Se fosse vero? Pare che tra gli uomini ci sia un invisibile legame per cui le azioni buone o cattive di uno si riflettono nella vita altrui. Dicono che il nostro problema non sia tanto l’efficacia di questo legame, che è certa, ma semmai il fatto che nessuno ne tenga più conto. Per cui ognuno compie un po’ ciò che gli pare, giungendo tutt’al più ad affermare che è pronto a pagarne le conseguenze, ma non ricordando che anche altri saranno coinvolti. Dicono ancora che guaio maggiore sia l’aver dimenticato che questa legge non vale solo per il male, ma anche per il bene. Così che proprio le persone più luminose che incarnano in terra il cielo, proprio loro compiono il bene e amano inconsapevoli della propria potenza e quasi con la faccia che hanno i bimbi quando nessuno gli dà retta. Ma come per la colpa di uno solo si è riversata su tutti la condanna, così per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti la vita. E questo uno di cui scrive Paolo non è solo Gesù, ma sei anche tu che condividi con lui la stessa forza cristica.
Si rafforzò
Di fronte alla promessa di Dio, Abramo non esitò ma si rafforzò nella fede, pienamente convinto che quanto egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento. Perché ci sono momenti in cui, non sappiamo come, sentiamo assolutamente vero, siamo fermamente certi che Dio ci ha detto sì. Come Abramo sotto le stelle, il cuore ci scoppia di gioia e tutto è sicuro. Poi viene il giorno, con le sue incertezze e, soprattutto, con la grande nemica: l’attesa. E la domanda cresce nel dubbio: ce la farà Dio a darmi ciò che mi ha promesso? E, se ci mette tanto, ce la farò io ad aspettare? Occorre un atto di ‘fede nella fede’: Dio non fa mai il passo più lungo della gamba. Se, con vari segni, ci ha confermato il suo sì, riuscirà a compiere ogni cosa.
Poi chiedete
“Vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo”, dicono due apostoli a Gesù. Potrebbero essere due fortunati padroni della lampada magica… E il genio buono, uscendo, puntualmente chiede: “Cosa volete che faccia per voi?”. In realtà, dopo averli ascoltati, Gesù non li accontenta e aggiunge: “Voi non sapete quello che chiedete”. Non siete consapevoli di ciò che desiderate. State chiedendo sì, ma a caso, disconnessi dall’anima. Per questo chiedete ciò che non spetta a me concedere. Scendete nella vostra anima ed ascoltatevi. Poi chiedete.
Saldo
Abramo credette, saldo nella speranza contro ogni speranza. La fede non è né irrazionale né illogica. Paradossalmente la ragione aiuta l’atto di fede, proprio perché segnala il bisogno di un passaggio dal piano materiale a quello della potenza spirituale. Accadrà, perché io e Dio lo vogliamo.
Rm 4, 13-18 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&Citazione=Rm+4%2C+13-18&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Stanze interne
Ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze. Dobbiamo preoccuparci? Forse è il caso di comunicare in codice come chi sa d’essere intercettato? Gesù ci sta comunicando una realtà, non una minaccia. Sapendo che le cose stanno così, potremo regolarci di conseguenza. A noi la scelta. Forse l’abbiamo anche già sperimentato. Quando si ‘parla’ di qualcuno a Dio, nel segreto della stanza più interna del cuore, non accade forse che, incontrandolo, pare sappia già tutto? Quando, nel segreto del buio dei nostri sogni, esprimiamo costantemente un desiderio nascosto, non pare che tutto e tutti ci diano segni di risposta, quasi sapessero ogni dettaglio? E se questa ‘legge’ è vera, anziché temerla perché non usarla?
Butta la chiave!
“Che vi chiudano in gabbia e buttino via la chiave!”, grida la gente a chi commette orribili delitti. “Avete portato via la chiave!” – dice Gesù ai dottori della Legge di Dio – “Voi non siete entrati e, a quelli che volevano entrare, l’avete impedito!”. Vi siete chiusi fuori di casa. Vi siete chiusi dentro una gabbia, la gabbia della Legge religiosa. La fede, invece, libera. La fede responsabilizza, ti dà le chiavi di casa, le chiavi del santuario della tua coscienza, dove tu solo entri e incontri te stesso e Dio. E Dio, quando lo incontri in te stesso, ti rende giusto cioè realizzato, forte, creativo, bello. Giusto: capace di amare come Dio. Resteremo dunque degli anarchici senza legge? No. Una legge l’avremo: la legge della fede, non quella delle opere religiose, delle ricette preconfezionate.
Rm 3, 27; Lc 11, 47-54 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=lc+11%2C+47-54&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
Smetterò
Se non riesco a toccarli nemmeno con un dito, come mai ti carico di questi pesi insopportabili? Se non sostengo la solitudine di un giorno, perché non ti parlo da mesi? Se non sopporto di sentirmi in colpa davanti a Dio, quando libererò la tua coscienza? Se ritengo ingiusto che qualcuno mi critichi, da dove viene il mio giudicarti? Forse credo che tu sia perfetto, che tu possa portare ciò che io non oso sfiorare. Non sei meglio di me. Quando lo capirò, smetterò di invidiarti. Smetterò di chiederti ciò che non mi puoi dare, perché sei come me.
Dar peso
L’idea di per sé non è malvagia, quella cioè di cogliere un legame tra il regno della materia e quello dell’anima. Credere a tal punto a questa unione di mondi, da rischiare di dimenticarsene… Dare un tale peso spirituale al gesto fisico, da scordarsi la sua origine terrena. E così oscillare tra i due poli, dando valenza puramente rituale a un gesto di mamma o, viceversa, compiere questo senza pensare al cielo. Lavarsi le mani perché Dio lo comanda o… lavarsele e basta credendo d’averle inventate noi. Ma colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Se hai Spirito hai terra. Per voi tutto sarà puro, se darete in elemosina, se con dentro la forza del cielo vi occuperete di chi vive in terra. Voi compresi.
Che dica
Che almeno uno anche di noi dica ‘tu sei un segno’. Che dica ‘per me sei stato il segno di Giona, il segno della possibilità di ricominciare, della possibilità di essere perdonato e rialzarmi’. Il segno di Giona, il segno della certezza ferma ed assoluta che, per quanto profondo sia l’abisso che ci ha inghiottito, noi ne usciremo vivi e illuminati.
Lc 11, 29-32 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&Citazione=Lc+11%2C+29-32&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Calarsi
La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. Potentissime parole che l’autore anonimo ci regala dalla sua stessa esperienza. Per calarsi nelle profondità incantate delle grotte occorrono corde e scalette e lampade. Per calarsi nel cuore, per distinguere la voce di Dio Spirito da quella dell’Anima psichica, occorre la parola di Dio: è un fascio di luce che illumina mondi inesplorati e avvolti dal buio. Là dove credevi ci fosse una parete, scopri una ampia sala decorata di quarzi. Dove eri sicuro di poggiare il piede, vedi il vuoto o il viscido fondo di una pozza stagnante. Non frequentare la parola di Dio è calarsi in un pozzo carsico al buio e credere di uscirne vivi. Relazionarsi e consigliare gli altri, senza un appuntamento costante con il silenzio ed il Vangelo, è ingannare chi ci incontra, è vendersi per esperti della vita mentre camminiamo bendati tra i boschi delle foibe.
Trieste, la Grotta del Gigante







