Saperlo…

“Accidenti! Avessi saputo che eri tu a chiamare, avrei risposto al telefono!”; “Avessi saputo che eri tu al volante, non avrei inveito al semaforo…”. Ma ti ho preso per uno qualunque, uno dei tanti rompiscatole del mondo, e non ho posto attenzione. Quante volte ci capita di parlare così ad un amico! Quando mai ti abbiamo visto? Tutti, dannati e salvati, rispondono così al re Signore del “giudizio universale” di Matteo. Avessi saputo che eri tu, mi sarei certo fermato, avrei certo risposto! Ma quando mai ti abbiamo visto? Per questo ve lo dico: sono io. Tutto quello che avete o non avete fatto…l’avete fatto o non fatto a me.

Mt 25, 31-46
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Si comincia

Pochissime parole, quelle di Marco, per descriverci i quaranta giorni di Gesù nel deserto. Ce lo immaginiamo in questa sua solitudine. Scandendo bene le parole però, ci accorgiamo che solo non è affatto. Ci sono proprio tutti: c’è lo Spirito Dio, ci sono le bestie selvatiche, gli angeli e Satana. C’è il deserto con le sue rocce, le sue stellate, il suo sole, i venti, la luna, l’acqua nascosta nelle piante spinose. Tutti, ci sono proprio tutti. Il creato intero è presente. E lui lì, unico uomo. Pare proprio Adamo nel giardino, a contemplare e dare un nome alle creature. Adamo in un giardino non più verde ma desertificato, dove ogni creatura lotta per vivere. E poi giunge, d’un tratto, l’intuizione della sua vita: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”. Comincia la nuova creazione.

Mc 1, 12-15

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Vide

Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte. E non distolse gli occhi. Di pubblicani, pubblici peccatori, ce n’erano molti. Ma chiamarsi Levi ed essere pubblico collaborazionista dei pagani… I figli di Levi erano gli addetti al tempio, figlio di Levi era Mosè! Portare questo nome e ritrovarsi così in basso… Eppure Gesù non distolse lo sguardo e gli disse “Seguimi!”. Perché “non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano”.

Lc 5, 27-32

 

Digiuno? certo!

Si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: “Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?” E’ una domanda sincera. Gesù era un maestro in gran sintonia con il loro eppure, su alcune cose, era così diverso! Li aveva messi in crisi. Perché non faceva digiunare i suoi discepoli? Anche oggi, ogni volta che si parla di persone di “altre religioni”, ci si domanda cosa possano o meno mangiare. Anche tra cristiani pare che il ritmo della spiritualità sia – ancora! – scandito dai giorni di magro e digiuno, dal pesce o dalla carne. Ma è vero che il Maestro non faceva digiunare? La risposta è nella prima lettura di oggi, nelle parole del Padre di Gesù: E’ forse come questo il digiuno che voglio, il giorno in cui l’uomo si mortifica? Forse questo vorresti chiamare digiuno? Questo è il digiuno che voglio: sciogliere le catene, togliere i legami, liberare gli oppressi, dividere il pane con l’affamato, ospitare i senzatetto, vestire chi vedi nudo.  Altro che mortificazione! Qui si tratta semmai di vitalizzare.

Is 58, 1-9; Mt 9, 14-15

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Per chi?

Per noi stessi, per qualcuno o per qualcosa la nostra vita la spenderemo anzi, la stiamo già spendendo. Nessuno può sfuggire a questa realtà. Si tratta di scegliere bene, onde evitare sprechi… Chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà.

Lc 9, 22-25
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Mercoledì delle Ceneri

Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Come un ritornello tornano tre volte queste parole di Gesù, che invita i suoi a praticare in segreto elemosina, preghiera e digiuno e non pubblicamente per essere ammirati. E sia! Se questo è il prezzo della ricompensa divina, ne varrà la pena. Ma quale sarà mai questa ricompensa del Padre? Nel vecchio west la taglia per i ricercati era ben chiara e solleticava i cacciatori di banditi. Siamo in una situazione simile? Se segretamente digiuni, preghi o fai elemosine, allora la “taglia” sarà celeste. Diversamente consisterà in una passeggera lode degli uomini. E’ così? In cosa mai consisterà questa ricompensa del Padre? Una quarantina di giorni da oggi per scoprirlo.

Mt 6, 1-6.16-18

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Che strani!

Guardandola da lontano, questa scena ha del comico. I discepoli sono in barca con Gesù –  proprio lui! quello che ha moltiplicato il pane più di una volta – e sono preoccupatissimi perché hanno dimenticato il pane. Proprio così! Tutti vorrebbero avere in casa un uomo che il pane lo moltiplica e tu, che vivi con lui, che sei lì con lui, sei in ansia perché il pane non l’hai comprato. Se il Maestro avesse detto loro: “Caricate questi sacchi di pane, io resto a terra e vi raggiungerò”, sarebbero stati forse più tranquilli. Che strani questi discepoli!

Mc 8, 14-21

Segni

Vennero i farisei e cominciarono a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. Ma egli, traendo un profondo sospiro, disse: “Non sarà dato alcun segno”. Potremmo imparare due cose da questo fatto. I segni dal cielo non si pretendono, semmai si chiedono occhi interiori per accorgersi degli innumerevoli segni che Dio già ci manda e che restano inascoltati e non visti. Se non ci riesce questo o se non ci importa dei segni di Dio, chiediamo la forza di sospirare profondamente anziché imprecare, ogni volta che qualcuno ci mette alla prova. Sospirare ci ricorda di invocare lo Spirito.

Mc 8, 11-13

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Precedente contatto

 Come si guariva dalla lebbra? Solo per contatto divino, dato che nessuno poteva toccare un tale malato. Quando un lebbroso guariva, la Legge biblica indicava le offerte sacrificali da compiere per ringraziare ed esser dichiarato ufficialmente guarito e quindi puro e tornare in contatto con gli altri. Parliamo di contatto sociale ma anche e soprattutto di quello reale, fisico, vietatissimo durante tutta la malattia. Mostrati al sacerdote, offri quanto Mosè ha prescritto per la purificazione, come testimonianza per loro. Era quindi la dichiarazione di purificazione che testimoniava l’avvenuta guarigione e consentiva di toccare l’ex lebbroso. Guarigione, dichiarazione, contatto. Tra questo lebbroso e Gesù però è accaduto tutto al contrario. “Se vuoi, puoi purificarmi!” l’aveva supplicato in ginocchio. Al che Gesù aveva risposto: “Lo voglio, sii purificato!” e subito la lebbra scomparve. Ma c’è un particolare che non può sfuggirci: il Vangelo narra che, prima di parlare, Gesù tese la mano e lo toccò. Contatto, dichiarazione, guarigione. Chi fu a toccare quel lebbroso?

Mc 1, 40-45

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Diritti

Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Erano certo tesi, i settantadue discepoli che stava per inviare, ed è comprensibile. Gesù intuisce che forse sono tesi per ciò che è secondario: potremo entrare in tutte le case? mangeremo cibo consentito o ci troveremo nell’imbarazzo di un piatto irregolare? Il territorio è di Israele, ma la gente – si sa – non sempre è osservante… Gesù li tranquillizza: mangiate e bevete quello che hanno. E’ importante che siate nutriti e sfamati, è vostro diritto! Come dire: è più illegale non sfamare chi lavora che sfamarlo con cibo impuro. Il diritto al cibo viene prima del cibo secondo diritto…

Lc 10, 1-9