ha scoperto in sé la presenza di Dio. Lo diceva Benedetto, ma lo diceva anche Gesù: vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Gv 15, 1-11     http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=gv+15%2C+1-11&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

festa di San Benedetto da Norcia, monaco
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Castelluccio di Norcia (foto Miki O.)

 

Mai soli

Gesù prepara i suoi alla paura: vi mando come pecore in mezzo a lupi. Avere nel cuore il cielo e camminare sulla terra, può provocare senso di inadeguatezza, disagio e incomprensione. Divenire strumento di incarnazione del regno dei cieli nel regno della terra, comporta provare momenti di sconforto. Può nascere nel cuore una tale nostalgia di cielo da voler fuggire lontano, dove tutto è pace e gioia, senza persecuzioni, flagellazioni, uccisioni e odio. In quei momenti di ansia e pianto e insostenibile solitudine, ricordatevi chi siete: lo Spirito parla in voi. Siete abitati dalla presenza di Dio. Non siete mai abbandonati. Mai.

Mt 10, 16-23   http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=mt+10%2C+16-23&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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“Signore, abbi misericordia di noi” – scritta di fortuna in un centro rifugiati di Kijev (Ucraina)

 

 

Strada facendo

Strada facendo, predicate dicendo che il regno dei cieli è vicino, dice Gesù ai suoi. Il regno dei cieli è vicino, non lontano, dal regno della terra. Il regno dei cieli è vicino, non è aldilà ma è aldiquà. Il regno dei cieli desidera incarnarsi nel regno della terra. Siate dunque persone che sanno ricevere, non bloccate nel gustare la bellezza della vita terrestre. Mangiate, bevete, gioite del sole e delle creature, avete diritto al vostro nutrimento. Sappiate ricevere, sappiate dare. Incarnate il regno dei cieli sulla terra con la vostra creatività, gratuitamente date, lasciate uscire da voi la luce creativa. Siate artisti in cucina o davanti allo specchio dei trucchi, siate artisti scrivendo un diario che nessuno leggerà mai o componendo canzoni che non verranno incise. Poco importa. Create! Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Sappiate gustare, sappiate creare.

Mt 10, 7-15  http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=mt+10%2C+7-15&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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Equilibri

Chiamati a sé i dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni sorta di malattie e infermità. Cosa vuol dire dare potere sul male e come sarà mai avvenuta questa consegna? Un rito, un distintivo, una formula segreta, un giuramento? Probabilmente nulla di tutto ciò. Dare potere sul male significa insegnare ad affrontarlo, anzitutto in sé stessi e poi negli altri. Nella pagina precedente a questa, leggiamo che Gesù sentì compassione della folla. Nella pagina seguente leggeremo che raccomandò ai suoi di uscire dalla casa che non li avrebbe accolti scuotendo dai piedi la sua polvere. Ecco come affrontare il male, la sofferenza e la malvagità: compassione e distanza. La compassione ci aiuta a vedere il mondo con gli occhi dell’altro, capirne le scelte, gli errori, le paure. Essa è la forza femminile che lascia entrare in noi la vicenda altrui. L’uscire dalla casa e scuoterne la polvere è il sapersi distanziare dall’altro, il percepirsi come soggetti unici, con una identità definita. Essa è la forza maschile che ci difende dal dissanguamento energetico e stabilisce un limite oltre il quale sarebbe insano e inutile farsi fagocitare dalle sofferenze altrui. L’equilibrio di queste due forze, presenti in ogni persona, conferisce potere sul male. Ciò che è importante è non presumere di possedere equilibrio stabile…

Mt 10, 1-7   http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mt+10%2C+1-7&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
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Pecoruomini?

L’istinto naturale della pecora la porta a seguire quella che la precede. Può succedere così che l’intero gregge ruoti su se stesso per ore, fino allo sfinimento, se non ha un pastore che tracci una direzione. Gesù nota la stessa stanchezza nella gente, nelle folle. Un esaurimento di energie impiegate per star dietro agli altri, stare al loro passo, alla loro altezza. Il cuore di Gesù si stringe in un’infinita compassione alla sola idea che viviamo nell’ansia di non piacere agli altri e – di fatto – ci facciamo dire da loro cosa fare per essere accettati, senza ascoltare la nostra voce e la sua in noi. “Siete sfiniti e svuotati come le pecore quando si perdono. Ma sia chiaro: non sto affermando che siete pecore. Semmai siete pastori di voi stessi. Io-e-voi siamo uno. Io-e-te insieme siamo il pastore di te stesso. Ascoltami in te.”

Mt 9, 32-38   http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=mt+9%2C+32-38&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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Invito

Uno dei capi si prostrò davanti a Gesù e gli disse: “Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà”. Gesù però non impone nulla, Gesù propone. Le prese la mano e la bambina si alzò. Pare il gesto di chi invita a danzare, una proposta di amicizia: “Mi dai la mano?”. Così è Gesù con noi: propone. La sua irresistibile forza non è nell’imposizione, ma nella profondità mite del suo sguardo. Non è a strattoni che riprenderà il cammino chi si è seduto sfinito al margine della strada. Solo un sorriso può convincere a rialzarsi.

Mt 9, 18-26    http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=mt+9%2C+18-26&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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Tra le mani

E’ accaduto qualche giorno fa. I ragazzi vengono divisi in squadre, a decine, e ha inizio la grande caccia  al tesoro, in giro per la città. Il caldo soffocante è vinto dal desiderio di vincere, di trovare per primi il tesoro. Dove sarà mai nascosto? Chi lo scoverà? Corse, affanni, sorpassi. Poi la scoperta: il tesoro è lo stesso elenco degli indizi che stringi tra le mani! “Abbiamo cercato lontano il tesoro, tenendolo tra le  mani!”, protestano i bambini indispettiti. Ma la lezione è vera.“Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”, disse Gesù nella sinagoga del suo piccolo paesino di Nazaret. Lo disse a quella gente che cercava sinceramente qualcosa di prezioso ed arricchente nella vita, ma lo cercava fuori, lontano. Impossibile che la novità venisse dal vicino di casa: “Non è costui il falegname, il figlio di Maria?”. Sì, è lui. E infatti passerà la vita a dirci che il Regno di Dio è in mezzo a voi, dentro di voi, non fuori. Non sei un pianeta, sei una stella. Non ricevi la luce dall’esterno ma la emetti dall’interno. Questo insegnava Gesù, percorrendo i villaggi.

Mc 6, 1-6   http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=mc+6%2C1-6&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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Una pezza e via

Mettici sopra una pietra, una pezza, qualcosa… Rattòppati la vita, il cuore, il carattere. Fa’ come se nulla fosse e prosegui. Stàmpati un sorriso in faccia e non pesare, ‘chè il lagnarsi e fare i malati cronici è uno sport fin troppo praticato ed è certo un gran dono quello di non pesare sugli altri. Vero, purchè a farne le spese non sia tu stesso. Il nostro corpo è composto quasi all’80% di acqua e i liquidi, si sa, non sono comprimibili. Nemmeno la psiche lo è. Inutile quindi rattopparla con pezze di stoffa nuova senza curarsi e amarsi in profondità. Vino nuovo in otri nuovi.

Mt 9, 14-17  http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=mt+9%2C+14-17&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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Fede quando?

Cosa vuol dire credere? E a chi, a cosa? E soprattutto: quando? Credere prima o credere dopo… Avere una fede causata da un fatto o una fede che i fatti li causa? Fede “scientifica” o fede “creatrice”. Crederò quando vedrò o vedrò ciò che già credo? Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto.

Gv 20, 24-29    http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&Citazione=Gv+20%2C+24-29&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
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