Ti credo

da DILI, TIMOR EST Kuàrter kuàrter, mi chiedono i bimbi qui in città. Chiedere un quarto di dollaro a un bianco è normale, la timidezza dei bimbi di villaggio è ricordo lontano. Tutti vogliamo più soldi, soprattutto chi non li ha nemmeno per mangiare decentemente. Mi confidavano che molti qui giocano al bingo, persino i preti. C’è poi chi, per avere soldi, scende a patti coi demoni. A giudicare da certi fuoristrada credo che funzioni. Purtroppo il prezzo è l’anima. Il fatto è che noi tutti misuriamo la forza del futuro in materia, in cose, in denari. È il peso che conta. La fede invece è del mondo immateriale, il sottile regno delle forze spirituali. La fede è un seme invisibile portato dal vento, è leggerezza che si affida e si lascia trasportare. Se è pesante, se è spessa, se è ansiosa, la fede è ancora troppo materiale, non abbastanza sottile da passare tra atomo e atomo e vincere la materia spostando le montagne. La fede deve essere pari a un granello di senape, non di più. Una certezza serena, un sussurro che dice “ti credo”.

Intervista http://www.resegoneonline.it/articoli/un-prete-ambrosiano-non-nominiamo-la-poverta-invano-20230810/

Mt 17,14-20 Si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua. L’ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo».
E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.
Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».

Le scarpe di Chiara

da DILI, TIMOR EST Un bimbo, seduto ai piedi dei genitori, li aiuta nella sera a vendere scarpe. La madre, scalza, illumina la merce con la luce di un telefonino. Siamo al mercato delle scarpe usate, dove si trovano calzature di ogni tipo. Dagli scarponcini Quechua della Decathlon, a scarpe eleganti da donna, come quelle del “negozio” in foto. Chissà da dove vengono, mi chiedevo. Ai piedi di quale donna sono state prima d’essere qui, per quanto tempo le ha indossate? Forse il tempo di un aperitivo, forse un giorno importante. Sono state un regalo o un acquisto compulsivo? Comprate facilmente o frutto di risparmi? Chiara d’Assisi, che oggi festeggiamo, capì che le scarpe adatte per lei erano i piedi nudi. Non impose la sua scelta a nessuno, ma non si fece imporre limiti a sua volta. Scappò di casa, nella notte, scalza. Francesco e gli altri la aspettavano, sapendo che tutti ne avrebbero dette di ogni, meno che la verità. Cioè che lei abbracciava la povertà totale non perché la considerasse un valore da diffondere, ma per contestazione. Francesco le aveva aperto gli occhi e lei non accettava più un sistema in cui pochi ricchi se la godevano ignorando le moltitudini di poveri. Lei, nata ricca, non poteva più stare dalla parte ingiusta. Il sistema non cambiava, allora lei cambiò vita. Come Cristo,come Francesco, rinnegò il proprio status sociale e da ricca si fece povera, in un mondo in cui tutti da poveri vogliono farsi ricchi. La sua, la loro protesta, continua oggi inascoltata come allora. Il sistema non è cambiato e i poveri vendono scalzi, ai margini della strada, le scarpe scartate dai ricchi. Ma chissà, forse tra quelle migliaia di scarpe, ci sono anche quelle di Chiara. Quelle di chi, ribelle a questa logica, rinuncia a qualche bene per sollevare da terra qualche fratello.

Intervista a Pietro Raimondi http://www.resegoneonline.it/articoli/un-prete-ambrosiano-non-nominiamo-la-poverta-invano-20230810/

Santa Chiara d’Assisi Mt 16,24-28 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno».

Non si può

da DILI TIMOR EST Non voglio diventare come le cerniere del mio zaino fotografico, a tenuta d’acqua. Quando si viene a vivere in una terra, come un seme che cade, non si può restare incolumi. Ci si potrebbe riparare dietro i vetri di un albergo o i finestrini di un’auto con l’aria condizionata al massimo. Ma non siamo qui per preservare intatta la nostra vita. Siamo qui per dare frutto. Occorre andare dove il maestro va: chi mi vuole servire mi segua. E io intendo: chi mi vuole servire a qualcosa, chi vuole essermi utile, chi mi vuole dare una mano, vada dove vado io. E ieri sera, ne sono certo, era tra le migliaia di persone che affollavano la strada vendendo e comprando. Gente che cerca di salvare la vita dei propri figli. Gente che chiede ai figli di aiutare a salvarsi tutti. Si stringe il cuore a vedere bambini che passano la sera a vendere per portare a casa qualche moneta. E il mattino, all’alba, a scuola. Ma questa è la vita che devono vivere. Non è la vita che hanno scelto, ma quella che noi scegliamo per loro ogni volta che preserviamo la nostra sensibilità e la orientiamo su altro. Forse dovremmo abbassare le difese, non temere di piangere. Non siamo in terra per rimanere intatti e giovani, ma per invecchiare bene con un cuore sempre più grande, capace di scendere tra gli ultimi.

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Gv 12,24-26     Gesù disse ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

Mentre dormivo

da DILI, TIMOR EST    La preparazione viene da lontano, non ci si improvvisa evangelizzatori né semplicemente brave persone. La scuola delle opere di misericordia è lunga e va frequentata tutti i giorni. Perché la stanchezza arriva per tutti, gli occhi di chiudono e sogni. Sogni ruscelli, il profumo delle erbe di montagna, il giaccio che si scioglie in una bibita fresca. E inizi a dire di no, che ti lasciassero in pace, che vuoi dormire. Ieri sera ero davvero stanco e bruciato di caldo. Non ho risposto alla telefonata che mi ha svegliato mentre mi ero assopito sulla poltroncina in veranda. Al secondo tentativo che facevano, non ho potuto lasciar cadere e ho risposto. Sono arrivati, i due fidanzati, lei ancora con l’abitino del lavoro, le scarpette eleganti cinesi, più stanca di me. Aveva in mano una nota spese scritta perfettamente al computer, un preventivo per portare alimenti in cima a un monte. Lassù vivono settanta famiglie isolate, poverissime, che già nel 2021 avevamo aiutato. Ora che io sono qui, mi attendono. Era per questo che i due giovani mi disturbavano, per sapere se avevo ancora possibilità di aiutare (lui è in foto). La spesa è forte, ormai sapete che i prezzi sono molto simili ai nostri. Si parla di alcune centinaia di dollari, non sono monetine. Ma i due erano lì, come un grido nella notte: arriva un bisogno, andategli incontro! E bisogna essere pronti ad ardere come fiaccole. Andremo. Ma non era finita. Nella notte vengo di nuovo svegliato: un messaggio dall’Italia. Che succede ancora? Mi avvisano che qualcuno ha versato un’offerta alla Onlus. Inforco gli occhiali e leggo: è il doppio della cifra necessaria. In barba alle vergini sagge della parabola, qualcuno, mentre dormivo, mi ha dato un po’ del suo olio.

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Mt 25, 1-23  Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

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Kultura

da DILI, TIMOR EST Ci ho messo un po’ a capirlo e forse non l’ho ancora capito. Capire cioè cosa intendono qui con il termine “kultura”. Perché per cultura io intendo qualcosa che non si esaurisce nell’istruzione ricevuta ma nemmeno resta ancorato nella tradizione immutabile. Quante volte ci capita di partecipare a eventi definiti culturali, che di strettamente tradizionale hanno poco o nulla? Qui invece con kultura si intende qualcosa di molto più vicino a quanto intendevano i farisei e gli scribi che contestavano Gesù come trasgressore della tradizione degli antichi. Danze rituali legate al raccolto del riso o di altri frutti, matrimoni, sepolture, apposizione del nome al neonato, ecc Forse noi ora tutto ciò lo chiamiamo “valori”, quell’insieme di “cose che stiamo perdendo” e che erano certamente meglio del nuovo che avanza. Anche qui si sente dire questo. L’american way of life avanza a tamburi spiegati e le danze culturali, che attingono alla notte dei tempi, vengono riprese col cellulare non dai turisti (che non ci sono) ma dagli stessi partecipanti. Ma così è. Immobili non si può stare. Persino le montagne, prima o poi, diventano sabbia. La speranza è quella di cambiare per il meglio, come il Maestro insegnava.

Mt 15 alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!».
Riunita la folla, Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!».
Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?».
Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!».

Solved

da TIMOR EST “Everything will be solved in Jesus name”, tutto si risolverà nel nome di Gesù. E si risponde “amen”. Quante volte sento queste parole dai miei amici timoresi, quando espongo loro qualche guaio, quando racconto qualche difficoltà. “Amen”, credo che davvero andrà tutto risolto nel nome di Gesu, l’unico nome sotto il cielo in cui c’è salvezza. Credere, avere fede, non è il nostro banale credere che Dio esiste. Questo lo credono anche i demoni. Tutti credono in un dio, persino noi occidentali abbiamo stampato sul dollaro “in God we trust”. Avere fede, per Gesù significa avere totale ed assoluta fiducia in lui, nel potere infinito della sua misericordia e della sua azione. Avere fede in Gesù significa dargli la possibilità di agire nei fatti della nostra giornata. È risorto con il corpo. È invisibile solo perché vuole esserlo, forse perché altrimenti distoglieremmo lo sguardo dai nostri fratelli per guardare solo lui. Allora continuiamo la traversata dell’umanità, sereni, incuranti del forte vento. Diamo fiducia al Maestro e, se possibile, non dimentichiamo di dargli anche un po’ di tempo per poter agire.

Mt 14,22-36      Dopo che la folla ebbe mangiato il pane, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Compiuta la traversata, approdarono a Gennèsaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccarono furono guariti. 

Il suo volto

da TIMOR EST Ci sono persone che col tempo diventano più belle e il loro volto brilla come il sole. Gente semplice che di uno straccio fa un turbante da regina. La vita dona loro un senso di maestà perché l’hanno vissuta così com’era. Noi che viviamo nel mito dell’eterna giovinezza, che volto avremo? Cerchiamo almeno di non sfigurarci a vicenda con le nostre lamentele, con la nostra aggressività e le nostre quotidiane guerre. Restiamo con lui, con il maestro della nostra vita. Solo da lui impareremo cosa sia l’amore, quale forza faccia brillare il nostro volto di serenità.

Trasfigurazione del Signore Mt 17,1-9 Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2023-08/papa-gmg-lisbona-veglia-parco-tejo.html

Banale

da TIMOR EST È la banalità del motivo che ci impressiona. Essere ucciso in battaglia o in un agguato, essere decapitato perché nemico, sarebbe triste ma eroico. Morire così, per scommessa, per il solletico di un re che non si controlla a vedere un ragazzina ballare la danza del ventre. Ci offende la banalità del motivo per cui Giovanni morì, ucciso in cella da un soldato, come una gallina a cui tirano il collo senza cerimonie. Quante persone hanno una vita decapitata, i sogni stroncati, la salute minata, la casa distrutta, per una banale distrazione, per un banale eccesso di avidità. C’è gente che, cenando o lavorando online, sposta capitali, licenzia padri di famiglia, chiude i rubinetti dell’economia mondiale. E chi paga sono gli innocenti, che si trovano stroncati e nemmeno sanno da chi. Ogni volta che qui entro in un negozio e vedo i prezzi, penso che questa gente nemmeno sa dove sia l’Ucraina, nemmeno sa che esista. Eppure qui le merci le portano in nave, e le navi non vanno più a vela ma a petrolio. E giù, a catena, finché ti trovi a camminare tra i bimbi scalzi. I grandi muovono le loro danze e ridono. I miseri soffocano.

Mt 14,1-12 al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!».
Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.
I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.

Attendere

da DILI, TIMOR EST     Noi degli altri non sappiamo nulla. Non immaginiamo lontanamente chi realmente siano. Ma facciamo tranquillamente come se sapessimo tutto di loro. Come quei paesani a Nazareth che sapevano tutto di Gesù, fuorché chi fosse. Conoscendo esattamente le intenzioni altrui e le ragioni del loro comportamento, reagiamo di conseguenza e con gran sicurezza. Quando la comunicazione richiedeva tempo, si era abituati ad aspettare. Una lettera, una cartolina dal mare, un pacco da lontano, una telefonata col gettone dall’unico bar a fondo valle, durante il campo scout. Qui i telefoni pubblici non esistono perché sono arrivati prima i cellulari. Tuttavia i tempi della comunicazione non sono sempre immediati. La linea è debolissima e costosa, spesso si usa un cellulare in comune con fratelli, sorelle e boyfriend. Non serve irritarsi se non ti rispondono immediatamente o se d’improvviso spariscono. La risposta potrebbe essere una foto come questa: “Scusami ma stavo lavando e ho lasciato il telefono in casa”. E immediatamente ti ricordi di dove sei e di quanto poco sai della durezza della vita di questi ragazzi. Nulla è già pronto, nulla è automatico, nulla è servito. Se non lo fai tu, non lo fa nessuno. Forse per questo, entrando in casa mia, spesso mi chiedono se cucino da solo. E aggiungono: “Se hai bisogno veniamo noi”.

Mt 13,54-58   Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

Attivi

da DILI TIMOR EST “Scusa se te l’ho chiesto senza mezzi termini, ma ne ho bisogno”. Mi aveva chiesto aiuto per un paio di scarpe. Osan la iha bele hein tempo seluk padre, se non hai i soldi facciamo un’altra volta. Ma i sei dollari li avevo e dunque sì, fatti viva quando dall’isola di Atauro (in foto) vieni in città. E così è stato che ieri mattina l’ho incontrata. A sera ricevo la foto delle scarpe nuove e, come potete vedere, per errore ha inquadrato l’alluce. E d’improvviso mi sono ricordato di quella sera, nel 2018, ad Atauro, quando mentre cenavo l’avevo visto coperto di sangue e terra. Presa la borsa delle medicine, sotto gli occhi sbarrati di tutte le bambine, l’avevo ripulito e coperto con un bel cerotto. Ora la ragazzina era tornata, dopo anni, senza vergogna a chiedermi di prendermi cura ancora una volta dei suoi piedi. Ma quei piedi hanno dovuto camminare fino a me. Chi dorme non piglia pesci. Per avere risultati, ci vuole intraprendenza e qui la gente ne ha da vendere. Gettare le reti, tirarle a riva, separare i pesci buoni dai cattivi. Ce n’è di lavoro. La rete delle relazioni raccoglie ogni genere di persona, sta a noi non trascurare i legami che ci rendono meno soli. Non si tratta di avere un elenco di contatti pronti all’uso. Si tratta di non giacere immobili nei nostri guai, irritati perché nessuno ci nota. Bisogna chiedere, parlare, attivarsi. C’è chi per un paio di scarpe cinesi da sei dollari ha fatto trenta chilometri di mare.

Mt 13,47-53 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là.