Presenza invisibile

Ancora ci parla del Regno dei cieli, qualcosa di minuscolo e invisibile come il più piccolo di tutti i semi o come lievito mescolato alla farina, che nel tempo cresce e sprigiona forza. Tutta la tua forza sta lì, nel fidarti di quella presenza nel tuo più profondo. Una presenza che devi invocare e favorire lasciando che la parola di Gesù abbia spazio in te. Allora anche noi avremo la forza di Dio, la forza di farci invisibili, di far della nostra stessa vita una parabola del suo amore.

Mt 13, 31-35

Regno dei cieli

Il regno dei cieli è un tesoro nascosto, il regno dei cieli è un mercante che cerca, il regno dei cieli è una rete che raccoglie. Il regno dei cieli, il contatto con la dimensione divina, la possibilità reale di dialogo con lo Spirito, è sempre descritto con le dinamiche della ricerca di qualcosa che è lì, a due passi da te, invisibile ma desideroso di farsi trovare. Una forza buona, un amore infinito, che attende solo d’essere invocato per poterti aiutare. Dio vuole che tu viva una vita luminosa e salvata dal male perché solo così non farai del male a tua volta. Ma tu cerca, parla, invoca, dialoga direttamente con il Maestro o con chi, invisibile ma vivo, ti ama. Non smettere, ti perderesti.

Mt 13, 44-52

Zizzania

Piove, governo ladro. Zizzania nel campo, padrone incapace. Male nel mondo, Dio non è buono. E poi, a seguire, la litanìa delle spiegazioni: te lo sarai meritato, ne avrai avuto bisogno per cambiare, ci sarà un disegno misterioso di Dio… Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania? Come se tutto ciò che avviene nel campo fosse automaticamente voluto e progettato dal suo padrone. La risposta è chiara: un nemico ha fatto questo. Chiamalo come ti pare: nemico, guastafeste, diavolo, forze negative, assenza di coscienza. Ciò che importa è non attribuire al Signore del campo la presenza della zizzania. E poi credere, credere e credere sempre che arriverà il momento della mietitura, il momento in cui il male se ne andrà e il nemico vedrà andare in fumo il suo inutile lavoro.

Mt 13, 24-30

Giacomo

Tutti oggi la prenderanno per la solita mamma italiana preoccupata per i primi posti dei suoi figlioli. Sarà, ma io sto dalla sua. Gesù ha appena annunciato che sarà consegnato, flagellato e crocifisso. Mi pare la cosa più bella del mondo che la madre di Giacomo e Giovanni, certamente d’accordo col marito Zebedeo, chieda al Maestro che i suoi figli siedano uno alla sua destra e uno alla sua sinistra nel suo regno! Sono dei genitori preoccupati che i loro figli, che hanno dato tutto per Gesù, siano felici e vicinissimi a lui: a tiro d’abbraccio. Gesù risponde presagendo che alla sua destra e alla sua sinistra ci saranno due condannati crocifissi. Poi però rassicura tutti: non sono venuto per essere servito ma per servire, per dare amore, affetto e attenzioni. E così è tra voi, nella Chiesa. Quindi non solo da Gesù in persona, ma pure da tutti coloro che l’hanno seguito si riceveranno cure e vicinanza da far invidia ai potenti di questo mondo. Fosse vero ci sarebbe da farsi cristiani!

Mt 20, 20-28    festa di S. Giacomo apostolo

Parlaci!

Non saprei proprio se scegliere di spaccare una roccia alla ricerca di un cristallo con una martellata o attendendo che l’acqua ghiacciando la apra. Non saprei se desiderare esser tra quelli a cui è dato di conoscere i misteri del Regno o tra gli altri, a cui Gesù parlava con parabole. A Lui la scelta per ciascuno di noi, Lui sa come parlarci. Ma mai, mai vorrei che il mio fosse definito da Gesù un cuore insensibile. Letteralmente poi è scritto cuore ingrassato. Che schifezza! A parole o a parabole, come Tu vuoi, ma parlaci!

Mt 13, 10-17

Vite

Ha fatto di tutto per non rimanere separato lassù. Ha rinunciato a tutto pur di mischiarsi a noi, di provare cosa significhi avere il sangue nelle vene, le lacrime agli occhi, il sorriso sulle labbra, la paura della notte insonne. Lui che poteva rimanere una candida nuvola è divenuto una radice aggrappata alla terra. Io sono la vite. E se davvero crediamo che lui è la vite e noi i tralci, significa che ogni aspetto della nostra vita umana va vissuto con lui. Ma qui sta la fatica: accettare d’esser tralci e non viti. Chi si crede vite e rimanda Dio sulle nubi escludendolo da alcuni aspetti della propria vita, chi separa terra e cielo, non va lontano. Chi non rimane in me, secca.

Gv 15, 1-8

Maddalena

L’hanno portato via, l’hanno portato via, se l’hai portato via tu… Per tre volte Maria, piangendo, grida la mancanza della persona che ama. Impossibile per lei pensarsi senza di lui. Il Maestro le aveva cambiato la vita, l’aveva fatta crescere e liberata. Poteva qualcuno averlo semplicemente portato via? Può l’amore esser portato via? Ma il Maestro non si smentisce mai. Prima ancora di salire al Padre incontra Maddalena: Maria, va’ dai miei fratelli. E lei disse: ho visto il Signore!

Gv 20, 1-2.11-18

Segni

Questa generazione pretende un segno, ma non le sarà dato alcun segno fuorché il segno di Giona profeta. E dici poco? Il segno di Giona è la resurrezione! In ogni caso, Gesù, noi non pretendiamo segni. Ne abbiamo però bisogno. Quando si cammina di giorno, per orientarsi basta il sole, basti Tu, basta il grande segno di Giona. Altri segni non servono. Ma chi cammina nella notte come noi, ha bisogno di una moltitudine di luci minori per orientarsi. Per questo, senza pretese, ti chiediamo di continuare a consentire ai tuoi santi e ai nostri cari che son con te di mandarci segni minori per mantenere un invisibile dialogo che ci dica che non siamo soli e che tu hai in mano la nostra causa.

Mt 12, 38-42

Parabole

Aveva molti doni Gesù, certamente quello dell’arte del racconto. Non ha mai fatto teorie, non ha tenuto discorsi accademici alla folla. Avrebbe potuto, lui che a dodici anni aveva messo in difficoltà i teologi del Tempio. Osservava, conosceva la vita delle persone e la natura: litigi al mercato sulla qualità del seme, donne al lavoro in casa, alberi enormi che ti stupiscono coi loro minuscoli semi. Oggi parlerebbe di auto, di saldi, di bollette e tablet. Non parlava se non con parabole, per dare a ognuno i suoi tempi, per non schiacciarlo con le verità assolute e dirette. Il regno dei cieli è un uomo che semina e non si scoraggia davanti alla zizzania. E’ un seme che diviene più grande delle altre piante, è lievito che una donna mescola. “E dopo?” chiederebbe un bimbo. Dopo dimmelo tu.

Mt 13, 24-43

Fiammelle

E’ bello sostare in una cattedrale ad ammirare uno degli spettacoli più affascinanti: le candele. Che incanto quelle fiammelle che ardono, che parlano. Le persone più diverse le accendono: vedi la coppia di fidanzati, la madre pensierosa, il bimbo incantato… Cosa dirà quella gente? Che preghiera arderà nel suo cuore mentre cerca un posto degno per la sua fiamma? “Tu che sei venuto a portare il fuoco sulla terra, fammi ardere d’amore davanti a Te. Risveglia l’animo raffreddato di mio figlio, rincuora i dolori di mia madre, custodisci i nostri sogni in questa notte”. Poi passa l’inserviente: guanti da lavoro alle mani, sacco ignifugo pronto. Senza alcun riguardo strappa le candele consumate a metà, le spegne in un soffio e le getta nel sacco. Verranno rivendute alla cereria e intanto si fa spazio ad altre. Ma Tu Signore non sei così, non spezzerai una canna incrinata, non spegnerai una fiamma smorta.

Mt 12, 14-21

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