Visitazione

Maria salutò Elisabetta e dopo fu come un’esplosione di entusiasmo per tutti. Il bimbo di Elisabetta le scalcia in grembo. Lei lo dice subito a Maria chiamandola madre del mio Signore. Maria non riesce più a trattenersi e scoppia in una preghiera di lode facendo un “collage” di versetti di salmi e preghiere della Bibbia: l’anima mia magnifica il Signore… E tutto questo perché? Perché si erano sentite reciprocamente capite. Un anticipo di Pentecoste.

Lc 1, 39-56

Non domanderete più

Vi vedrò di nuovo e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla. E in effetti andò davvero così: lo videro risorto e furono pieni di gioia e nessuno osava domandare “chi sei?” perché sapevano bene che era il Signore. Tuttavia Simon Pietro una domanda la fece. Sulla riva del lago, dopo aver mangiato tutti col Risorto, dopo aver parlato loro due soli, dopo che Gesù gli aveva indicato con quale morte avrebbe glorificato Dio, dopo aver udito ancora una volta il suo seguimi, Simon Pietro non domandò quando, dove e come e per mano di chi sarebbe avvenuta la sua morte e se avrebbe sofferto e se si sarebbe salvato l’anima… La domanda fu un’altra. Simon Pietro vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava e disse “Signore, che cosa sarà di lui?”. E’ la sua ultima domanda al Risorto, è l’ultima domanda che un uomo pone a Gesù in tutto il Vangelo di Giovanni. La preoccupazione per l’amico.

Gv 16, 20-23 (e Gv 21)

Tristezza

“Papi, domani a scuola posso piangere?” – “Ma perché dovresti piangere?” – “Così, soltanto un pochettino…”. Parlava così, una bimba di sei anni, la vigilia del suo primo giorno di scuola. Perché voleva piangere “un pochettino”? Anche i discepoli, sentendo Gesú, si domandano Che cos’è questo “un poco” di cui parla? E lui risponde State indagando perché ho detto “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? Sì, perché corre una bella differenza: vederti o meno significa per noi gioia o tristezza. E la tristezza e il dolore ci fanno paura proprio perché non sappiamo quando finiranno anzi, non ci pensiamo proprio ad una loro fine! Se ci sono è per sempre. E se invece avessero ragione Gesù e quella bimba? Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. La tristezza è triste perché non pensiamo mai che sia solo “per un pochettino”.

Gv 16, 16-20

Crescere

“E’ sempre stato così e finchè ci sarò io non si cambierà!” disse picchiando il pugno sul tavolo attorno al quale si stava svolgendo il consiglio pastorale… E quanti “Consigli” sono murati allo stesso modo, in nome di un passato immodificabile sul quale abbiamo costruito il nostro potere. Tutt’altra linea quella di Gesù, che attorno al tavolo dell’ultima cena usa toni simili a questi: “Ho acceso in voi un fuoco che un Altro alimenterà e farà espandere. Voi stessi giungerete a decisioni che porteranno a maturità e crescita quanto io vi ho potuto solo accennare. Lo Spirito vi guiderà a tutta la verità. Farete cose più grandi delle mie”. La pianta mette nuovi rami e cresce, eppure mantiene ferme le radici e rimane se stessa. Questo è il gioco della Trinità: non possedere mai i diritti d’autore e lasciare che l’Altro cresca e faccia crescere e giunga a piena maturazione. Il Vangelo è ancora un piccolo seme, è ancora tutto da scoprire!

Gv 16, 12-15

 

MagLev

L’altoparlante annuncia l’imminente partenza del treno ma… vi accorgete che non ha le ruote! Chi muoverà queste tonnellate di ferro? Non andremo molto lontano… Eppure il MagLev è il treno più veloce del mondo con il suo record di 623 km/h.  Un campo elettromagnetico lo solleva dal binario e lo fa scivolare nell’aria senza attriti. Quella sera gli apostoli non volevano sentirne di staccarsi da Gesù e la tristezza aveva riempito il loro cuore. Lui insiste: è bene per voi che io me ne vada altrimenti non verrà a voi il Paraclito. Dio Spirito può agire solo nello spazio che gli lasciamo tra noi stessi e Gesù, tra noi stessi e gli altri. Rinunciando al contatto, la sua potente invisibile energia ci solleva e ci lancia in una rapida corsa d’amore verso gli altri.

Gv 16, 5-11
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Nel nome…

Condanne, espulsioni, cambi d’incarico, destituzioni, esecuzioni, sfratti… Possiamo starne certi: se una decisione implica una pur minima violenza, chi la prende affermerà sempre di agire in nome di un’entità superiore. In nome della democrazia o della sicurezza, in nome del popolo, del re o di Dio. Chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Continuano a chiamarlo semplicemente “Dio” e dunque si senton liberi di attribuirgli un po’ di tutto, persino la violenza. Quando invece si inizia a conoscere il Dio di cui parla Gesù, tutto cambia.

Gv 15, 26-16,4

E’ lassù?

Siamo così convinti che Dio stia lassù e noi quaggiù, ce l’han detto così tante volte e lo ripetiamo a così tanta gente che Dio ha creato il mondo e poi lo sta a guardare dal cielo, che ci sarebbe da domandarsi a che religione apparteniamo. Perché poi, oltre ad ascoltarla e a ripeterla, noi viviamo come se questa notizia fosse vera. Ecco perché, alla fin fine, tante volte Dio ci fa venire il nervoso e, sul più bello di una difficoltà, di un lutto o una sofferenza gratuita, ce ne usciamo con espressioni del tipo “Dio non vede, non sente, non ha tempo per me, che si dia da fare, che guardi un po’ giù…!”. A ben pensarci infatti, che ce ne facciamo di un Dio così? Cambia forse le nostre giornate? Poi ci si imbatte in questi sette versetti e qualcosa sì che cambia. Gesù nemmeno parla, piuttosto elenca tutti i verbi che conosce per tentar di farci passare dal credere che Dio “c’è” a credere che Dio “è in, è con”. Il Paraclito dimora presso di voi; in voi in eterno; non vi lascio; sarà in voi; vengo da voi; io sono nel Padre, voi in me e io in voi; sarete amati; mi manifesterò; mi vedete. Dio vive dentro ciò che ha creato. Anzi vive dentro ciò che sta creando ora. Perché la creazione è al presente, è ora, è qui. E’ nel calore del tuo corpo e di quello di chi ti sta accanto. E’ nei fiori, nelle rocce, nelle onde, nel cane buffo che abbaia alle auto, nell’intelligenza e nelle idee di bene. Dio Spirito creatore, Dio Figlio risorto, Dio Padre origine d’amore, è all’opera in ogni sua creatura. Puoi decider se aiutarlo a creare o se rallentare la sua creazione. Dipende tutto da ciò che decidi in ogni istante: se ami o se preferisci dormirci sopra.

Gv 14, 15-21

Fascino

Se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. E’ evidente che Gesù, parlando così ai Dodici all’ultima cena, si sta riferendo ai contemporanei. Eppure questa sua affermazione ricorda a noi oggi una cosa: il fascino della Parola di Gesù è sempre superiore e viene sempre prima del fascino delle nostre parole che parlano di lui agli altri.  Sarà bene non dimenticarlo.

Gv 15, 18-21

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Al presente

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici. Ci hanno detto e ci diciamo che Gesù ha dato la sua vita per noi, ed è certamente vero. Quando però impareremo a parlar di lui al presente, tutto muterà. Allora diremo che Gesù “sta dando ora” la sua vita per noi, suoi amici. Lui in questo istante sta donando tutte le sue energie vitali di risurrezione per me, per la mia vita. E anche per te. E per lui, per lei. Alla sola idea di tutto ciò, non riusciremo più a sfiorare gli altri nemmeno con un cattivo pensiero. Allora pure Lui parlerà al presente e non ci dirà più amatevi ma “vi state amando” come io amo voi.

Gv 15, 12-17

A che scopo?

“Mi ha invitato a prendere un caffè. Secondo te mi dovrà chieder qualcosa o è giusto per cortesia?”. Ci domandiamo spesso che scopo abbiano le azioni degli altri, a cosa dobbiamo una visita inaspettata, una mail che rompe un lungo silenzio, un complimento non dovuto. Lo chiediamo anche a te, Gesù: qual è il vero scopo cui miri coi tuoi racconti, le tue affermazioni, i tuoi gesti? Dove vuoi giungere? Noi ti ascoltiamo, ma tu perché ci dici tutte queste cose? Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Gv 15, 9-11