Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini? Era un gesto spirituale o psicologico-scaramantico? Bella domanda, questa di Gesù. E il nostro battesimo da dove è venuto, come è stato vissuto? E soprattutto: come lo vivo ora? https://youtu.be/3vw7rHMdjaQ
Sentiremo Giovanni Battista dire spesso (lo dirà nel vangelo di domani) di non essere degno di slegare i sandali a Gesù. Ma per quale motivo avrebbe dovuto occuparsi dei sandali del cugino? I poveri camminavano scalzi. A dir la verità, camminano scalzi tutt’ora o, per lo meno, con le scarpe buche. In segno di penitenza, alcuni si slegavano i sandali e se ne andavano scalzi. È rimasto qualche eroico frate a farlo, mentre gli adolescenti investono cifre inimmaginabili in un paio di Nike (fatte da un loro coetaneo al di là del pianeta). Gesù, secondo il Battista, non aveva bisogno di far penitenza e dunque lui non gli avrebbe mai slacciato i sandali. A noi invece farebbe bene, se non camminare scalzi, almeno far durar le scarpe qualche mese in più o, meglio ancora, consumarle sulle strade di questo mondo andando ad allacciare i sandali a chi non li ha.
Questa generazione, diceva Gesù. Ma le successive non sarebbero state molto meglio… Il vizio dell’eterno lamento l’abbiamo un po’ tutti. Si rimpiange sempre il vecchio capo, dimenticando di averne atteso per anni il pensionamento. D’altra parte il capriccio è esattamente non farsi andare mai bene nulla e nessuno. Perché se qualcuno ci va bene, poi ci tocca ascoltarlo.
I violenti si impadroniscono del regno dei cieli. Ma cosa vorrà mai dire? Può il divino soccombere alla violenza? Il monaco russo Serafino di Sarov dava un’interpretazione tutta sua di questa espressione di Gesù. Affermava che “nel regno di Dio si entra solo con la violenza dello sforzo”. Due termini, violenza e sforzo, che oggi ci fanno inorridire. La prima, perché ci hanno insegnato che non è mai bella, salvo poi vivere in una violenza fisica e verbale sempre più crescente. Il secondo, perché ci hanno convinto del suo contrario: una cosa è giusta solo se va da sé, senza sforzi di alcun genere. Eppure è anni che il nostro cuore, con sforzo enorme, spinge violentemente il sangue fino alle periferie del corpo, vincendo ogni resistenza e gravità. Così è chi cerca la via del vangelo: occorre vincersi e sforzarsi nella perseveranza perché la vita prenda il ritmo del cuore di Gesù. https://youtu.be/MlUsJmQMwlg
Non è narrata nei vangeli la festa di oggi, l’immacolata concezione di Maria. Ci può aiutare la prima lettura, dalla Genesi, col racconto dell’origine del peccato. Ho avuto paura, dice Adamo e, con lui, l’umanità tutta. Perché Adamo ed Eva siamo noi. Essi infatti non sono i “primi” nel tempo, bensì il tipo di ogni uomo e donna. Ho avuto paura e dunque ho peccato, ci ritroviamo ad ammettere ogni sera, se siamo onesti. È la paura l’origine di ogni sbaglio. Paura di non piacere, di non riuscire, di soccombere, di perdere, e così via. Allora se è così, ed è così, affermare che Maria sin dal concepimento fu priva di peccato originale, è dire che fu senza quella paura maligna che induce al peccato. Ebbe sì paura, e chissà quante volte, ma la vinse e non agì per paura. Credette sempre d’essere amata, guidata, difesa e provveduta in tutto da Dio. Non temere Maria, le aveva detto l’angelo, e lei scelse di non ascoltare mai la paura, e dunque non peccò.
La pecora smarrita. Forse la più bistrattata delle tue parabole. Assolutamente noncuranti di ricercarne il senso profondo, ne abbiamo fatto una vignetta, un modo di dire, un detto popolare. Con quale sentimento la raccontasti? Forse eri benevolo e rassicurante: “Tranquilli, Dio vi cercherà sempre e così faranno i miei inviati. Sarete cercati, stimolati, invitati, addirittura supplicati: “Forza dai, vieni alla messa, partecipa all’incontro, leggi La Locanda (!)”. Forse invece eri ironico e sferzante: “Sveglia ragazzi, nessuno lascia novantanove pecore per una! Cercate di non perdere il contatto col gregge e coi pastori, di non farvi inseguire, di essere pastori di voi stessi!”. Forse volevi dirci l’una e l’altra cosa. A ciascuno il messaggio di cui ha bisogno. https://youtu.be/MlUsJmQMwlg
Ogni monte verrà abbassato, diceva il Vangelo di ieri, e quello di oggi pare fargli eco. Perché le montagne di problemi non svaniranno per magia divina, ma per il nostro darsi da fare per gli altri. Queste persone sollevano di peso il loro amico fin sul tetto, pur di farlo stare bene. Chi ama fa di tutto per l’altro, soprattutto se è paralizzato, incapace di azione, persino di esprimere la volontà di guarire. https://youtu.be/MlUsJmQMwlg
Vogliamo arrivarci pronti, al vangelo di domani. Non daremo per scontato nulla. Né il deserto, né il Giordano, né l’oracolo del profeta Isaia. Quali burroni son da colmare e quali monti da spianare? Da quali strade tortuose dobbiamo essere cavati, per trovare finalmente una direzione chiara alla nostra vita? E poi, perché questa Parola santa è gridata in un deserto? A chi?