Un sabato

Un sabato Gesù passava tra i campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Io mi fermerei qui, il resto ognuno lo legga da solo. Non mi va di dare spazio ai farisei che arrivano e rovinano questa immagine di quiete dicendo che è vietato cogliere le spighe di sabato. Gesù passava tra i campi di grano. Lui, il Creatore del cosmo, cammina tra il grano. Chissà cosa pensava? Non gli bastava essersi fatto uomo, voleva essere terra, essere campo, grano, pane… Prendete e mangiate, questo è il mio corpo.

Lc 6, 1-5

DSCF1550 - Copia

Il vecchio

Avevano una gran voglia di smetterla con quei digiuni esasperanti, lo si vede lontano un miglio! Perché i tuoi discepoli non digiunano e mangiano e bevono? Avevano voglia di novità, ma la novità non arrivava mai. Avevano voglia di cambiamento ma commettevano un grande errore: quello di attenderlo dai piani alti delle loro istituzioni. Ma dall’alto non ti arriverà mai il permesso di cambiare. Lassù si porta sempre lo stesso vestito e bevendo si canta sempre la stessa canzone: Nessuno che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice “il vecchio è gradevole!”. E così guardavano con invidia Gesù e i suoi indossare l’abito nuovo di nuove abitudini e forse parlavano e discutevano di riforme e novità senza mai venirne a una. Se vivi di vecchie abitudini e vuoi cambiare, non strappare un pezzo da un vestito nuovo per metterlo sul vestito vecchio. Togliti il vecchio e indossa il nuovo. Ecco, io faccio nuove tutte le cose dice il Signore.

Lc 5, 33-39

Allontànati

Allontànati da me, perché sono un peccatore dice Simon Pietro a Gesù. Allontànati tu, perché io non riesco né voglio allontanarmi da te. Non voglio perché da te mi sento assolutamente capito e amato per quello che sono. Sei entrato in casa mia, hai guarito mia suocera e conosciuto la mia famiglia. Mai tra quelle mura vi era stata tanta pace. Pareva proprio che Dio ci avesse visitato. Oggi hai usato la mia barca per parlare alla gente, questa barca ora piena di pesci tanto che quasi affonda. Tu ancora seduto in barca e io in ginocchio tra i pesci d’argento, a stringere le tue ginocchia, ad avvisarti che sono un peccatore e che, nel caso, devi essere tu ad allontanarti da me. Io non lo farò. Troppo bene si sta con te, troppo a fondo ci si sente compresi. Persino quando inviti a seguirti lasci che ognuno sia ciò che è: sei pescatore e sarai pescatore. Di uomini. E’ da questa tua attenzione che nasce la forza di seguirti.

Lc 5, 1-11

 

PS   Una certa lettura superficiale ma ahimè diffusa del Vangelo, porta a credere che Simon Pietro, tirate le barche a terra e lasciando tutto per seguire Gesù, lasciò pure la moglie. Ciò sarebbe in netto contrasto con ciò che Gesù stesso dice a proposito dell’abbandono della propria moglie (nella liturgia ambrosiana si legge proprio oggi Lc 16, 18). Per approfondire rimando al post Non solo Pietro del 29 giugno scorso.

Uscito

Gesù uscì dalla sinagoga e forse il suo non fu un semplice uscire a fine funzione. Fu qualcosa di più profondo. Da quella di Nazaret era uscito a calci, da questa di Cafarnao esce tra lo sconcerto e lo stupore di tutti. Ma lui nel cuore ormai aveva la “sua” Parola. E quando un uomo trova la Parola che Dio gli consegna, diviene più forte e più libero persino dell’istituzione che l’ha guidato sino a quel momento. Non c’è riformatore che non abbia dovuto uscire da ciò che di fatto stava riformando e amando. Francesco, Giovanni della Croce, Madre Teresa, per non dire di Paolo di Tarso… Uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone e guarì sua suocera, gesto che di sabato era vietato dalla Sinagoga. Uscì dalla sinagoga ed entrò nella casa, entrò nella vita, nella normalità, nella vera sinagoga quotidiana fatta di lavoro, di bimbi, di sposi. Uscì dalla sinagoga per poter conoscere la moglie di Pietro, tenere in braccio la sua bimba, curare e farsi cucinare qualcosa dalla suocera. Chissà, fu forse per questo che Simone potè diventare Pietro, seguire il Maestro senza creare strappi e drammi in casa. Assentarsi con lui per poi tornare e raccontare…

Lc 4, 38-44

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Che differenza?

Strano, strano davvero. Stupirsi di un miracolo o di un comportamento insolito è comprensibile. Ma stupirsi di parole che hanno autorità suscita qualche domanda. Insomma: che c’è di nuovo in parole dette con autorità? Il mondo ne è pieno! Leggi, bolle pontificie, promesse solenni, sentenze, slogan, seduzioni, ordini…tutte parole forti. Eppure per ben due volte in pochi versetti è scritto di Gesù che si stupivano perché la sua parola aveva autorità e potenza. A che parole erano abituati allora? Dove sta la differenza? Di che potenza si tratta?

Lc 4, 31-37

In cammino

Passando in mezzo a loro, si mise in cammino. Passando in mezzo alle loro aspettative, ai loro apprezzamenti, alle loro lamentele, passando in mezzo a tutto, si mise in cammino con una forza e una risolutezza che stupì tutti. La forza di chi ha trovato, tra i rotoli della Bibbia, il suo versetto, la sua personale Parola della quale può dire oggi si compie questa Scrittura, oggi queste parole scritte diventano azione. La forza di chi è interiormente libero perché sa di non aver deciso da solo la meta.

Lc 4, 16-30

Guadagno

Che  cosa ci guadagno? E’ la domanda che abbiamo sempre presente, di fronte ad ogni scelta. Anche Gesù la pone: Che vantaggio hai se guadagni il mondo intero ma poi perdi la vita, la vitalità, la luce interiore? Domanda che Gesù rivolge a Pietro e a tutti gli altri, rimasti bloccati di fronte all’annuncio che il Maestro avrebbe dovuto essere incompreso e maltrattato. Pietro esclama: non ti accadrà mai! “Ciò che Pietro non ha capito – lo comprenderà col tempo – è che la missione di Gesù è innanzitutto la stessa persona di Gesù offerta e donata. Ogni uomo, per agire e operare, per compiere opere grandi, deve prima di tutto essere lui stesso un uomo che si realizza nel donarsi”. (C.M.Martini)

Mt 16, 21-27

 

Preziosi

Avresti dovuto affidare la mia ricchezza ai banchieri, invece l’hai nascosta sotto terra! Tutti siamo d’accordo con questo padrone, eppure… Sarà perchè non ci consideriamo preziosi o invece perchè crediamo di poter fare ciò che ci pare di noi stessi. Fatto sta che non sarebbe male, ogni tanto, domandarsi nelle mani di chi mettiamo la nostra preziosissima vita.

Mt 25, 14-30

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Martirio di Giovanni Battista

Anche nella morte Giovanni Battista si tenne un passo indietro rispetto a Gesù. Questi fu eliminato con un complotto ben organizzato. Ci fu bisogno di corruzioni, traditori, falsi testimoni, sentenze, alleanze di poteri. Per Giovanni tutto fu più dimesso, si trattò semplicemente di cogliere il giorno propizio, quando Erode fece un banchetto, e lì capitò tutto. L’occasione, la stupida sorella minore del complotto. Nulla di nuovo: un uomo che sbava dietro a una ragazza, una donna perfida e senza limiti, la paura di perdere la faccia davanti agli altri e subito la testa di Giovanni fu portata su un vassoio. Fossimo così anche noi! Così decisi, così veloci, intuitivi, scattanti! Nel bene naturalmente…

Mc 6, 17-29

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In ritardo?

“Il mio padrone tarda”, dice il servo e da quel momento tutto si incrina. Da queste parole sfiduciate inizia a germogliare la negatività. Da uomo che attende, diviene uomo che non attende più nessuno e che poi addirittura conta sul ritardo del padrone. E così l’arrivo del padrone non sarà una gioia ma uno shock, come quello del ladro che viene nella notte, come la gatta che torna e sorprende i topi a ballare… Ma Dio non è un felino né un ladro e nemmeno è in ritardo. Il Nuovo Testamento si conclude con queste parole: Vieni Signore Gesù. Sì, vengo presto!

Mt 24, 42-51