Usare

Gesù entra di sabato nella casa di uno dei capi dei farisei e chi si trova di fronte a pranzo? Un idropico. Una incredibile coincidenza… O una maliziosa mossa. Di certo una grande cattiveria. Usare un malato per pungolare Gesù. Usare un disabile, un detenuto, un migrante, un bambino naufrago, per avere ragione nei dibattiti e nei litigi. Ma di fronte al dolore non se ne parla, si agisce. Gesù lo prese per mano, lo guarì e lo congedò. E non potevano rispondere nulla.

Lc 14, 1-6  http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&Citazione=Lc+14%2C+1-6&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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Non è possibile

Non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme. Perché fuori non darà fastidio, fuori sarà ben accolto. Chi sta fuori dalla città sacra, dal tempio, chi vive al di là del recinto sacro, quando vede un profeta grida “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!” . E’ dentro, nei corridoi delle curie di ogni religione, che si trema e si uccide il suo messaggio. Perché il profeta non è un semplice ribelle, un alternativo che si atteggia a riformatore. Il profeta non è nemmeno un indovino del futuro. Questi non fanno paura, perché prima o poi i fatti li smentiscono da sé. Il profeta vede. Vede con gli occhi interiori, vede dentro di sé e dentro gli uomini. Il profeta vede il presente, per questo pare predire il futuro. Sa bene che passo compi oggi e dunque sa dirti dove sarai domani. Il profeta non teme la storia, i tempi nuovi e i cambiamenti perché il profeta è l’uomo che più di ogni altro vive il presente. Come Dio.

Lc 13, 31-35   http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=lc+13%2C+31-35&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Copia di DSC_0245Carlo Maria Martini, profeta nella Chiesa.

Santi parenti

Le vetrine piene di zucche e vampiri, l’ultimo aneddoto dell’amica che ha giocato alla seduta spiritica… tutto stimola i quattordicenni che, incuriositi, vogliono capire. L’insegnante fatica a tenere la classe, ma questa volta per eccesso di interesse. Poi si crea un varco e riesce a parlare. In breve deve comunicare l’essenziale, poi tornerà il caos. “Volete festeggiare all’americana? Fate pure, non è che un piccolo carnevale autunnale. Cercate di non sprecare troppi soldi. Ricordatevi però di due cose. In questi giorni vedrete i cimiteri fioriti come giardini! Vincete la paura della tristezza e andate a portare un fiore sulla tomba di chi vi ha amato. Se sapete pregare, fatelo. Se i vostri cari sono sepolti in terre lontane, andateci col cuore. Poi accendete il cellulare, connettetevi e cercate notizie sul santo di cui portate il nome. Se sapete pregare, parlate al vostro santo. Se non credete in Dio, leggetela comunque come storia di persone autentiche. Una cosa non dovete fare: nemmeno per scherzo fate sedute spiritiche!”. La classe si stupisce: “Ma prof, se è per scherzo si può!”. Con pazienza prosegue: “Se non hai mai accarezzato un cagnolino, non infilerai per scherzo il braccio nella gabbia di un leone. Se non hai mai pregato un santo o un angelo, nemmeno per scherzare invocherai un demonio!”. Meglio frequentare quelli di casa… e noi siamo concittadini dei santi e parenti di Dio!

Festa di San Simone e Giuda Taddeo apostoli   Ef 2, 19-22   http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Ef+2%2C+19-22&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

wpid-img-20151002-wa0000.jpgfoto Mattia

Come un idrovolante

Come un idrovolante che dal cielo scende e plana sull’acqua, l’accarezza immergendosi e sollevando una scia bianca di spruzzi ed onde. Poi dà di nuovo gas e si rialza. Così è l’uomo: una creatura ponte tra terra e cielo, uno spirito eterno che si immerge nella materia per una spanna di tempo. Poi riprende quota e va. Va e vola alto, tanto più ha saputo immergersi e dialogare con tutti i regni e i mondi materiali. Con gli animali, con le piante e i fiori e le rocce e i minerali. E dialogando ha dato loro consapevolezza di esserci, perché questo a loro manca. Così immersi nel presente che non sanno di viverlo, finchè un uomo con li carezza, o ne ammira i colori o annusa i profumi o si incanta della loro lucentezza preziosa. L’uomo è ponte anche verso l’invisibile, entra in contatto con chi esiste senza un corpo. Parla agli angeli ai santi e ai serafini. Parla al Risorto e a sua madre. Parla alle anime di chi ha vissuto qui prima di lui. E così ogni uomo è un pontefice tra terra e cielo, e così appaga l’ardente aspettativa della creazione di entrare anch’essa nella libertà dei figli di Dio, gli uomini.

Rm 8, 18-25  http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=rm+8%2C+18-25&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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E’ la regola!

“Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato!”. Sembra di sentirla la voce odiosa del capo sinagoga che borbotta e sbraita contro questa gente noiosa che viene alla preghiera solo per cercare di star meglio. Non c’è più religione! Adesso questi pretendono pure che Dio li guarisca di sabato… Ma non lo sanno che di sabato le guarigioni divine non si fanno perché non si può? E se non si può, non si può. E’ la regola. Che vengano a pregare Dio in altri momenti, in settimana, quando si deve lavorare. Chiedano ferie. E il discorso fila, senza dubbio. A patto che pregare e invocare Dio e liberare dal male sia un lavoro… Eh sì, cose che succedono quando la fede se ne va e non resta che una serie di ricette religiose, con addetti ai lavori che amministrano le funzioni, incassano, prenotano e soprattutto giudicano. Giudicano i poveri, i sofferenti, le persone che cercano sollievo da fatiche e umiliazioni e, anziché un abbraccio, si vedono sbattere sul muso un tariffario o un articolo di diritto divino. Meno male che Gesù ci ha liberato!

Lc 13, 10-17  http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=lc+13%2C+10-17&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
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Cominciò a gridare

Prima gli dicevano di tacere, poi lo spingevano ad andare. Forse andava così da una vita, al punto che nemmeno lo chiamavano più per nome. Il cieco Bartimèo, seduto lungo la strada, era semplicemente il figlio di Timèo, perché questo significava il suo nome. Si era abituato pure lui a prendere l’identità e la direzione che gli altri gli davano e degli occhi, francamente, non sapeva più che farsene. Ma lo Spirito ebbe il sopravvento, perché quello non lo puoi soffocare. Così quel giorno, sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare. Cominciò a gridare e non smise più e gridò tutto quello che aveva taciuto in una vita. Fece il contrario di quanto gli altri gli ordinavano e più lo incitavano a tacere, più lui gridava forte. E il Nazareno gli domandò ciò che nessuno mai gli aveva chiesto. Ribaltò i termini e non gli ordinò nulla, per la prima volta un uomo non gli disse cosa fare. Gli chiese invece cosa desiderasse: “Che vuoi che io faccia per te?”. E lui non esitò e rispose: “Che io veda di nuovo!”, che io veda me stesso, che io veda in me stesso, che gli altri vedano me e non il figlio di mio padre. Che io veda cosa voglio o che almeno sappia di non saperlo, perché chi non vede ciò che desidera nel suo profondo non è che un cieco seduto nella polvere.

Mc 10, 46-52   http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=mc+10%2C+46-52&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

la grazia Attendendo la Grazia Ricevuta

Noi ho deciso

“E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?”, dice Gesù alla folla capace di opinione su tutto meno che sulla propria vita. Perché ci riesce così difficile affermare e sostenere ciò che è giusto, cosa ci rende tanto imbranati nel giudicare da noi stessi la realtà, così tremanti nel dichiarare le intuizioni e sostenerne la verità? Eppure siamo bravi in tutto, nel valutare l’aspetto del cielo e della terra e nel dispensar consigli agli altri. Forse siamo impacciati nel giudizio sulla nostra vita perché sappiamo di aver deciso da soli. Se invece giungessimo ad affermare che “noi” abbiamo deciso, allora la forza serena della libertà comparirebbe sui nostri volti timidi. Diversamente vivremo delegando inconsciamente agli altri l’approvazione di quanto facciamo. Ma… “noi” chi? C’è un punto nel profondo di noi stessi dove si parla solo al plurale. Un punto di cielo luminoso e divino che arde in quello che chiamiamo cuore. Un luogo che si raggiunge in quei minuti di estremo silenzio che nella giornata riserviamo a noi stessi, quando dal buio delle fatiche ci si cala laggiù, dove una folla di santi e spiriti guida ci consiglia. Dove incontriamo il nostro vero “sé” che è tutt’uno con Colui che tutti chiamano Dio.

Lc 12, 54-59   http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=lc+12%2C+54-59&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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Incendiario

Si nasce incendiari e si muore pompieri, ma per lui non fu così. Lo volevano tutti pompiere, ammansitore di folle, imbonitore di masse. Un messia all’oppio che calmasse la belva del popolo che ha sempre pretese e non capisce molto. Volevano che fosse un cristo bonaccione, un messia ‘tutto è okay’. Volevano che spegnesse i tumulti, acquietasse gli animi così come faceva con tempeste e demoni e malattie. Calma, calma, il popolo ha sempre bisogno di sicurezza e stabilità. Il popolo non è che un bambino da educare con una sculacciata e una caramella, un senso di colpa ed un miracoletto. Così sarà il messia. Ma lui, Gesù di Nazaret, non era così e lo disse chiaro: Pensate che sia venuto a portare pace? Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! E noi lo vogliamo con te! Perché “in principio, non vi era il freddo, non vi erano le tenebre. In principio, vi era il Fuoco. Ecco la Verità”. (P. T. De Chardin).

Lc 12, 49-53   http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Lc+12%2C+49-53&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Copia di DSC_0011

 

 

Certi che

“Senza sapere quando…”, cantava il tormentone dell’estate ormai passata. Se sapesse a quale ora…, diceva Gesù ai suoi per spiegarci che la fatica è sempre la stessa: lottare con l’attesa. Che sia quella di un male o di un bene, poco importa. Ciò che l’attesa produce è sempre uguale: ansia. Ciò che può coglierci alla lunga è identico: calo di tensione. Sapessimo quando, potremmo dosare forze e tempi. Ma non sappiamo quando, sappiamo solo ‘che’. Perché questa è la fede: certezza che avverrà, certezza che accadrà.

Lc 12, 39-48    http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=lc+12%2C+39-48&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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