Cambiate

Siate saggi, o sovrani, lasciatevi correggere. Cambiare idea si può, cambiare idea si deve. L’uomo si è evoluto proprio così, cambiando opinione. Ma pare che tutti voi sovrani che giudicate la terra, ogni giorno perdiate giudizio. Tutti, senza distinzione – in questo siete uguali – sembra decidiate per il peggio. Con pari sforzo, determinazione e unanimità, forse anche con meno, avreste potuto risolvere gli enormi problemi che schiacciano ogni giorno la vita di miliardi di esseri umani. Ma di quelli non vi importa. Ciascuno di voi, convintissimo di essere nel giusto, di essere l’unico giusto, procede ostinato sulla strada sbagliata, la strada che percorre chi crede alla violenza. E noi, che diciamo di seguire il maestro della pace non violenta, colui che morì perdonando, Gesù di Nazareth, forse dovremmo rivolgerci a lui, con timore e tremore e, come lui ci chiede, pregare per i buoni e i cattivi. Senza perdere tempo cercando di distinguerli.

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Non dimenticare

“Ricordati degli emarginati, degli orfani, delle vedove, non abbandonare nessuno di quelli che Cristo ha redento con il suo sangue”. Questa esortazione è forse tratta da una lettera di Paolo? Di Pietro? È forse stata pronunciata da un Papa in una catechesi? Nulla di tutto ciò. Non sono parole rivolte a noi. Sono parole che noi rivolgiamo a Dio. Le intercessioni dei vespri di ieri mettevano sulla nostra bocca esattamente queste parole. Ma come può un discepolo di Gesù rivolgersi con queste parole a Dio Padre? Come potremmo noi ricordare a Dio d’esser buono come Gesù? Chi siamo noi, discepoli o maestri? Un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Chi ha scritto queste parole le corregga e, in ogni caso, facciamolo noi. Rimettiamo al proprio posto mittente e destinatario, inviato e colui che l’ha mandato: “Signore, ricordaCI degli emarginati, degli orfani, delle vedove, aiutaci a non abbandonare nessuno di quelli che Cristo redento con il suo sangue”.

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Ascolta

Ci basterebbe questo: saper dire le cose così come le dicono a noi. Non aggiungere, non togliere, non mescolare invenzione a verità. Invece siamo come quelli che, affamati, gironzolano in cucina correggendo ciò che altri stanno preparando. “Ho aggiunto un goccio d’olio perché mi sembrava poco. Ho tolto un po’ d’acqua altrimenti non bolle più”. Così, a poco a poco, il piatto cambia, le parole mutano, la verità si perde. Tutto diventa apocrifo. Tutto è messo in forse. Alla lunga si perde fiducia nella verità, non si crede che possa esistere. Ognuno ha una sua versione che potrebbe essere vera. Ma potrebbe essere falsa. Gesù allora esclamò: come luce sono venuto nel mondo!

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Per la prima volta

Fenicia (Libano), Cipro, Antiochia (in Turchia), quelli che si erano dispersi perché perseguitati a Gerusalemme, erano giunti sin qui. Barnaba però, intuì. Non bastava ripetere che Gesù è il Cristo, ripeterlo al punto da essere soprannominati cristiani. Occorreva sostenere questo argomento, occorreva dare spiegazioni a chi le avesse chieste. Partì, trovò Paolo e lo condusse ad Antiochia e vi rimasero un anno intero. Nessuna gelosia o attaccamento. La persona giusta al posto giusto, questo contava. E il vangelo così si diffondeva.

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Semplicemente

Possiamo considerarlo il vol II del vangelo di Luca, il libro degli Atti. Se il primo è il vangelo di Gesù, questo è il vangelo degli apostoli. Sono loro a prendere il posto del Maestro, nel racconto. Sono loro che evangelizzano in prima persona, guidati e istruiti interiormente dallo Spirito. Ogni loro insegnamento è frutto di preghiera, di scoperta e di ascolto. Non vi è traccia di possesso e di comando. Semplicemente comunicano le loro stesse esperienze. Non parlano come chi ha la verità in mano, come chi crede di conoscere la gente. Sono felici di rendere tutti partecipi delle loro scoperte. Gesù non è loro. È di tutti, e a tutti lo portano.

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Verso le genti

Si prende il largo. Come una nave che inizialmente si muove lenta, ancora in porto, e poi decide dove andare. Per due domeniche, dopo Pasqua, siamo rimasti con lui, con Gesù risorto. Siamo rimasti stupiti con Pietro, in lacrime con Maddalena, increduli con Tommaso. Oggi il messaggio del vangelo passa i confini, si diffonde tra le genti. Quel gruppetto di discepoli ebrei s’infiamma, crede, esce da sé stesso, diviene luce delle genti, portando il messaggio di Gesù a tutti, fino all’estremità della terra. È così che furono raggiunti i nostri antenati pagani, nelle nostre terre romane o barbare. È così che seppero di un certo Gesù, messia ebreo, che decise d’essere pure messia loro, messia nostro.

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Da chi andremo?

“Sarà forse una domanda stupida, prof, ma… cos’è la coscienza?”. Se questa è una domanda stupida, che Dio te ne conceda altre simili. Tu solo hai parole di vita eterna, dice Pietro a Gesù. Tu solo parli alle nostre coscienze. Di più: tu solo ci hai fatto scoprire di avere una coscienza, un luogo interiore dove abita lo spirito, la vita. Dove andremo, Signore, senza di te? Tu ormai abiti la nostra coscienza, dice Pietro, una vita senza di te sarebbe una vita senza noi stessi.

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Carne e sangue

Lottava sempre per mantenersi distaccato da ogni forma di dipendenza dalle cose, cibo anzitutto. Mangiava quello che c’era, senza capricci. Non c’erano per lui cibi proibiti: anche questa è una forma di dipendenza. Oggi è venerdì, giorno in cui molti credono che, per essere a posto, basti sostituire le tagliatelle al ragù con gli spaghetti allo scoglio. Ci vuole altro, ahimè. Chi non mangia la carne del Figlio dell’uomo, non ha in sé la vita. Carne dunque, altro che. Carne e sangue del Figlio dell’uomo. Carne e sangue, gioie e dolori, nascita e morte, di ogni figlio di uomo. Di ogni Cristo che incontriamo sul cammino.

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Sapere

Tutti saranno istruiti da Dio, speriamo. Speriamo cioè che si lascino istruire, che ne sentano il bisogno, la sete. Speriamo di avere tutti dubbi sufficienti a farci desiderare di capire meglio, a smettere i panni degli esperti. Ovunque guardiamo, vediamo gente che sa già. Mai che si senta un “non lo so”, ma che chiediamo la strada. Ognuno ha impostato il suo navigatore e si muove sicuro, padrone del percorso. Cerchiamo almeno di connetterci alla rete giusta, a Dio, onde non andare fessi e tronfi a sbattere contro un muro. Ricordiamoci: vero sapiente è chi sa di ignorare.

Gv 6,44-51 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Gv+6%2C44-51&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Come il pane

Dice Gesù: Io sono il pane della vita. Sono la bontà quotidiana di cui hai bisogno. Sono l’alimento base delle tue giornate. Io sono il pane, il compagno di viaggio, il segno della condivisione. Sono un pezzo di pane, non mi nego mai a nessuno. Mi trovi ovunque, è facile avermi, non sono per pochi, difficile, raro. Sono semplicemente come il pane. Chi crede in me, chi viene a me, diverrà pane per la vita degli altri.

Gv 6,35-40 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Gv+6%2C35-40&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

https://youtu.be/R984FVcz8E8