Innocenti

Perché fare festa? La chiamano festa dei santi innocenti, ma cosa c’è mai da festeggiare? È forse bello che Erode cerchi Gesù bambino per ucciderlo? Ci rallegra sapere che fece uccidere tutti i bimbi dai due anni in giù? Certo che no, certo che non c’è da festeggiare. Ma sarebbe anche peggio ignorare. Ci rallegriamo quindi di averne coscienza. Noi non taciamo, noi lo diciamo a tutti: ci sono bambini che danno la vita, che perdono l’innocenza per i vari Erode che li usano. Sono ridotti a operai, minatori, soldati, borseggiatori, pornostar. Sono concepiti per sbaglio, abortiti, abbandonati, trascurati. Forse non possiamo fare nulla. Ma possiamo iniziare ad esserne consapevoli. Qui sotto, dopo il vangelo, trovi due documentari molto interessanti⬇️

Santi innocenti Mt 2,13-18 I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi.
Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa:
«Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande:
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata,
perché non sono più».

Su Netflix, Racconti di luce, stagione 3 – “bambini bisognosi” https://www.netflix.com/it/title/80133187?s=a&trkid=13747225&t=cp&vlang=it&clip=80154678

Su YouTube i bimbi di Nairobi https://youtu.be/lHFxKTkAvsA

Soggettiva

Action cam, body cam, i nomi sono tanti ma lo scopo di queste mini telecamere è uno: mostrare esattamente ciò che il soggetto vede. Basta fissarla al petto o in fronte, e tutti rivivranno la scena ” in soggettiva”, dal tuo punto di vista. Il quarto Vangelo, quello di Giovanni, può essere considerato il vangelo “in soggettiva”, i fatti così come li ha vissuti chi scrive o addirittura come li ha vissuti Gesù. Sì perché spesso, leggendo Giovanni, pare di avvertire le stesse emozioni di Gesù, i suoi sentimenti, la sua visione interiore. E così, mentre Matteo e Luca narrano di Gesù nato a Betlemme, Giovanni dirà che il Verbo si fece carne e la Luce venne nel mondo. Giovanni e il suo gruppo, scrissero questo vangelo quando gli altri tre già circolavano e probabilmente diedero per certo che i loro lettori già li conoscessero. Non per nulla il vangelo di Giovanni è considerato il vangelo del discepolo maturo. L’inquadratura in soggettiva è più godibile se già si è vista la scena completa. Diversamente è più difficile capire cosa stia accadendo…

San Giovanni evangelista 1Gv 1,1-4 Figlioli miei, quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita – la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi –, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena.

Già ombra

Ed è già Pasqua, è cioè già condanna, è già sangue. Perché è così l’umanità, fratricida dall’origine, da quando Caino irrigò la terra col sangue di Abele. Da allora si uccide credendo di fare cosa buona, credendo di farlo per Dio. Stefano morì per Dio. Cioè a causa di un dio in cui gli altri dicevano di credere. Ma morì anche per il Dio di Gesù, per amore di Gesù. Un giovane teneva i mantelli di quelli che lapidavano il suo coetaneo Stefano. Così erano più leggeri e liberi e non sarebbero tornati a casa macchiati di sangue. Ma il ricordo di Stefano restò indelebile in Saulo. Perché mi perseguiti?, si sentirà chiedere un giorno dallo stesso Gesù a cui Stefano, morendo, aveva affidato il proprio spirito. Diverrà Paolo di Tarso, l’apostolo delle genti.

Santo Stefano primo martire At 6 Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo. Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al Sinedrio.
Tutti quelli che sedevano nel Sinedrio, udendo le sue parole, erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano. Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio».
Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». Detto questo, morì.

Buon Natale!

Non è facile scegliere un’immagine per Natale. Si rischia d’essere scontati o, viceversa, alternativi ad ogni costo. Un mare di luce ci sembrava adatto. Gli abissi marini sono, nella Bibbia, segno della nostra paura di sprofondare nel buio, d’annegare nell’ignoto. Il primo pescatore di uomini, Gesù, illumina il più profondo buio di ogni cuore e ci insegna a camminare sulle acque senza paure. Buon Natale di luce a tutti voi cari lettori! Qui sotto trovi l’audio

Uno di noi

Ci vuole coraggio, molto coraggio, a prendere corpo in un mondo così. Un mondo abitato dalla razza più bella e più terribile ad un tempo. Gli esseri umani hanno comportamenti del tutto imprevedibili. Sono capaci di darsi vita e morte, di animare odio ed amore. Eppure l’umanità resta sempre la più affascinante delle creature di Dio. L’unica che lo convinse a sperimentare di farne parte. Dio divenne figlio dell’uomo. Si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. E noi potemmo finalmente dare la mano a Dio.

Giovanni

Sì, è vero. Le cose cambiano piano piano, non si deve forzare. Le tradizioni hanno il loro valore, la persone non possono abbandonarle dall’oggi al domani. Vero. Ma l’evoluzione ci insegna che a volte occorrono dei salti, dei mutamenti totali che fanno guadagnare millenni interi. La tradizione prevedeva che il figlio di un sacerdote fosse pure lui sacerdote e portasse il nome del padre. No, si chiamerà Giovanni, intervenne Elisabetta. E la tradizione ammutolì mentre Zaccaria riprese a parlare. Grazie a questa decisione, grazie a questa libertà di coscienza dei suoi genitori, Giovanni non celebrerà chiuso nel tempio, ma predicherà libero nel deserto. Anche in questo fu precursore di Gesù. Con lui il sacerdozio lasciò il tempio, divenne un sacerdozio laico, fatto di Parola, povertà e opere. Come quello di Gesù.

Lc 1,57-66 Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. https://lalocandadellaparola.com/bdbf-onlus/

Magnificat

Eccolo, il magnificat, il canto liberatorio di Maria che si sente rinascere. Esausta per il viaggio in corsa, appesantita dall’ansia e dalle preoccupazioni, alle parole di Elisabetta si sente alleviata e le ritornano le forze. Dio ha guardato l’umiltà della sua serva. Ma si può tradurre umiliazione e forse è più corretto. Anzitutto per il contesto: la gravidanza esponeva Maria all’umiliazione d’essere considerata adultera, infedele, rea di morte. Giuseppe non l’avrebbe certo più voluta con sé. La seconda ragione è più generale. Chi dice “Dio ha guardato la mia umiltà”, manca d’umiltà nel dirlo e pecca d’orgoglio. Dio fa di tutto per sollevarci da ogni umiliazione della vita. E noi, come Elisabetta, gli rendiamo possibile questo progetto se risolleviamo gli altri dalle loro umiliazioni! https://lalocandadellaparola.com/bdbf-onlus/

Lc 1,46-55 Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

In fretta

Ci andò di fretta, dicevamo. Da Nazareth ai monti della Giudea è un bel viaggio e di certo una ragazza non lo può affrontare da sola. Con chi andò Maria? Forse con un fratello maggiore, un cugino. Forse con i genitori, sarebbe stata una bella occasione per confidare il fatto dell’angelo. Naturalmente al ritorno, a magnificat cantato, potremmo dire, a fatti constatati. Sì certo, Maria corse da Elisabetta per rallegrarsi con lei, dando per certo ciò che aveva detto l’angelo. Però aveva anche bisogno di verificare le parole di Gabriele. Non tanto perché lo ritenesse un bugiardo, ma perché non era cosa normale trovarsi un angelo in camera e magari lei dubitava della propria lucidità. Era davvero un angelo quello che ho visto? Ho forse sognato ad occhi aperti? Maria è certo la prima credente, la prima discepola di Gesù. Come tale, fonda la propria fede sulla ragione. Credere non è cosa da stupidi.

Lc 1,39-45 Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto. https://lalocandadellaparola.com/bdbf-onlus/

L’angelo partì da lei

Ecco la domanda di Maria, di cui dicevamo ieri. Con tanto di prova fornita dall’angelo, in caso Maria volesse constatare di persona: Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei. Maria ci andrà di corsa. Sulle pareti della sua piccola casa, a Nazareth, è tutt’oggi leggibile un graffito in greco di un pellegrino dei primissimi secoli: Χαίρε Μαρία, rallegrati Maria. Sarebbe bello lasciare il romano “ave” a Cesare, ai soldati e ai gladiatori e pregare con le parole di Gabriele. Dunque non più “Ave Maria” ma “Rallegrati Maria, piena di grazia, il Signore è con te…”.

Lc 1,26-38. Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Purtroppo ieri questo era lo stato del fiume Comoro a Dili, capitale di Timor Est. Per ora non ci sono notizie di disastri, ma l’esperienza insegna che il rischio è alto. Molti mi dicevano che non sono riusciti a uscire di casa per la pioggia troppo forte che rende pericoloso spostarsi con moto e bus. Colgo l’occasione per ringraziare chi in questi giorni di festa e regali, non dimentica i poveri che aiutiamo https://lalocandadellaparola.com/bdbf-onlus/

Un angelo

Che io sappia, gli angeli non dovrebbero essere soggetti agli sbalzi d’umore tipici di chi, immerso nel mondo della materia, ne subisce la mutevolezza. Non capisco quindi perché, di fronte alla stessa domanda, l’angelo Gabriele reagisca in modo totalmente diverso. Come avverrà questo, dato che non conosco uomo?, chiederà Maria. Come potrò mai conoscere questo, dato che siamo vecchi?, chiede oggi Zaccaria. Forse aggrappandosi al testo originale in greco, potremmo intravvedere una differenza nel senso delle domande. Ma non così forte da ottenere per Zaccaria il castigo e per Maria una serena risposta. Forse a Gabriele l’atmosfera solenne del tempio dava sui nervi, forse non simpatizzava per i sacerdoti che avevano chiuso il suo Dio in una enorme scatola di belle pietre e doni votivi. Forse. Oppure il motivo è un altro. La tua preghiera è stata esaudita, dice Gabriele. Zaccaria dunque chiedeva da tempo un figlio e avrebbe dovuto esplodere di gioia alla notizia. Tutti noi vorremmo essere al posto di questo uomo e vedere un angelo che ci dice la tua preghiera è stata esaudita! Insomma, che modi sono? Chiedi e chiedi e poi, quando ottieni, dubiti e non credi. Allora taci, resta muto! Maria invece non aveva chiesto un figlio dallo Spirito, è con Giuseppe che sperava di averne, a suo tempo. Era lì tranquilla, in casa sua, chissà cosa stava facendo. Persino a Gabriele sembrò giusto concederle una spiegazione. Come accadrà questo?

Lc 1,5-25    Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.
Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».

Grazie! https://lalocandadellaparola.com/bdbf-onlus/