Altro che viverci assieme senza formalità! Alla fin fine, anche quelle che li credono estinti, sperano di incontrarli. Uomini con attributi sufficienti per dichiarare al mondo “Questa è la mia sposa, sappiatelo! D’ora in poi cammineremo appaiati”. Ecco il giogo dolce e leggero che tutti sognano di portare sulle spalle: il braccio della persona amata e, domani, le gambine del tuo bimbo che si fa portare, le borse della spesa per loro. Ma anche la mano dell’amico che non ti cerca solo se ha bisogno e per te c’è sempre. E poi la forza del Maestro, sulla tua spalla, se lo vuoi prendere con te, e trovare riposo per la tua vita.
In via di sviluppo?
Vi sono popoli e culture, interi continenti, che sono rimasti decisamente indietro e piccoli nello sviluppo tecnico e scientifico. Dovranno per forza rifarsi ai sapienti e ai dotti dei paesi sviluppati delle culture occidentali. Tuttavia questi piccoli sono estremamente sviluppati in tutto un altro campo dell’esistenza, quello spirituale. E’ un aspetto fondamentale della vita del quale ormai, da noi, si parla raramente, con lieve imbarazzo e in via confidenziale, sempre temendo di esser fraintesi o derisi. Può succedere di conoscere una persona da anni e non sapere se crede o no. In cosa o in chi poi creda, è affare ancor più intimo e non sta bene chiederlo nemmeno alla donna che si ama. E questo è grande sottosviluppo.
Stabilità
Dicono – e ci crediamo – che sia lo stress la prima causa dei disagi psicofisici di cui soffre la gente. Dicono pure – e iniziamo a crederci – che all’origine di ogni azione che poi risulta sbagliata vi sia la paura, la regina madre di tutti gli stress. E’ la paura che ci fa tremare come foglie, agitare come gli alberi della foresta per il vento. E’ la paura che ci rende instabili, volubili, spesso intrattabili e fin violenti come belve che attaccano per timore. Dio invitò il re Acaz a stare tranquillo e non temere. Lo spinse a fermarsi, concentrarsi, respirare a fondo e non tremare. Lo invitò a non surriscaldarsi agendo d’impulso, a combattere lo stress da paura con la discesa in se stesso e la fede nell’amore eterno. Gli chiese fiducia, perché se non avrete fiducia non avrete stabilità.
Non ero così
Non ero così. Un tempo ero tutto uno spigolo. Chi mi avvicinava si pungeva, alcuni si ferivano. Mi ammiravano, certo, perché ero forte e roccioso, ma rimanevano lontani. Quando volevano riposare e sedersi, non era da me che andavano. Fu l’acqua a smussarmi, a rendermi liscio, rotondo, buono. Sono la stessa roccia di prima, non sono diventato altro. Ma ora non mi temono più e i bimbi giocano a scivolare sulla mia schiena, le ragazze si sdraiano su di me a prendere il sole. Chi mi vede mi vuole abbracciare, nemmeno si rende conto della mia immensa forza. Mi carezzano. Sono state le piene a rendermi così, sono stati i secoli e i millenni e milioni di anni e di vite in cui sono rimasto fermo pur sommerso negli abissi. Sentivo passarmi sopra il capo tutto e tutti, le correnti e le altre rocce mi urtavano e ferivano, mi rotolavano sempre più giù. Ma ho preso la vita così come veniva, mi sono lasciato levigare. Lo stesso vale per voi uomini, ogni volta che vi immergete nella corrente della vita e della preghiera, gioendo. Ora et labora et noli contristari.
festa di S. Benedetto monaco
vedi anche https://lalocandadellaparola.wordpress.com/2015/07/11/ora-et-labora-et/
Ci sarà qualcuno
Ci sono giornate in cui ci sentiamo come il poveretto della parabola, lasciati a terra e percossi. Quelli che ci hanno accostato, sarebbe stato meglio tenerli lontani. Quelli che avremmo voluto vicino, se ne sono andati passando oltre. Ci sono giornate in cui sembra che ci abbiano tolto tutto e che non ci resti più nulla, nemmeno la fiducia nel prossimo che, alla fine, arriva sempre per chiedere e mai per dare. Ci sarà qualcuno ancora come questo samaritano? Ci sarà qualcuno che, quando ormai non ci aspettiamo più nulla, si approssima a noi semplicemente perché siamo noi? Qualcuno ci farà esclamare: non sono solo!
Chi più grande?
Un discepolo non è più grande del suo maestro, dunque “Occorre fare la guerra più dura, che è quella contro se stessi. Bisogna riuscire a disarmarsi. Ho fatto questa guerra per anni ed è stata terribile. Ma adesso, sono disarmato dalla cupidigia di aver ragione: di giustificarmi squalificando gli altri. Non sono più in guardia sospettosa e difensiva, gelosamente aggrappato alle mie ricchezze. Accolgo e condivido. Non tengo, in modo particolare, alle mie idee, ai miei progetti; se me ne vengono presentati di migliori, o anche non migliori ma buoni, li accetto senza rimpianti. Ho rinunciato al comparativo di maggioranza. Ciò che è buono, reale, vero, è sempre il meglio per me. Ecco perché non ho paura. Se ci si disarma, se ci si spossessa, se lo Spirito ci dà la grazia di aprirci al Dio-Uomo, che fa nuove tutte le cose, allora lui cancella il brutto passato, ci rende un tempo totalmente nuovo, nel quale tutto è veramente possibile”. (Patriarca Atenagora, 1886-1972)
Mt 10, 24-33 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mt+10%2C+24-33&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
http://giovaniperunmondounito.blogspot.ch/2011/04/la-guerra-piu-dura-patriarca-atenagora.html)
Han messo radici
“Fate attenzione agli umani”, dice il comandante extraterrestre ai suoi, prima dello sbarco sulla terra. Parole ripetute ai discepoli da Gesù il quale, a volte, sentiva davvero di non appartenere a questo mondo. Si accorgeva di essere completamente diverso, come una pecora in mezzo a lupi, come un pesce fuor d’acqua. Guardatevi dagli uomini – disse – perché come lupi hanno leggi di branco che voi non conoscete, hanno regole sociali che non condividete. Ma non preoccupatevi, fa parte del gioco. Il magnifico gioco di essere angeli che han messo radici in terra, in questa meravigliosa vita tra gli uomini. Così diversi, così fratelli.
La mia casetta
Accade spesso nelle grandi imprese. Il vecchio fondatore, dal nulla creò un impero: ormai novantenne si aggira ancora negli uffici e pare un dio. Suo figlio, cresciuto alla sua ombra, ne porta il cognome e ne regge la ditta. Del nipote meglio non parlare: nessuno gli ha spiegato d’esser ricco, e lui dunque non sa che quello è un dono. Non conosce il mondo là fuori, dove per avere qualcosa bisogna guadagnarlo. Trovarsi tutto gratis è la miglior garanzia di rammollimento. Chi infatti ha ricevuto gratuitamente, non lo sa. Per questo nemmeno gratuitamente dona e nemmeno immagina che esista chi ha di meno. E ciò vale non solo per le ville e i cabinati, ma anche per le virtù, i talenti e la bellezza. Per la fede, la razza e la cultura. Gratuitamente avete ricevuto – ci apre gli occhi Gesù – gratuitamente date. E io di che generazione sono?
Senza fretta
Odiamo le prediche lunghe. Annoiano pure chi le pronuncia! Ancor più pericoloso è però leggere il Vangelo in fretta e furia, dimenticandosi parole per strada. Sta scritto: Chiamati a sé i Dodici, Gesù diede loro potere. E noi abbiamo iniziato a comandare. Abbiamo inventato i ‘superiori’, ne abbiamo riempito conventi e parrocchie, collegi e famiglie. Ovunque ci fosse una coscienza, lì c’era un ‘direttore’ spirituale a comandarne le scelte, chiedendo cieca obbedienza nel nome di Chi i ciechi li guariva. Sarebbe stato meglio leggerlo per intero quel Vangelo! Sta scritto infatti che diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. L’autorità non è dunque sulla persona, ma sul male che la blocca. Siamo chiamati ad aprire gli occhi interiori delle coscienze, non a farci seguire bendati!
Come bimbi smarriti
Chi semina vento, raccoglie tempesta. Tutti conoscono questo minaccioso proverbio ma in meno sanno che, in realtà, è Bibbia. Il profeta Osea mette in bocca a Dio la triste constatazione di un padre preoccupato per il futuro dei suoi figli: Hanno seminato vento, raccoglieranno tempesta. Che può fare lui per noi? Indicarci quali sono i semi di tempesta che stiamo seminando. Suggerirci semi di quiete da lasciar cadere camminando, per ritrovare la strada di casa, come bimbi smarriti nel bosco.
