Il prossimo

Amerai il tuo prossimo come te stesso, risponde il dottore della Legge a Gesù, citando la Bibbia. Poi però continua e chiede chi sia mai questo prossimo, questo vicino da amare. Gesù non risponde citando la Bibbia ma raccontando una parabola, quella che chiamiamo “del buon samaritano”. Dato che la conosciamo a memoria non la leggiamo mai e tiriamo le conclusioni ovvie: il samaritano è buono perché aiuta il suo prossimo ferito dai briganti. Se leggessimo bene noteremmo che la domanda di Gesù è un clamoroso ribaltone: chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nella mani dei briganti? Colui che ha avuto compassione di lui, risponde giustamente il dottore. Ma allora il prossimo è uno da amare o uno che ci ama? Destinatario o mittente d’amore?

Lc 10, 25-37

Servi inutili?

Chi di voi, se ha un servo ad arare o pascolare, gli dirà, quando rientra: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare e servimi”? La domanda di Gesù suggerisce la risposta più che ovvia: nessuno! Nessuno si sogna di servire un servo, così come nessuno si fa problemi a caricarlo di lavoro senza sosta. Finchè l’altro è lì davanti a noi è per noi, a servizio dei nostri comodi. Se è nostro, possiamo caricare l’asino o il servo fin a spezzargli la schiena. Del resto, ai tempi di Gesù, un asino e uno schiavo pare avessero lo stesso prezzo: trenta denari. Chi dunque dirà mai al servo “mangia”? Chi mai smetterà di usare l’altro per il proprio vantaggio, per i propri piaceri o anche solo per sentirsi potente e comandante? Chi mai resisterà alla tentazione di sentirsi appagato dal vedere l’altro pender dalle sue labbra o temere le sue decisioni? Nessuno. E cosa sono queste parole che dicono i servi: siamo inutili, abbiam fatto quanto dovevamo? Esiste un servo inutile? Chi è così fesso da non utilizzare un servo? Chi non usa l’altro? Nessuno, se non Dio. Un servo è inutile quando non è più servo. Daremo sosta agli altri quando la smetteremo di usarli ed asservirli a noi. Non vi chiamo più servi ma amici.

Lc 17, 7-10 (Vangelo della Messa di oggi in rito ambrosiano)

Segni

Eri bambino e pregavi. Chiedevi con fede semplice e ottenevi. Solo tu lo sapevi, era il tuo segreto tra te e Gesù. Chiedevi qualcosa di buono per un amico o di inutile per te come un semplice regalo. Ogni volta ti sentivi rafforzato e cresceva in te l’intima convinzione che Gesù esistesse davvero e che ti ascoltasse personalmente. Poi sei cresciuto, hai inasprito i rapporti coi tuoi genitori e sono diventate strette le pareti di casa ma quell’abitudine l’hai tenuta. Hai chiesto e dialogato con Lui e sempre ottenuto una  risposta: segni, eventi, coincidenze solo in apparenza casuali, ti confermavano d’essere ascoltato. Nessuno sapeva, ma tu sì. Ora sei adulto, le tue richieste sono cresciute con te, ma continuano. Prosegue il dialogo dei segni con Lui. Son banali accadimenti che di fatto rispondono a te. Altre volte son parole dette da persone che – ignare d’esserlo – come angeli ti rispondono per conto di Dio. Pollicino, nella fiaba, segnò la strada del ritorno con sassolini bianchi. A te viene segnata la strada dell’andata, cosparsa di segni di risposta. E allora dimmi, dimmi una buona volta: perché dubiti? Se a Tiro e Sidòne fossero stati compiuti i prodigi che avvennero in mezzo voi, già da tempo si sarebbero convertite…

Lc 10, 13-16

Angeli custodi

Dicono che appena Dio parla, dalla sua bocca esce un angelo che esegue questa parola. In Dio infatti dire e fare sono sinonimi. In termini più moderni e di moda potremmo dire che gli spiriti angelici sono energie divine che intervengono nella realtà. Oggi è la festa degli angeli custodi, invisibili spiriti di energia positiva posti a difesa e custodia del tesoro di purezza e bontà che c’è in noi.

Provocazioni

A grandi proclami di fedeltà, Gesù risponde con forti provocazioni. Lascia che i morti seppelliscano i morti, tu annuncia il regno di Dio. Non aspettare la pensione per “fare un po’ di bene” né di vincere al lotto per fare l’elemosina. E’ adesso che lo dobbiamo seguire, oggi. Il Vangelo non si vive “dopo”, quando i problemi sono risolti e i morti sepolti. Il Vangelo è ora, è dentro la vita, in questo istante. Se credi di seguire Gesù nel dopolavoro, andrà a finire che lo seguirai nel dopovita: i morti seppelliscono i morti. E ancora un altro gli disse: Ti seguirò, però prima lascia che mi congedi da quelli di casa. Lascia che io abbia il consenso di tutti per vivere il Vangelo. Ma nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio. Se, in accordo con Gesù, hai individuato i passi da compiere, falli!

Lc 9, 57-62

 

PS spesso crediamo che una scelta, anche se fatta contro il parere di tutti, sia giusta solo perché la percepiamo giusta in coscienza. Se così fosse, tutto sarebbe legittimo, persino compiere ciò che fa male all’altro! Una scelta in coscienza sarà giusta solo se la coscienza stessa è giusta. In altre parole: la coscienza va ascoltata certo, ma se è abitata da Gesù, alimentata da profonda preghiera possibilmente uniti ad altri fratelli. Del resto Gesù fu ucciso da persone che, quella sera, dissero “ho agito in coscienza”. Vero, ma era una coscienza cattiva o, per lo meno, vuota.

Signore, vuoi aiuto?

Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e consumi questi che non hanno voluto riceverti? Bisogna ammettere che questi due giovani fratelli, Giacomo e Giovanni, sono consapevoli di avere in sé una grande forza. Sanno di poter essere esauditi. Inoltre sono tanto premurosi che non invocano aiuto da Gesù, ma gli offrono il loro. Egli però lo rifiuta decisamente, come decisamente rifiuta tutto ciò che è violento. Che sia fisica o psicologica, che sia attiva (ti ferisco con ciò che faccio) o passiva (ti ferisco con ciò che non faccio: non decido, non parlo, non agisco) o travestita da bontà (“ho dovuto farlo”) è sempre violenza. Il violento lascia dietro a sé una fila di persone ferite, consumate e umiliate. Il violento non ha futuro con Gesù.

Lc 9, 51-56

Arcangeli

Michele, il tuo nome è una domanda: “chi è come Dio?”. Nessuno! Nessuno è buono se non Dio, dirà Gesù. Aiutaci a non farci dominare da nessuno, a non adorare le persone, a non scambiare uomini per padroni della nostra vita. Gabriele, “forza di Dio”, hai portato a Zaccaria e Maria una buona notizia. Vogliamo come te credere alla forza potentissima della Parola che Dio pronuncia. Nessuno resiste a quanto Dio dice perché solo Lui ciò che dice fa. Raffaele, “Dio guarisce”, Dio si cura di noi, sa chi siamo, ci conosce. Nessuno se non Dio ha tanta cura di noi!

festa degli arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele

Non ho voglia

Vita da pubblicano, da collaborazionista col potere avverso, vita di chi, tenendo il piede in due scarpe, non ha il coraggio di decidere. Vita da prostituta, vita di chi, alla fin fine, ha un solo unico criterio di scelta: stare con chi mi dà di più ora. Il resto non conta. Chi è così – e lo siamo un po’ tutti – non ha voglia di andare a lavorare nella vigna, non ha voglia di scendere nella propria interiorità, non ha voglia di lasciarsi lavorare dalla forza della Bontà di Dio. Teme di far fatica, ha paura. Ma poi si pente e ci va. Va nella vigna, entra in se stesso, si fida del lavoro del vignaiolo, non ne ha più paura e così la sua vita si illumina di nuovo. I pubblicani e le prostitute vi passano davanti nel regno di Dio.

Mt 21, 28-32

Argomenti

Avevano timore di interrogarlo su questo argomento. Gesù infatti aveva detto che sarebbe stato consegnato nelle mani degli uomini. Loro preferivano non parlarne, preferivano cambiare argomento e non affrontare la cosa. Chissà, fosse stato per loro magari sarebbero andati avanti una vita a parlar del tempo o dei raccolti… Ma con lui si poteva parlar di tutto e non valeva la pena di tenersi dentro domande irrisolte. Anche gli argomenti più dolorosi li affrontava con una tale pace che riusciva a donarti serenità.

Lc 9, 43-45