Quanto?

È controverso il valore delle trenta monete d’argento offerte a Giuda. Difficile anche per gli esperti dare un termine di paragone con i nostri tempi. Era l’indennizzo che andava pagato al padrone se in un incidente moriva un suo schiavo. Era la paga del pastore. Era il prezzo di un asino. Resta difficile tradurlo in euro odierni. Troppo differenti le economie. Giuda chiese quanto volevano dargli. Loro stabilirono la somma. Lo fregarono? Viceversa, non badarono a spese tanto era importante la merce? Quello che non sapremo mai è cosa deluse Giuda al punto da giungere a questo. Perché il suo amore per Gesù si era raffreddato? Tre anni prima aveva lasciato tutto e l’aveva seguito. Perché se ne era pentito? Forse Gesù aveva tradito le sue aspettative? Che cosa ti delude di Gesù di Nazareth? A Giuda bastarono trenta monete, a te cosa basta per rinunciare a dieci minuti di dialogo con Gesù?

Mt 26,14-25 uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

In un istante

Uno di voi. Non uno degli altri, dei cattivi, dei nemici. Uno di voi mi tradirà. Altrimenti non sarebbe tradimento. Non può che essere un amico a tradire, per questo il tradimento è uno dei dolori più grandi. Solo chi ama può tradire ed esser tradito. Sono tradite le persone, sono tradite le aspettative, i progetti, le promesse. L’altro ci credeva, ti aspettava, ci contava. Ma tu hai fatto altri conti. Conviene che muoia, disse Caifa. Conviene venderlo, disse Giuda. Fallo presto, gli disse Gesù. I tradimenti più vergognosi avvengono proprio così, senza pensarci due volte, in un fiato di gallo: non canterà prima che tu mi abbia rinnegato tre volte.

Gv 13 mentre era a mensa con i suoi discepoli, Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui.
Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.
Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire».
Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».

Sei giorni prima

Sei giorni prima della Pasqua la luna era quasi piena, come lo è in questi giorni, come lo deve essere sempre a Pasqua. Sei giorni prima della Pasqua fecero una cena e anche quella fu l’ultima cena a Betania con i suoi amici Marta Maria e Lazzaro. Sei giorni prima della Pasqua Giuda già faceva i conti: non si poteva vendere questo profumo per 300 denari? Per trenta denari lui venderà Gesù. Sei giorni prima della Pasqua i sacerdoti e i farisei già cercavano di arrestare Gesù e già condannavano innocenti: decisero di uccidere anche Lazzaro. Sei giorni prima della Pasqua ci fu una lavanda dei piedi fatta da Maria a Gesù, con essenza di nardo purissimo. Con questo profumo di passione entriamo nella settimana delle settimane.

Gv 12,1-11 Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali.
Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo.
Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

Ingresso

Tra una settimana, come oggi, sarà Pasqua. Però non saranno passati solo sette giorni, sarà passata una vita. Ciò che accade in questa settimana santa è infatti ciò che accade in ogni vita umana e nella storia dell’umanità. Amicizie e tradimenti, calunnie e accuse, delusioni e fede. Morte e resurrezione. Sarà Pasqua solo se vivremo, giorno per giorno, ciò che Gesù visse. I vangeli accennano appena ai primi trent’anni di Gesù. Narrano ampiamente i suoi tre anni di evangelizzazione. Rallentano nei suoi ultimi tre giorni, attimo per attimo. Così faremo anche noi. Rallenteremo e resteremo, giorno per giorno, immersi in quanto accade. Accade e non “accadde”, perché Gesù rivive in ogni persona, in ogni istante, la sua settimana Santa. Buon ingresso in Gerusalemme, buon ingresso in settimana santa.

Non basta

Eccolo, Caifa. Il grande sacerdote che, malgrado la sua cattiveria, non può che profetare: meglio che muoia uno solo per la salvezza di tutti. Lo diceva per calcolo di politica clericale, di nazionalismo religioso, eppure anche Dio era d’accordo. Le sue parole erano vere come quelle dei profeti. La sua intenzione però era omicida. Per questo il suo peccato rimane, la sua responsabilità pesa. Non basta dire cose vere. Occorre essere veri.

Gv 11,45-56 molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione».
Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.
Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».

Ancora fuggire

Ancora pietre e ancora Gesù che sfugge dalle loro mani. E ancora lo ripetiamo: bisogna anche saper sfuggire. E distinguere quando farlo e quando invece lasciarsi catturare. Non solo negli scontri fisici, ma pure e soprattutto nelle relazioni. Ve ne sono infatti di tossiche, relazioni che non portano a nulla se non ad un contorsionismo malsano di reciproca dipendenza. Gente che odia qualcuno eppure lo cerca perché ormai ha bisogno di litigare e, senza, non saprebbe più che fare. Fuggire, andare oltre il Giordano dove Giovanni battezzava. Immergersi cioè in realtà sane, che ci rigenerano, che ci purificano l’anima.

Gv 10,31-42 i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.

Fuggire

Si nascose e uscì dal tempio, perché volevano prenderlo a sassate. Ci lascia fosse un po’ perplessi questa immagine di Gesù in fuga. Siamo abituati ad attribuirla ai discepoli che, nel Getsemani, fuggirono tutti e lo lasciarono solo. Siamo anche abituati ad un mondo di bulli (tredicenni maranza o capi di Stato) che pongono il loro onore nelle botte fino alla morte, purché non si dica che sono fuggiti. Invece l’intelligenza dice altro, perché chi è intelligente è umile a sufficienza per capire che la vita vale più della borsa e che l’onore vero non è questo. Non si tratta infatti di morire uccidendo, ma di vivere amando. Gesù di nascose e uscì dal tempio, perché aveva ancora molto amore da dare e non tempo da perdere in risse.

Gv 8,51-59 Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

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Discendenza

Noi siamo discendenti di… E a che serve vantarsene? A che serve parlare del nostro sangue, se non siamo capaci di non spargere quello altrui? Forse qualcuno ha scelto i propri genitori? Dove sta dunque il vanto di essere discendenti di Abramo o di tizio o caio? Semmai la responsabilità. Se infatti chi ci ha generato è santo, perché noi non lo siamo ancora? Se invece siamo stati generati da prostituzione, perché proseguiamo su questa linea? Da chi mi ha generato posso prendere esempio con gratitudine. Ma pongo attenzione a ciò che la mia vita genera: frutti sani di pace o frutti marci di tenebra?

Gv 8,31-42 Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».

Mai soli

Forse è una delle paure più forti che ci portiamo dentro sin da quando eravamo bambini: essere lasciati soli. Anche da adulti, è tutto uno sforzo per avere un consenso, un apprezzamento, un qualcuno che stia dalla nostra parte. Essere lasciati soli è la sensazione più amara, è il criterio con cui distinguiamo l’amico vero da quello passeggero: mi hai lasciato solo nella mia fatica, nella malattia, nel dramma che vivevo. Che amico sei? Gesù sperimentava fortissima la sofferenza d’essere lasciato solo da molti che prima lo seguivano. Faceva contrasto il calore della presenza tangibile di Dio, tanto che lo chiamava Padre: è con me, non mi ha lasciato solo. Gesù ha fatto esperienza di quanto sia impossibile essere soli e vivere. Per questo non ci lascia mai soli. Se soltanto quotidianamente dedicassimo del tempo ad aprire i canali dello spirito, ne avvertiremmo la presenza e gusteremmo il dialogo con lui. Ma abbiamo tanto da fare, noi. Non andiamo più nemmeno a messa la domenica, figuriamoci se possiamo meditare ogni giorno. E ci sentiamo soli.

Gv 8,21-30 Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?».
E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati».
Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre.
Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

Se il terreno è buono

Gli undici versetti più scomodi del vangelo. Parole incandescenti, che nessuno vuole toccare così come quella donna nessuno voleva toccarla per ucciderla. Noi siamo abituati ad ammazzarci a distanza con un fucile, un missile o un drone. Non vedi in faccia chi uccidi. A quei tempi l’unica maniera era lapidare, scagliare pietre tutti insieme. Tutti partecipi ma nessuno macchiato di sangue. È l’ipocrisia di chi crede alla violenza come soluzione del male, eppure vuol restarne fuori. Come chi invia armi a chi fa la guerra e poi dice di voler la pace. Chi non ha peccato, scagli per primo la pietra. Se ne andarono tutti, non perché tutti avevano tradito la moglie, ma perché tutti si resero conto di vivere una vita adulterata, non autentica, inquinata da falsità. Forse qualcuno si sentì responsabile del peccato di quella ragazza. Si sentì costruttore di una società marcia di cui lei era il frutto.

Gv 8,1-11 Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adultèrio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

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