Quei dieci

Uno su dieci ringrazia Gesù, e già questo ci fa riflettere. Gli altri nove però vanno al tempio a ringraziare Dio. Paradossalmente proprio la loro religione gli impedisce di vedere Dio fuori dal tempio, in Gesù. Erano lebbrosi, e lo siamo un po’ tutti nel corpo spirituale. Interi pezzi di noi hanno bisogno di ritrovare vita e senso. Diversamente non resterà che religione senza fede, abitudine senza gioia. Come quei nove che meccanicamente vanno al tempio, lasciandosi alle spalle Gesù Cristo.

Lc 17, 11-19 Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

2 Re 5,14-17
In quei giorni, Naamàn, il comandante dell’esercito del re di Aram, scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola di Elisèo, uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato dalla sua lebbra. Tornò con tutto il seguito  da Elisèo, l’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo». Quello disse: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò». L’altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò. Allora Naamàn disse: «Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore».

Rito ambrosiano⬇️⬇️⬇️

I dieci lebbrosi

Lc 17, 11-19 Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

2 Re 5,14-17
In quei giorni, Naamàn, il comandante dell’esercito del re di Aram, scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola di Elisèo, uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato dalla sua lebbra. Tornò con tutto il seguito  da Elisèo, l’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo». Quello disse: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò». L’altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò. Allora Naamàn disse: «Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore».

Per ragazzi ⬇️⬇️

Sempre meglio

Lo sa anche il diavolo che le divisioni interne non producono che indebolimento e insuccesso. Tutti i grandi regimi si sono sempre appellati all’unità e alla compattezza, anche nella loro simbologia, dal fascio littorio alla falce e martello. Uniti sì, ma contro qualcuno. I discepoli di Gesù invece sanno che la loro non è un’unità che soffoca l’individuo, rendendolo un pupazzo che marcia a ritmo di tamburo, segnando il passo coi piedi e col cervello. La loro è anzitutto una unità con Gesù, lo stare raccolti attorno a lui nello sforzo di seguirlo nel suo stile di vita. Non disperdono tempo ed energie in riunioni inutili, polemiche noiose, celebrazioni tradizionali buone solo a dire che si son fatte. I discepoli del vangelo raccolgono idee e forze e agiscono uniti da un solo intento: migliorare la condizione dell’uomo. Nel corpo e nell’anima.

Lc 11,15-26. Dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio, alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.
Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».

Un tesoro

Se uno di voi ha un amico. E se non l’ha farà più fatica a capire com’è Dio che è “buono e amico degli uomini”.* Se uno di voi ha un amico, allora sa bene cosa vuol dire chiedere senza vergogna, sentirsi dire no senza per questo offendersi, rispondere insistendo senza temere esplosioni di rabbia. Se uno di voi ha un amico se lo tenga stretto, perché uno su mille è tuo consigliere e per un amico fedele non c’è prezzo. E se un amico non l’hai, allora inizia a chiedere proprio questo dono. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. E chi trova un amico, trova un tesoro. E non dimenticare mai che Dio è buono e amico degli uomini.

Lc 11,5-13 Gesù disse ai discepoli:
«Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Siracide 6
6Siano molti quelli che vivono in pace con te,
ma tuo consigliere uno su mille.

14Un amico fedele è rifugio sicuro:
chi lo trova, trova un tesoro.
15Per un amico fedele non c’è prezzo,
non c’è misura per il suo valore.
16Un amico fedele è medicina che dà vita:
lo troveranno quelli che temono il Signore.
17Chi teme il Signore sa scegliere gli amici:
come è lui, tali saranno i suoi amici.

* dalla liturgia bizantina

Anche noi

Un bimbo con un pallone, una pentola sul fuoco. Ci guarda. Anche a noi verrà chiesto dagli altri ciò che chiediamo a Dio Padre: pane e perdono. E salvezza dalla tentazione di abbassare lo sguardo e fingere d’essere occupati.

Lc 11,1-4 Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».

Francesco

Quell’anno in carcere lo cambiò. Non fu mai più lo stesso. Il contatto con i detenuti lo liberò dalla sua borghesia, lo spogliò di ogni armatura in cui, fino a quel momento, aveva creduto. Francesco, il ricco borghese di Assisi centro, divenne l’amico dei poveri di periferia. Che percorso! Potremmo dire contronatura. L’istinto infatti ci spinge a cercare il meglio, il di più. Lui invece andò in direzione contraria, verso il di meno. Ci volle tempo, come per ogni cosa, per ogni frutto. Il carcere, poi i poveracci delle bidonville di Assisi, poi quel crocifisso abbandonato che lo chiamava… La sua stessa anima lo chiamava: condividi tutto, e tutto sarà tuo. All’inizio soffrì l’incomprensione del papà, alla fine quella dei suoi stessi frati. Temeva di non essere capito nemmeno da Gesù, di non averlo capito lui stesso. Stanco e oppresso, si ritrovò nel corpo le stesse ferite della croce di Gesù. Il Maestro l’aveva consolato: io e te siamo uguali, non avere paura. Ti basti l’esser capito da me, gli altri capiranno. Chi capirà ti seguirà, ci seguirà. Allora, lasciata ogni scusa, nascerà “una Chiesa povera per i poveri”. (Papa Francesco)⬇️⬇️

https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/16/papa-francesco-come-vorrei-chiesa-povera-per-poveri-2/532497/amp/

https://www.avvenire.it/amp/chiesa/pagine/papa_incontro_cardinali

https://youtu.be/ydPPMTocFo0

San Francesco d’Assisi Mt 11,25-30 Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

http://www.santiebeati.it/dettaglio/21750

Fare

Che cosa devo fare? È la domanda giusta. Più spesso il dubbio è su cosa devo dire per piacere agli altri e avere il loro consenso. Quello che facevano i samaritani non importava e non valeva, perché loro dicevano cose diverse su Dio. Erano scismatici, erano diversi. Gesù con questa parabola riporta al centro il fare. Sono le azioni che contano, le opere, il comportamento (=la morale). Che cosa devo fare? Ciò che conta davanti a Dio è fare quello che si dice. E possibilmente non dire quello che si fa.

Lc 10,25-37 Un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così»

Servire gratuitamente

Ce ne vuole tanta, di fede, per credere al perdono, per credere al servizio gratuito. Ci vuole fede perché tutto, attorno a noi, ci fa sentire sbagliati ogni volta che i nostri sforzi non ci servono ad un utile. Non ce ne accorgiamo ma tutto, attorno a noi, insegna a servirsi degli altri, a utilizzarli a proprio servizio. Servi inutili è un termine sconosciuto. Significa servire gratuitamente.

Lc 17,5-10 Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”»

Rito ambrosiano ⬇️⬇️

Servi inutili

Prepariamoci alla Domenica

Lc 17,5-10 Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Lontani vicini

Aveva appena inviato settantadue discepoli a due a due avanti a sé. Trentasei coppie di predicatori. Tre volte dodici, il numero sacro di Israele. Insomma: massimo impegno, motori avanti tutta. Dà indicazioni precise su stile, bagaglio e comportamento in caso di accoglienza o rifiuto. E poi ecco le parole che leggiamo oggi, quasi un presentimento: i più lontani sono i più vicini, chi riceve meno segni se li fa bastare per convertirsi e credere. Ciò a vergogna di chi, cresciuto in mezzo a prodigi, ancora dubita tiepido e non agisce. Perché, ricordiamolo sempre, il vangelo è una morale, cioè un’indicazione di comportamento. Leggere la Parola non basta, bisogna ,”farla”.

Lc 10,13-16 Gesù disse:
«Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!
Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato».

I numeri nella Bibbia https://www.avvenire.it/amp/agora/pagine/bibbiaenumeri