Andate

Oggi tocca a Marco presentarci la sua ultima pagina. Anche in questo caso, come per Giovanni, gli esperti dicono che si tratta di un secondo finale. In effetti è una sorta di riassunto, o forse un commiato e un incoraggiamento al lettore. Le parole di Gesù spingono il nostro sguardo lontano: andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo ad ogni creatura. Il vangelo non è un libro. Il vangelo è un messaggio, è lo stile di vita di Gesù di Nazareth. Ci sono voluti ben quattro libri per tradurre in parole scritte una piccola ma essenziale parte del vangelo di Gesù. Ci vuole una vita autentica per testimoniare il vangelo, per dimostrare ad ogni creatura che è possibile seguire Gesù oggi.

Mc 16,9-15  Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.
Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.
Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».

Quando già era l’alba

Ci sono stato su quella riva del lago di Tiberiade. Non riesco a tacere questo ricordo personale. Sono stato a Tabgha, dove una piccola chiesetta sulle rocce bagnate dal lago ricorda l’incontro col risorto, narrato in questa pagina di Giovanni, l’ultima del suo vangelo. Giunti sul posto, al tramonto, fummo presi da grande commozione e ci buttammo in acqua. Ricordo la lunga barba del mio amico Giovanni Battista mentre nuotavamo, ridendo dei nostri nomi: quell’acqua è quella del Giordano. Dormimmo all’aperto, sulle rocce. Quando già era l’alba un’anatra mi svegliò, in tempo per rivivere quell’incontro e scattare la foto che vedete. Pareva di rivedere la barca, di sentire l’odore del fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Era accaduto lì, era accaduto davvero. Come un bambino, cercavo sulla riva i sassi anneriti dal fuoco di Gesù. Ovviamente non li trovai. Ma sono ancora là, da qualche parte.

Gv 21,1-14 Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

Bisognava?

Spesso Gesù risorto spiega la sua morte dicendo che bisognava che accadesse. Ma cosa significa, forse che fu un destino inevitabile? In che senso i profeti ne avevano scritto prima che accadesse? Forse come delle chiromanti avevano previsto qualcosa di immodificabile? È questa la volontà di Dio che Gesù accettò nel Getsemani? Se così fosse, non avrebbe potuto nemmeno evitarla e dunque accettarla non sarebbe un merito. Quel bisognava che il Cristo morisse è da leggersi come “è gioco forza”. Quando infatti si predica l’amore non violento universale, ci si va a mettere nelle gambe del diavolo. Forse il principe del male non reagirà? La predicazione in opere e in parole di Gesù, andava a bloccare gli ingranaggi di un sistema di potere basato sul “do ut des”, sulla vendetta, sulla morte, su un prezzo per ogni cosa. Chi va a scalzare questa mentalità, non può pretendere di rimanere vivo a lungo. Il sistema, come ogni sistema, espelle il diverso e lo cancella. La morte del Messia non è un incidente né un fallimento ma viceversa la prova che il messaggio è stato colto appieno: il vangelo è pericolosissimo e va fermato se si vuole che il mondo continui così.

Lc 24,35-48 I due discepoli che erano ritornati da Èmmaus narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Resta con noi

Farsi spiegare le Scritture da Gesù risorto in persona! Un’esperienza a dir poco unica. E poi, in quella locanda di Emmaus, stare con lui e riconoscerlo nello spezzare il pane. Spiegare le Scritture, farsi incendiare il cuore, invocare la sua presenza – resta con noi! – mangiare il suo pane. Non nasce forse così la messa? Sì, nasce così, la messa è questa. E se invece a messa il cuore non ci arde in petto ma si spegne e si raffredda, avremo il coraggio di dirlo, di farne occasione di confronto coi nostri preti? E se ciò è impossibile, avremo la forza di cercare una messa più “vera”? Emmaus dista da Gerusalemme circa undici chilometri. Noi quanti saremmo disposti a farne per vivere una messa che ci nutra il cuore?

Lc 24,13-35 Ed ecco, in quello stesso giorno, due discepoli erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Questo sito, La Locanda della Parola, prende il nome proprio da questa pagina di Vangelo. Vi chiedo di pregare sempre perché, prima di scrivere, io sappia ascoltare l’unico che può spiegare le Scritture.

Domande

Sono giorni di domande, questi dopo la Pasqua. Sono giorni per chi è adulto nella fede e vuole capire, entrare nel mistero di un uomo risorto immortale. Maddalena parla con due candidi angeli senza stupirsi né spaventarsi, forse nemmeno si chiede chi siano quei due seduti nel sepolcro al posto di Gesù. Lo shock a volte rende incuranti dei pericoli, il trauma della morte di Gesù l’ha resa coraggiosa. A lei interessa soltanto lui: dimmi dove l’hai posto e andrò a prenderlo. Lui è lì, davanti a lei, la stava aspettando: non era ancora salito al Padre. Dunque, appena uscito dal sepolcro, era rimasto lì, nel giardino, ad attendere quell’incontro. Salgo al Padre mio e vostro, le dice. Ma che significa? Se Gesù avesse parlato a Maddalena in visione, il suo corpo sarebbe stato ancora nel sepolcro avvolto dalla sindone (=lenzuolo), ma non c’era. Se invece aveva il corpo – e l’aveva – come poteva salire al Padre? Poteva dunque passare a suo piacimento dallo stato materiale a quello incorporeo?

Gv 20,11-18 Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”».
Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto

Ho visto il Signore

Restiamo nella gioia grande di quel giorno e di quelle parole: Non è qui, è risorto! Tutta questa settimana e tutti i prossimi cinquanta giorni non saranno che un ripetere il messaggio centrale e più antico del vangelo: ho visto il Signore! Ci volle tempo anche a loro per poter credere ai loro occhi. Non fu semplice convincersi di ciò che vedevano e toccavano. Dubitavano dei loro stessi sensi. Sarà un susseguirsi di incontri, di apparizioni fisiche (non semplici visioni), fino a quando la mente obbedirà ai fatti e credere alla resurrezione sarà più logico che dubitarne. Allora i discepoli saranno pronti ad essere evangelizzatori. Ma per ora restiamo, restiamo in questo giorno di Pasqua, in questo annuncio sconvolgente: ho visto il Signore!

Mt 28,8-15 abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.

Buona Pasqua

Le bugie hanno le gambe corte, si sa, e per poter camminare almeno qualche mese o qualche anno, devono imparare a farsi strada. Occorre anzitutto che siano similvere. Se si inventa qualcosa di assolutamente impossibile, difficilmente la notizia andrà lontano. Per essere creduta insomma, la notizia fake dev’essere realistica. Nessuno racconterebbe mai di un condannato a morte, pubblicamente ucciso e sepolto, che se ne esce dalla tomba vivo. Non si spiega quindi perché la notizia della resurrezione di Gesù di Nazareth abbia attraversato millenni e continenti, creduta da miliardi di persone. O meglio, lo si spiega in un modo soltanto: è vera. Gesù è veramente risorto!

Gv 20,1-9 Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Tra quattro mura

Il sabato santo è il giorno del silenzio, della fine. Tutto ha una fine. Anche il tempo bello di Gesù ha una fine, ha una pietra che lo chiude nei ricordi. Oggi è il giorno delle speranze deluse e infrante, è il giorno in cui trionfa il “te l’avevo detto”. Oggi è la vittoria di quelli che non ci credono mai, che preferiscono non imbarcarsi perché tanto va sempre a finire male. L’avventura con Gesù è finita anzi, ha semplicemente smesso d’esistere. Persino la sepoltura manca, messo così com’era nel sepolcro. Oggi è il giorno delle cose che smettono, delle relazioni che si spengono da sé, senza nemmeno un addio: una pietra sopra e basta. Era solo un sogno, era solo una breve primavera. Oggi è il giorno in cui i pessimisti si sentono nel giusto: meglio stare ognuno a casa propria, una persona il mondo non lo può cambiare, se ami troppo non raccogli che ingratitudine. Oggi è sabato santo: Gesù è in un sepolcro, Dio Padre tace, e la gente è chiusa in casa tra quattro mura e preferisce non pensarci.

Sempre

C’è sempre qualcuno che lotta per noi e per noi dà la vita. Forse non lo sappiamo, non ci crediamo nemmeno. Eppure il mondo va avanti non perché qualcuno lotta fino alla morte, ma perché qualcuno ama e continua ad amare a rischio della vita.

Giovedì santo Gv 18 Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».

Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

Infinito

Un mare d’amore e di luce. Ecco com’è il tuo cuore, Gesù. Stasera, quando andremo alla Messa dell’ultima cena, sarà per noi la prima messa, la prima volta che udiamo le tue parole: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue. Sarà per noi come il giorno della prima Comunione, la nostra prima parola rivolta a te. Non lavarci soltanto i piedi, ma anche le mani e il capo, diremo insieme a Pietro. Immergici completamente in questo tuo amore infinito: che possiamo fare agli altri quello che tu hai fatto a noi.

1Cor 11 il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

Gv 13 Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».