Tempismi

Fenomenale questo ricco. Sulla terra nemmeno lo vede il povero seduto alla sua porta. Una volta morti entrambi, lo nota ma continua imperterrito a non “vederlo”. Nemmeno gli parla, lo usa. “Padre Abramo, manda Lazzaro a bagnarmi la lingua, perché soffro!”. “Mandalo a casa di mio padre, che li ammonisca!”. Ormai è impossibile, spiega paziente Abramo. Portare l’acqua, portare un messaggio: semplici lavoretti che avrebbero fatto guadagnare un pasto al povero e il paradiso al ricco. Che peccato! Questione di tempismi errati.

Lc 16, 19-31

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Tutti

Gesù prese in disparte i dodici discepoli lungo il cammino e disse loro… Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Chissà perché la scena ce la immaginiamo sempre un po’ statica: Gesù e i dodici e null`altro attorno.  Questi dodici poi, ce li immaginiamo sempre così soli, così privi di storia, di affetti, di casa… Un po’ come dei chierici anonimi all’altare del Duomo. Li guardi e ti chiedi: hanno avuto infanzia o son nati così? Bellissimo il Vangelo di oggi! Ci svela che sì, certo, i dodici avevano lasciato le reti e seguivano Gesù. Ma a seguire Gesù non erano solo in dodici. Il gruppo era ampio, vario: giovani e anziani, uomini e donne, fratelli, mogli, mamme. Lo si seguiva insieme.

Mt 20, 17-28

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Pesanti!

Legano fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Ma di chi mai sta parlando Gesù? Forse dei romani, che a quei tempi occupavano il suo paese come sanguisughe prepotenti, schiacciando con tasse e vari obblighi la popolazione. Potrebbero anche essere parole di Mosè, lette da Gesù in sinagoga, riferite agli egiziani che schiavizzavano gli ebrei. Sicuramente sono parole riferite a persone violente e incuranti della fatica quotidiana del popolo. Persone che vivono estraniate dalla vita normale, che non hanno un’idea concreta di cosa sia tirare a sera. Persone che, per sentirsi importanti, devono sentirsi forti e, per sentirsi forti, devono appesantire la vita altrui. Tiranni insomma. Forse Gesù parlava di Erode! Macchè, parlava di scribi e farisei. Gente molto credente e molto osservante. Così osservanti che passavano la vita a osservare gli sbagli altrui e a inventarsi regole in nome di Dio.

Mt 23, 1-12

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Tutto torna indietro…

Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato. Sì, ma da chi? Di chi sta parlando Gesù? Chi è che non ci condannerà né giudicherà? Dio? Forse Gesù, grande conoscitore dell’uomo, ci sta qui svelando una legge della vita più che un comportamento divino. Dio infatti, per perdonarci o amarci o versarci in grembo misure traboccanti, non ha certo bisogno del nostro ricambio né guarda ai nostri meriti. Gesù ci sta parlando di come va la vita, di come “funzionano” le leggi misteriose dell’universo che, a ben vedere, implacabilmente ci restituisce sempre ciò che diffondiamo. Insomma, se inquini l’aria poi te la respiri! Se nel tuo profondo inconscio vibrano costanti pensieri negativi, tale sarà la realtà che andrai a sperimentare. Quello di Gesù è un monito e un insegnamento di vita terrena: ciascuno ascolterà la musica sulla quale si sintonizza.

Lc 6, 36-38

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Segreti di meditazione

Scendendo dal monte dove, con Pietro, Giacomo e Giovanni, Gesù aveva vissuto l’esperienza fortissima della Trasfigurazione, ordinò loro di non raccontarlo a nessuno. Cosa era accaduto su quel monte da indurre Gesù a chiedere il segreto? Riti magici per pochi scelti? No. Semplicemente un’esperienza di preghiera. Non certo la recita forsennata di preghiere distratte, qui si tratta di preghiera meditativa, di discesa in se stessi per incontrare la Luce divina che abita in noi. La preghiera, intesa come meditazione guidata dallo Spirito, apre le porte all’Aldilà e consente il contatto con chi già lo abita. Apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Una preghiera così fatta non può che avere riflessi positivi anche sulla realtà fisica caricandola di pace e luminosità. Le sue vesti divennero splendenti, bianchissime. Ma come raccontare i dialoghi col Cielo, come descrivere l’intreccio di segni e di sogni, le richieste e le risposte, senza essere fraintesi o banalizzati, senza rischiare di venire spenti dall’incredulità di chi ci ascolta? Meglio non raccontarlo a nessuno. Le intuizioni e le esperienze di preghiera non sono da “postare” online, impossibile cliccare “condividi”. Meglio conservarle nelle segrete stanze del cuore.

Mc 9, 1-9

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Risultati?

Se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Non semini un seme solo se sei certo che crescerà un bell`albero. L’amore di Gesù, quello di cui lui parla e col quale ci ama, è un amore che non si attende nulla in cambio. Un amore che ama indipendentemente dal risultato.

Mt 5, 43-48

Stupido pazzo

Adirarsi, dare dello stupido, dare del pazzo, secondo Gesù sono tutte cause sufficienti per esser giudicati. Dunque se ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, va’ a riconciliarti! Ma proviamo a invertire le parti: quante volte al giorno dai dello stupido a te stesso? Quante volte ti consideri pazzo e ti arrabbi perché non sei come vorresti o – peggio – come vorrebbero gli altri? Come mai ci impieghiamo tre secondi a scrivere un elenco di dieci nostri difetti e un’ora a scriver dieci qualità? Riconcìliati con tuo fratello, quello che abita in te.

Mt 5, 20-26

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Chiedete

Chiunque, sta scritto chiunque. Non vi è una categoria che sarà più ascoltata od esaudita di altre. L’unica condizione è che si chiedano cose buone, perché il Padre dei cieli di cosa cattive, che danneggiano la vita, non ne sa dare. Per il resto non ci sono limiti di classe, non c’è un livello di bontà sotto il quale non si riceverà ciò che si chiede. Chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.

Mt 7, 7-12

Che segno?

Chissà che segno cercava quella gente, cosa voleva vedere per poter credere? Quel che sappiamo è che Gesù dice che non sarà dato alcun segno, fuorché il segno di Giona. La fiaba biblica di Giona, lo sappiamo, narra di questo uomo che uscì vivo dopo tre giorni dal pesce che se l’era mangiato. Gesù amava interpretare la propria vicenda alla luce di quella di Giona. Non sarà dato alcun segno, fuorché il segno di Giona. Dici poco? Il segno di Giona è il ritorno in vita dopo la morte! Ma ci chiediamo: sarà dato un solo segno o un segno solo? L’unico miracolo-segno di Gesù fu risorgere? Non ne fece altri? Sappiamo che la sua vita fu un continuo guarire, rialzare, perdonare, incoraggiare, dar vita in ogni modo. Dunque forse quel giorno voleva dirci che tutti gli innumerevoli segni che costantemente avrebbe dato – e che continua anche in questo momento a darci! – tutti saranno segni di vita, di vittoria sulla morte, di amore. Mai ci dovremo aspettare da lui segni di schiacciamento del nemico, di maledizione del diverso, di eliminazione dell’infedele. Tutti i segni sono sotto un unico segno, quello di Giona: far risorgere.

Lc 11, 29-32

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Subito

Quello che Dio Amore vuole, accade subito. Non c’è attesa tra il pensiero di Dio e l’accadimento di ciò che ha pensato. Nel suo regno, nei cieli, è così. Nel regno della terra, della materia, c’è invece un’attesa che si frappone tra il desiderio e la realizzazione. Persino il pensiero di Dio viene frenato da chi, liberamente, la pensa in modo diverso da lui. A volte pure in noi stessi vi è una lotta: diciamo di volere una cosa ma, nel profondo, desideriamo il contrario. E così le attese si fanno lunghe e certe cose non succedono mai… Gesù lo sapeva bene, per questo nella sua preghiera chiedeva che anche per noi uomini fosse come nel regno di Dio, dove i desideri non trovano alcun ostacolo e accadono subito. Venga il tuo regno, accada la tua volontà, come in cielo così in terra.

Mt 6, 7-15

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