Entra

Voi non siete entrati e a quelli che volevano entrare l’avete impedito. Avete perso e avete fatto perdere la gioia che viene dal contatto con l’Amore di Dio. Perché? Perché non siete entrati in voi stessi?

Lc 11, 47-54

Contagiosi

Siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo. A noi che, perfino nelle chiese, passeggiamo sulle lapidi, una frase del genere non pare per nulla offensiva. Ai tempi di Gesù, toccare un sepolcro era contaminante, rendeva impuri. “Chi entra in contatto con voi si sporca l’anima e si svuota la vita”, sta affermando Gesù. Si capisce la reazione del dottore della Legge: Maestro, dicendo così offendi anche noi!  Ma qui non c’è da offendersi, semmai da ringraziare chi una volta tanto ci mette in guardia. La stragrande parte del male e dei pesi che la gente carica sulle spalle degli altri non proviene da intenzioni coscienti e gelidi calcoli da serial killer. Il più delle volte si tratta di contagio, di trasmissione di male da parte di chi è lui pure malato e nemmeno lo sa. Non alimentando l’interiorità, potremmo diventare come tombe così ben nascoste da dimenticarci di esserlo e diventare pericolosi per chi ci accosta.

Lc 11, 42-46

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Bicchieri

Bere veleno da un calice di cristallo non ne diminuisce il pericolo mortale. Sarà banale dirlo, ma più difficile è rendersene conto. Voi pulite l’esterno del bicchiere ma il vostro interno è pieno di avidità e cattiveria. Chi si abbevera ai nostri discorsi e si disseta della nostra compagnia, possa andarsene realmente ristorato e non intossicato da parole amare o vuote, promesse scritte sulla sabbia e sorrisi di circostanza. Giusto per rimandare a domani la verità.

Lc 11, 27-41

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Segni sufficienti

Insomma, ci son persone che, per molto meno, credono molto di più. Meno segni, meno presenza del Figlio dell’uomo, eppure più fede, più fiducia, più disponibilità a venire dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza. Gesù, facendocelo notare, ci incoraggia: non avere paura! I segni che hai ricevuto sono più che sufficienti. È ragionevole credere!

Lc 11, 29-32
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Festa?

Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio e mandò i servi a chiamare gli invitati. Essi però guastano la festa, rifiutando l’invito o presentandosi malvestiti. Il regno dei cieli, la presenza di Dio nella nostra vita, è un invito a nozze. Quello di cui parla Gesù è un Dio che vuole festeggiare, che desidera coinvolgerci in qualcosa di bello. Da dove ci verrà l’idea che dove c’è Dio c’è noia, giudizio, limite? Chi mai ci avrà trasmesso questa paura? Probabilmente è nascosta dentro di noi. Staniàmola e gettiamola fuori!

Mt 22, 1-14

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Tutti

 Non vi è motivo di invidiare chi ha allattato Gesù, chi l’ha visto crescere e l’ha accudito. A tutti è data questa possibilità di vicinanza, non è esclusiva di alcuni fortunati. Gesù si può avere tutto, attraverso l’ascolto della Parola. Lì lo si trova.

Lc 11, 27-28

Ricaduta

Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira in cerca di sollievo e, non trovandone, dice: ” Ritornerò da dove sono uscito”. Ci fanno forse un po’ paura queste parole che Gesù pronuncia in seguito ad un esorcismo. Se però non ci facciamo intimidire, le accogliamo come prezioso consiglio. Se hai colto la fonte del tuo male, l’origine di tante sofferenze, se tra le lacrime hai riconosciuto degli errori e magari hai addirittura chiesto perdono, sii felice. Non perdere però tutto il tuo lavoro e resta in guardia. Lo stesso male, gli stessi errori, le stesse debolezze che ti hanno distrutto in passato, torneranno con anche maggior forza e non ti capiti di trovarti in una condizione peggiore della prima, dovendo rivivere tutte quelle sofferenze. Chi non raccoglie con me, disperde.

Lc 11, 15-26

Desidera?

Chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Chissà perché, se Dio sa già tutto, è necessario chiedere. Forse per dargli un contentino? O forse per il contrario: per dare importanza a noi stessi. Per Dio noi siamo molto importanti e ciò che gli diciamo è preso sempre in seria considerazione. La vita con Dio non è una mensa di caserma, dove si mangia ciò che ti sbattono nel piatto. E’ invece Lui stesso che ci chiede cosa desideriamo, che aspetta che noi parliamo, chiediamo, bussiamo, fidandoci che – per lo meno – non si comporterà peggio di un uomo. Lc 11, 5-13

Padre nostro

“Grazie ma lasciami stare, per favore, mi farò sentire io se ho bisogno”. Di solito è questa la risposta che diamo a chi, vedendoci preoccupati o divisi in noi stessi, si prodiga nel darci consigli. Ma a te Padre, almeno a te, non diciamo di lasciarci soli nelle nostre scelte e nelle nostre lotte interiori. Padre resta, non abbandonarci alla tentazione.

Lc 11, 1-4

Non t’importa nulla

Inutile, non se ne esce. Se si legge questo vangelo come una sorta di confronto tra chi vive di contemplazione e chi vive d’azione, si rimane impantanati. Il Vangelo va letto anzitutto col Vangelo stesso e, leggendolo tutto, si deduce che Gesù ha speso la vita a servire, nutrire, procurare pane, pesci, vino, curare malattie e salvare i condannati. Insomma: un uomo d’azione. Un uomo come Marta. E’ pure scritto che aveva lunghi momenti di solitudine e preghiera, di ascolto della Parola e di dialogo interiore in meditazione. Un uomo come Maria. Lei ha scelto la parte migliore che non le sarà tolta: l’ascolto delle parole del Maestro non può essere tolto dalle nostre giornate. Cosa succederà a chi, come Maria, ascolta bene il Vangelo? Semplice: si metterà a servire gli altri, come Marta! Come lei sì, ma con una differenza: quella di non aspettarsi nulla in cambio. Né un grazie, né un ritorno, né un premio. Puro servizio, puro amore senza secondi fini. Signore, non ti importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Se non importa a te, nemmeno a me importa.

Lc 10, 38-42