Una parte in te

C’è una parte in te fatta di sale, fatta d’Amore divino, che può dar gusto alla giornata di chi ti incontra. C’è una parte in te fatta di luce, rapida nel raggiungere tutti e liberare i volti più rabbuiati. C’è una parte in te così, ed è bene non dimenticarlo. Voi siete il sale della terra. Voi siete la luce del mondo.

Mt 5, 13-16

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Sete

Ero a Milano, in molte parrocchie giustamente fervevano i preparativi e i festeggiamenti per i preti novelli e gli anniversari di Messa dei parroci. Un amico mi carica sul suo motorino: “andiamo a vedere come stanno gli amici profughi eritrei”. Tra i colori e i movimenti del sabato sera giungiamo nella penombra dei giardinetti. Sulla scalinata sono tutti lì, fermi, seduti. Sembra posino per una foto. Mi osservano mentre avanzo verso di loro e istintivamente la mia mano si alza nel saluto che usavamo in carcere. Pare un saluto alla “ave Cesare”, non si usa agitare le mani all’inferno. Prima che la mia mano si abbassi, una cinquantina di bianchi palmi mi risponde nel buio. Ora che tutti abbiamo mostrato le mani vuote possiamo conoscerci. Un senzatetto rumeno arriva trafelato con un bidone d’acqua e inizia a dissetare tutti. “Amico di bar buono, io chiedi lui dare me acva per loro”. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Mt 5, 1-12

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Se in me

Se in me ci fosse un fuoco così ardente da scaldare anche i cuori più induriti e far sentire accolti anche gli uomini raggelati dalle notti più lunghe. Se in me sgorgasse una sorgente d’acqua tanto limpida da ottenere la fiducia dei più sospettosi e dissetarne la sete d’amicizia. Se fossi tanto presente nella vita altrui ma altrettanto discreto da sembrare una colomba posata in silenzio al davanzale. Se in chi mi incontra lasciassi un indelebile ricordo che, come un’essenza di profumo, continuasse a parlare del Suo amore a distanza di tempo. Se una forza invisibile ma percepibile mi rendesse coinvolgente e trascinassi altri nell’avventura del Vangelo come un vento che sospinge lontano. Se riuscissi a volare alto sui problemi e a scaldarmi solo quando ne valesse la pena, come un’aquila dalla vista infallibile, che scende in picchiata solo per una preda sicura. Bene, se tutto questo fosse realtà, allora sarei un uomo pieno di Spirito. Ma lo Spirito non si ottiene con gli sforzi. Egli è Dio. E Dio è un dono. E noi l’abbiamo già ricevuto. Soffiò e disse: ricevete lo Spirito.

Pentecoste At 2, 1-11; Gv 20, 19-23

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PS   Nella Bibbia lo Spirito è descritto con immagini che diano un’idea dei suoi caratteri. Le più frequenti sono: il vento, l’acqua, l’olio profumato, la colomba, l’aquila, il fuoco.

Non basta

Impressionante: Giovanni non riusciva a “chiudere” il Vangelo. Lo termina al cap 20 e poi inaspettatamente si riapre il sipario col cap 21 che, a sua volta, conclude con questa nota: Vi sono molte altre cose ancora compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere. E’ l’unica volta che scrive in prima persona. Una nota che non può trattenere: “sappi che smetto di scrivere ma non di annunciare”. Anche Marco pare abbia due finali. Per non parlare di Luca che, concluso il Vangelo, riapre con gli Atti. Insomma: non ci riuscivano, non potevano concludere. Il loro non era un lavoro di scrittori ma di evangelizzatori cioè “portatori di Buona Notizia”. Il Vangelo non è un libro, il Vangelo è una Persona. Né il mondo né un libro posson bastare a contenere Gesù Risorto.

Gv 21, 20-25

Mi ami?

Se per un attimo fingessimo di non sapere che questo è il dialogo tra Gesù Risorto e Simon Pietro sulla riva del lago; se non ci curassimo di sembrare irriverenti e sull’orlo del cattivo gusto, potremmo scambiarlo per quello tra un uomo e una donna. Lei insiste nel chiedere mi ami? e lui candidamente ogni volta risponde certo, lo sai che ti voglio bene! La terza volta però la domanda abbassa i toni e diventa mi vuoi bene? E Simon Pietro rimase addolorato che la terza volta gli chiedesse “mi vuoi bene”. Perché non vogliamo che chi ci chiede amore abbassi la misura e scenda alla semplice amicizia. Sappiamo di non farcela e per onestà e timore siamo titubanti nel rispondere “ti amo”. Ma preferiamo farci aspettare che esser dichiarati incapaci. Noi un giorno riusciremo ad amare!

Gv 21, 15-19

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Con me

Che bisogno hanno due atomi di idrogeno di tenersi stretti ad uno di ossigeno per formare una molecola d’acqua? E come mai gli alberi si abbracciano al terreno impedendo che franino i monti? Che sarà questa forza che spinge ogni creatura a toccare le altre senza fluttuare isolata nello spazio? La storia dell’umanità può essere forse scritta come la storia dei mezzi di trasporto e di comunicazione. Cosa ci sarà dentro di noi che ci rende inquieti finché non sappiamo dov’è l’altro, finché non torna a casa e non ci abbraccia? Forse questo “qualcosa” è la parte di noi più bella, quella identica a Gesù. È questa parte di noi gemella di lui che ci spinge a ripetere di continuo le sue parole: voglio che quelli che mi hai dato siano con me dove sono io.

Gv 17, 20-25

Per loro

Offrire qualcosa a qualcuno con dedizione assoluta: è una delle definizioni del dizionario alla voce “consacrare”. Ma allora di consacrati è pieno il mondo! Altro che calo delle vocazioni… Risorse spese ogni giorno per ottenere l’approvazione di qualcuno da cui inconsciamente dipendiamo. Energie personali bruciate e notti insonni per massimizzare il profitto di un’azienda. Programmazione della giornata attorno alle esigenze di salute di un figlio malato o di un marito incarcerato. Fedeltà d’amore offerta in attesa di un sì. Consacrati, siamo un popolo di consacrati, di “dedicati”. Ognuno si scelga il migliore cui dedicarsi. Quella sera Gesù scelse e disse al Padre che si sarebbe consacrato a noi, offerto con dedizione assoluta a noi. Padre, per loro io consacro me stesso.

Gv 17, 11-19

 

Padre

Giovanni stesso ammette che se avesse scritto tutto avrebbe riempito il mondo di libri su Gesù, e noi saremmo tentati di rispondergli che avremmo fatto volentieri spazio nelle nostre biblioteche. Perché gli evangelisti sono stati così avari di particolari su Gesù? Non potevano dirci qualcosa in più di lui, del suo aspetto, del suo carattere? Insomma, ci sono buchi di anni e noi sappiamo ben poco. Ma davanti alla pagina di oggi (e dei prossimi due giorni) rimaniamo senza fiato. Sì, è vero, Giovanni si è portato nella tomba tantissime notizie. Ma queste parole ce le ha lasciate. Non sono le ultime parole di Gesù ai suoi: sono ancora di più. A cena, a poche ore dall’arresto, Gesù, alzati gli occhi al cielo, entra in colloquio contemplativo col Padre ad alta voce. Noi abbiamo tra le mani il testo di quanto Gesù disse, sappiamo come pregò quella sera. Sembra di sentire il suo respiro alto, le frasi brevi come sospiri, quasi sconnesse tra loro. Un unico filo conduttore: noi. Gesù prega per noi, per i suoi. Io prego per loro, per coloro che tu mi hai dato.

Gv 17, 1-11

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Solo

Vi disperderete ciascuno per conto suo, e non abbiamo bisogno di grandi sforzi per constatarlo. Quello che è meno immediato pensare è che il frutto del nostro farci ciascuno gli affari propri è la solitudine di Gesù. Mi lascerete solo. Più ci allontaniamo gli uni dagli altri, meno ci interessano le sorti e i problemi dell’umanità, più aumenta la solitudine di Gesù. Lo lasciamo solo a lavorare per il bene del mondo. Lui stesso ci consola però, perché non è da lui far sentire in colpa i suoi: io non sono solo, perché il Padre è con me. Il Padre, il Figlio Gesù e lo Spirito continuano a lavorare per la resurrezione del mondo. Se vorremo unirci a loro guadagneranno tempo.

Gv 16, 29-33

Cielo

Sembra scolpito nell’ulivo questo anziano toscano e mi parla di “quando noi s’era in otto amici, ora due sono andati via e s’è rimesti in sei”. Dove sono? “Di là”. Andare via, andare in cielo…ognuno ha il suo modo per dire che l’altro non è più sulla terra ma vive chissà dove. É per questo che oggi festeggiamo l’Ascensione di Gesú? Vive in cielo, invisibile ed incorporeo? Per quaranta giorni di mostró vivo ai suoi, cioè si prese tutto il tempo necessario per stare con loro e “abituarli” ad un legame con un uomo risorto nel corpo. Poi una nube lo sottrasse ai loro occhi e fu elevato in alto. La dimensione divina prevalse e questo corpo risorto si rese invisibile. Un corpo umano fa ingresso nell’altra dimensione, quella dell’eternità. Ora uno della Trinità ha un corpo, è quel Gesù risorto che disse toccatemi e guardate, un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho. In questo istante l’uomo Gesù di Nazareth risorto è Trinità eterna. Un caldo corpo umano respira in quello che noi chiamiamo Cielo.

At 1, 1-11; Mt 28, 16-20

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