Che dici?

Le folle, chi dicono che io sia? E voi? Gesù pone questa domanda ai discepoli, mentre si trovava in un luogo solitario a pregare. Forse pregando aveva scoperto qualcosa di sé? Resta un mistero il perché di questa domanda. Del resto anche noi ce la poniamo di continuo. Cosa dirà di me la gente? Come mi vedono gli altri, quelli che non sanno nulla di me e mi vedono passare in auto o a piedi coi sacchetti della spesa o saltare su un tram in corsa? E chi sono io per te, che mi conosci da una vita? Che dici di me, cosa cogli della mia identità? A volte gli altri sono così lontani che non possono capire più di tanto, altre volte così vicini che si dimenticano di guardarci.

Lc 9, 18-22

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Esempio

Giovanni l’ho fatto decapitare io, diceva Erode, chi è dunque costui? Di triste attualità questo maldestro tentativo di risolvere i problemi decapitando la gente. Come se tagliare teste o gole o promesse o parentele, bastasse a eliminare le fatiche. Tuttavia una cosa buona questo stupido potente la fa: cercava di vedere Gesù. Anche da Erode si può prendere esempio!

Lc 9, 7-9

Forza

Che genere di forza e potere sono quelle che Gesù dà ai suoi? Una forza che guarisce, che fa stare bene. Una buona notizia che rallegra, che fa fare festa e allarga il cuore. Diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. Allora essi giravano ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.

Lc 9, 1-6

Parenti

Tua madre e i tuoi fratelli son qui fuori e desiderano vederti, dicono a Gesù, e ci aspetteremmo un suo rapido congedo dalla gente per dedicarsi ai parenti. E così in effetti avviene. Infatti Gesù non si alza e resta con le persone cui stava parlando. Perché quelle erano precisamente per lui parenti stretti.

Lc 8, 19-21

Sotto il letto

Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato ci dice Gesù, quasi a tranquillizzarci sulle sue intenzioni. Non è certo uno che accende una lampada per metterla sotto il letto. Non accende in noi la fiducia nelle sue parole per poi giocare ai segreti o confonderci le idee. È piuttosto questione di come si ascolta. Perché se credi di avere già capito tutto, capirai sempre di meno. Se hai invece ascolto puro, ti sarà dato di vedere la luce di Dio in azione.

Lc 8, 16-18

Tutto

Voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Sei invidioso perchè sono buono? chiede il padrone mentre paga tutti con un soldo, che abbiano lavorato tanto o poco. L’invidia, bruttissimo male che ti fa vivere una vita da ingrato rancoroso, sempre a veder più verde l’erba del vicino. D’altra parte ci hanno insegnato sin da piccoli  – e le leggi economiche lo confermano – che le risorse sono limitate. Da qui una certezza che diviene paura: ciò che ha lui, non lo posso avere io. Ma per noi non è così! Dio è tutto in tutti. L’amore è illimitato e illimitabile, non divisibile. A Dio tutto è possibile e da Dio possiamo ricevere tutti tutto.  Insomma: se alla festa si aggiunge un ospite all’ultimo minuto, la fetta di torta non si assottiglierà. Ciascuno avrà una torta intera!

Mt 20, 1-16

 

Come semi

Il seminatore uscì a seminare e noi, come semi, siamo gettati su questa terra per parlare con la nostra stessa vita. Saremo forse calpestati, lasciati a ciglio strada e non capiti. A volte saremo feriti da chi ci soffoca e cresce schiacciandoci e umiliandoci ma non è che un rovo. Spesso ci ritroveremo inariditi e bruciati dalle fatiche. Ma giungeremo a maturazione. Forti degli sbagli e delle ferite, ci rialzeremo e faremo frutto cento volte tanto.

Lc 8, 4-15

Con lui

C’erano con lui i Dodici e alcune donne, che li servivano con i loro beni. Di quali beni si tratti non lo sappiamo, tanto che alcuni traducono con il loro bene, onde evitare di pensar subito all’8 per mille… Non sta a noi indagare, ma sta a noi constatare. I Dodici erano con lui. La stessa identica cosa è detta delle donne: erano con lui. Non erano dunque gregarie del gruppo ma discepole dirette di Gesù. La struttura non era piramidale: i Dodici con Gesù e le donne con i Dodici, col gruppo. Ognuno era con lui. E aveva un nome, una storia, una fede. Uomo o donna che fosse. Abbiamo quindi una speranza!

Lc 8, 1-3

Causa o effetto?

Sembrerebbe molto semplice: la donna peccatrice si guadagna il perdono di Gesù a suon di lacrime, profumo e baci di pentimento. Schema classico: mi pento, supplico perdono, vengo perdonato. Solo dopo chiari segni di ravvedimento la donna viene assolta. I gesti della donna causano il perdono di Gesù. Davanti a tali gesti, Gesù racconta una breve parabola di due debitori di cifre differenti, chiedendo chi dei due amerà di più il padrone se costui condona i debiti ad entrambi. Il fariseo Simone rispose bene: “Colui al quale ha condonato di più”. Nella parabola, il condono del debito causa l’amore riconoscente del debitore. Non troviamo nessuno che supplica, piange e implora pietà. Qualcosa non torna: come sta interpretando Gesù i gesti d’amore della donna? Sono richiesta di perdono o riconoscenza per un perdono già ricevuto? E’ il pentimento che causa il perdono o il perdono che causa il pentimento?

Lc 7, 36-50

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Infanzia…

A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto! Così disse Gesù della sua generazione, ripetendo una filastrocca di bimbi. Forse della nostra direbbe altro. Forse noi in duemila anni di Vangelo abbiamo imparato ad essere meno infantili, a non fluttuare da un sentimento all’altro come piume al vento. Forse abbiamo imparato cosa significhi stabilità, fedeltà, saldezza. Forse…

Lc 7, 31-35